Il Quirinale stoppa il governo Conte e arriva Cottarelli, entro domani lista ministri

Roma – Dopo 85 giorni di stallo e di tentativi infruttuosi di dare un governo al Paese, l’impasse politica rischia di trasformarsi un una crisi istituzionale senza precedenti. Il No del Quirinale all’impuntatura di Lega e M5s sul nome dell’economista sardo Paolo Savona scatena l’ira di Matteo Salvini e Luigi Di Maio. E verso il Capo dello Stato si materializza la possibilità dell’accusa peggiore: quella di impeachment, la messa in stato d’Accusa del Presidente per alto tradimento. Accusa che ventila il M5s e su cui anche Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni concorda. E mentre Salvini glissa sull’ipotesi che i 5 Stelle vogliono invece portare in Parlamento, arriva la presa di distanze di Silvio Berlusconi: parole “irresponsabili” taglia corto.

La bufera si è scatenata sul Presidente della Repubblica che ha tuttavia ha convocato al Colle Carlo Cottarelli, l’economista che non dispiaceva né al M5s né alla Lega per il lavoro da lui a suo tempo svolto sulla spending review. Un Governo snello, con pochi ministri che sarà presentato al Quirinale in tempi strettissimi, entro domani. Il che potrebbe permettere giuramento e richiesta di fiducia alle Camere entro la settimana. Questo è il probabile timing del governo Cottarelli che potrebbe finalmente chiudere questa crisi da record. Naturalmente con la prospettiva principale del ritorno alle urne dopo l’estate.

Sergio Mattarella è stato costretto a ricordare le sue prerogative e ha spiegato di non aver mai ostacolato formazione governo e anzi di aver sostenuto il tentativo di formare un esecutivo in base a regole previste dalla Costituzione. Il suo ruolo, sottolinea ancora una volta, non ha mai subito ne’ puo’ subire imposizioni. “Sono stato un grande stimatore di Mattarella ma questa scelta è incomprensibile” scuote la testa Di Maio, mentre Salvini esprime tutta la sua rabbia per il tentativo fallito a causa delle ingerenze europee: “Mai servi, mai schiavi” avverte il leader del Carroccio.

Di Maio e Salvini credevano sarebbe potuta bastare una sua preventiva dichiarazione di fede europeista per convincere il Colle. E l’economista sardo ci aveva anche provato. Nel pomeriggio, mentre il candidato premier lavorava a casa, Savona aveva infatti diffuso una sua dichiarazione per chiarire quali fossero le sue posizioni sul “tema dibattuto e quelle del Governo che si va costituendo interpretando correttamente la volontà del Paese”. In poche parole, “voglio una Europa diversa, più forte, ma più equa” dice l’ex ministro che stigmatizza la “scomposta polemica che si è svolta sulle mie idee in materia di Unione Europea”. Ma al Quirinale la sua professione europeista non è bastata e non ha potuto che dire “no” ad un “sostenitore della fuoriuscita dall’euro”. Nonostante il suo ultimo tentativo di mediazione l’incarico al prof di diritto privato mostra a quel punto di essere arrivato ad un nulla di fatto.

Mattarella è molto sereno ma molto determinato, riferiscono dal Colle il giorno dopo della contundente richiesta di impeachment (no comment ribadito anche oggi) lanciata proprio da Luigi Di Maio. Una richiesta che certo non preoccupa il capo dello Stato più di una mossa elettoralistica , ma che può aver colpito Mattarella. Il leader politico dei Cinque stelle aveva infatti instaurato con il presidente un ottimo rapporto personale con pubbliche lodi sulla sua correttezza. Piccole amarezze personali per il presidente che è ben più turbato, si riferisce, dalla lettura di una serie di tweet violentissimi che arrivano fino a toccare la figura del fratello Piersanti ucciso dalla mafia. “Farai la fine di tuo fratello”, si scrive su un web ormai gonfio di frasi violente a dimostrazione che ormai si fa appello alla pancia del Paese.

Tornando al Governo si inizia a ragionare sulle mosse di “mister spending review”. Di fatto incarna quel governo di garanzia già spiegato dallo stesso Mattarella nel periodo più buio della crisi. Un esecutivo che dovrebbe chiedere una sorta di fiducia limitata, con la garanzia presidenziale – e dello stesso Cottarelli – di dimissioni e scioglimento delle Camere a fine dicembre, una volta approvata una legge di Bilancio light che permetta di evitare l’esercizio provvisorio e l’aumento dell’Iva. Dopodichè ritorno al voto nel febbraio 2019. Naturalmente per realizzare questo mini-programma servirà la fiducia del Parlamento e, ad oggi, sembra molto difficile. Se Cottarelli non passasse l’esame delle Camere si aprirebbe anche un problema tecnico-politico: come arrivare almeno a fine settembre ed evitare il voto ad agosto? Sì, perchè se Mattarella sciogliesse subito le Camere, poniamo la prossima settimana, bisogna calcolare un massimo di 70 giorni per il ritorno alle urne. Arriveremmo esattamente a Ferragosto. Servirà quindi un escamotage politico, ad esempio una mozione congiunta di tutte le forze politiche, che permetta a Cottarelli di galleggiare qualche settimana pur sfiduciato.

Infine ancora un retroscena sulla giornata di ieri. E’ stato anche portato avanti un estremo tentativo di mediazione per dipanare il “nodo Savona”: il presidente ha chiesto a Giuseppe Conte di iniziare con l’interim dell’Economia. Ma Conte ha gentilmente declinato spiegando di essere un giurista e di non sentirsela.

IL Sì DI COTTARELLI – “Ho accettato l’incarico di formare un governo come richiesto dal presidente della Repubblica. Ovviamente sono molto onorato come italiano di questo incarico e ovviamente ce la metterò tutta”. Così il premier incaricato Carlo Cottarelli al termine dell’incontro con il Capo dello Stato Sergio Mattarella.

“Il presidente mi ha chiesto di presentarmi in Parlamento con un programma che porti il Paese a nuove elezioni: conto di presentare in tempi molto stretti – sottolinea l’economista – la lista dei ministri al presidente della Repubblica. Quindi mi presenterò con un programma che in caso di fiducia prevedrebbe l’approvazione la legge di bilancio per il 2019 dopodiché il Parlamento verrebbe sciolto con elezioni a inizio 2019. In assenza di fiducia, il governo si dimetterebbe immediatamente e il suo principale compito sarebbe la gestione dell’ordinaria amministrazione e di accompagnare il Paese a elezioni dopo il mese di agosto“.

“Vorrei sottolineare – aggiunge – che il governo manterrebbe in questo caso una neutralità completa rispetto al dibattito elettorale: mi impegno a non candidarmi per le prossime elezioni e chiederò un simile impegno a tutti i membri del governo. Lasciatemi aggiungere alcune parole da economista: negli ultimi giorni sono aumentate le tensioni sui mercati finanziari, sapete bene che lo spread è aumentato. Tuttavia l’economia italiana è ancora in crescita e i conti pubblici rimangono sotto controllo. E vi posso assicurare nel modo più assoluto che un governo da me guidato assicurerebbe una gestione prudente dei nostri conti pubblici. L’ultima considerazione riguarda i rapporti con l’Europa: un dialogo con l’Europa in difesa dei nostri interessi è essenziale. Possiamo fare meglio che in passato ma deve essere un dialogo costruttivo nel pieno riconoscimento che, come Paese fondatore dell’Ue, il nostro ruolo nell’Unione resta essenziale come resta essenziale la nostra continua partecipazione all’area dell’euro”.