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Dalla fine dell’Erasmus al passaporto, l’intesa tra Ue e Regno Unito per il post Brexit

Londra - L'accordo è fatto, la sfida inizia adesso. Chiusa all'undicesima ora della vigilia di Natale la partita negoziale sulle relazioni post Brexit tra Gran Bretagna e Ue, la nuova era s'inaugura per tutti allo scoccare del primo gennaio. Con molte cose destinate a cambiare per entrambe le sponde della Manica dopo mezzo secolo di matrimonio (d'interesse, se non d'amore) fra isola e continente: inclusi migliaia di italiani che guardano o hanno guardato al Regno come meta turistica, lavorativa, di studio e d'avventura. La svolta più immediata e largamente preannunciata riguarderà, in senso più severo e restrittivo, le regole sugli spostamenti: uno dei fattori determinanti che hanno portato alla scelta della Brexit nel referendum del 2016. Quindi, dal nuovo anno, la libertà di movimento come intesa sino ad oggi cessa di esistere. Sarà necessario il passaporto (senza visto) per viaggiare nel Regno Unito e restarci fino a tre mesi. Per un periodo più lungo, nel caso in cui si intenda soggiornare per ragioni di lavoro o di studio, occorreranno invece visti analoghi a quelli richiesti attualmente agli stranieri non comunitari. Ma non finisce qui. Per limitare gli ingressi, anche dall'Ue, vengono introdotte liste di priorità legate al possesso di un contratto di lavoro già garantito, con un salario minimo annuo lordo da 25.600 sterline. Il tutto all'interno di un sistema di filtro degli ingressi Oltremanica a punti in cui si valuterà fra l'altro il livello delle proprie specializzazioni e la padronanza della lingua inglese.

Quanto a coloro che sono già residenti sull'isola (circa 4 milioni di europei, inclusi oltre 700.000 italiani), il mantenimento dei diritti pre Brexit resta soggetto all'iscrizione, al più tardi entro giugno 2021, nel registro del cosiddetto 'Eu Settlement Scheme', istituito in forma digitale presso l'Home Office a tutela di un trattamento equiparato a quello dei cittadini britannici. Ma per i nuovi venuti, giovani in primis, la musica avrà un altro spartito. E i cambiamenti sono destinati a coinvolgere chi sogna Oxford e Cambridge o una delle tante altre università britanniche dove le presenze italiane sono una costante consolidata. Chi vi s'iscriverà dal 2021 pagherà una retta piena, al pari degli extracomunitari, che a seconda degli atenei può arrivare fino all'equivalente di oltre 30.000 euro per anno accademico. Inoltre la Gran Bretagna esce dal programma Erasmus di scambi fra studenti europei, considerato troppo oneroso dal governo Tory di Boris Johnson e utilizzato finora più dai ragazzi continentali per periodi di studio sull'isola che non dai giovani britannici attratti dagli atenei dei Paesi Ue. Un programma che Londra ha annunciato di voler sostituire con un nuovo schema di scambi globali, allargato agli atenei americani o asiatici, e intitolato al matematico inglese Alan Turing (colui che svelò i segreti dei cifrari tedeschi di Enigma durante la Seconda Guerra Mondiale): programma per il quale il ministro dell'Istruzione, Gavin Williamson, ha promesso oggi uno stanziamento iniziale da 100 milioni di sterline, in grado di coprire dall'anno prossimo i costi di soggiorni di studio globali a 35.000 studenti isolani, contro i 15.000 circa dell'ultimo Erasmus.

Sul fronte commerciale, l'accordo firmato fra Londra e Bruxelles appare comunque cruciale per salvaguardare i fiorenti rapporti economici tra Italia e Gran Bretagna. O almeno limitare i danni. La Penisola sarebbe stata meno esposta di altri Paesi europei nel caso di una Brexit 'no deal' sul terreno delle esportazioni (dirette verso il Regno nel 2019 per non più d'un 5%), ma avrebbe avuto pesanti ripercussioni in senso opposto: vantando il terzo maggiore surplus commerciale europeo nei confronti di Londra, grossomodo 12 miliardi annui. Surplus peraltro in aumento, e che oggi rende il Regno Unito il quinto importatore mondiale di beni italiani. Anche se, merci a parte, resta aperta tra Regno e Ue la partita dei servizi finanziari. Londra si mostra sicura di non essere destinata, almeno nel breve-medio termine, a perdere il proprio ruolo centrale di hub europeo della finanza e di poter far leva sul meccanismo unilaterale reciproco delle equivalenze. Il futuro, però, è tutto ancora da scrivere. Intanto la Commissione europea ha presentato la sua proposta per una cosiddetta 'Riserva di adeguamento' per la Brexit: avrà un budget complessivo di 5 miliardi di euro e sosterrà le imprese e l'occupazione dei settori europei più colpiti dal divorzio.

Il testo completo dell'accordo commerciale: 1.246 pagine che fissano un quadro completo sulle future relazioni dal primo gennaio. Ecco nel dettaglio i vari capitoli:

  •  TARIFFE - L'Ue offre al suo ex Stato membro un accesso al suo mercato di 450 milioni di consumatori senza dazi doganali o quote su tutte le merci che rispettano le regole di origine appropriate. Si evita così un'interruzione nelle catene di produzione, un indubbio successo per il Regno Unito, che però dovrà rispettare standard precisi.
  • LEVEL PLAYING FIELD - Questa apertura sarà accompagnata infatti da condizioni rigorose: le aziende d'oltremanica dovranno rispettare un certo numero di regole in termini di ambiente, diritto del lavoro e fiscalità per evitare qualsiasi dumping. Ursula von der Leyen ha affermato che ci sarà una revisione dopo quattro anni per garantire che le condizioni di parità funzionino.
  • TRASPORTI - Si garantisce la continuità dei collegamenti aerei, stradali, ferroviari e marittimi. Le disposizioni permetteranno che la concorrenza tra operatori sia esercitata in condizioni di parità "in modo che i diritti dei passeggeri, dei lavoratori e la sicurezza dei trasporti non ne siano compromessi".
  • SERVIZI TV - La Francia ha tenuto con successo il settore audiovisivo fuori dall'accordo, un duro colpo per la Gran Bretagna, che ospita circa 1.400 emittenti, circa il 30% di tutti i canali nell'Ue. I fornitori di servizi tv e video on demand britannici non saranno più in grado di offrire servizi ai telespettatori europei a meno che non trasferiscano parte della loro attività in uno Stato membro dell'Ue.
  • PESCA - Il Trattato prevede nuove quote che riducono la quota del pescato dell'Ue in acque britanniche del 25% valide nell'arco di cinque anni e mezzo. Dopo di che ci saranno negoziati annuali tra le due parti.
  • MOBILITA' - Da gennaio serve il passaporto (senza visto) per viaggiare oltre i confini e per i soggiorni fino a tre mesi.
  • STUDENTI - La Gran Bretagna esce dal programma Erasmus di scambi fra studenti europei.
  • ROAMING - Fino ad oggi i cittadini italiani hanno potuto usare i loro piani tariffari come se fossero in Italia grazie ad una legge europea entrata in vigore tre anni fa. Con la Brexit le cose cambieranno, a meno di accordi nei prossimi mesi, e chi possiede sim italiane dovrà fare riferimento al proprio operatore telefonico circa gli addebiti roaming.
  • AIUTI DI STATO - L'accordo pone fine al regime Ue degli aiuti di Stato e consente a Londra di introdurre un proprio sistema di sussidi. Questa è un'altra importante concessione dell'Ue. Tuttavia, il Regno Unito dovrà garantire che il suo regime di sussidi rispetti i principi chiave stabiliti nel trattato. L'accordo consente inoltre a entrambe le parti di adottare misure correttive se ci sono prove che non siano stati rispettati i principi condivisi.
  • COOPERAZIONE GIUDIZIARIA - Si stabilisce un nuovo quadro per la cooperazione di polizia e giudiziaria, "in particolare per combattere la criminalità e il terrorismo transfrontalieri".
  • SCIENZA - Il Regno Unito potrà continuare a partecipare al programma scientifico di ricerca Horizon Europe, al programma Euratom e a quello spaziale Copernicus.
  • CONTROVERSIE - Nel caso Ue e Regno Unito non dovessero rispettare il trattato, a garantire la corretta applicazione e interpretazione dell'accordo ci sarà un Consiglio congiunto, una sorta di meccanismo di risoluzione delle controversie. Londra si è opposta (con successo) alla Corte di giustizia dell'Ue.
  • ESTERI E SICUREZZA - La cooperazione in materia di politica estera, sicurezza esterna e difesa non è contemplata dall'accordo. Ma a prescindere da questo, Londra non dovrebbe allontanarsi dalle posizioni europee su questioni come il nucleare iraniano, la Russia o il Medio Oriente.
  • CHI VINCE E CHI PERDE - Secondo analisti a Bruxelles è ancora prematuro tracciare un primo bilancio dell'accordo, tra luci ed ombre o tra chi vince e chi perde. Bisognerà attendere come si esprimeranno gli Stati membri e gli europarlamenti che dovranno dare il proprio assenso. La Bbc osserva come entrambe le sponde della Manica stiano dipingendo l'accordo come una grande vittoria. Ma al di là dei toni trionfalistici di Boris Johnson e di quelli più pacati della Commissione europea che ha parlato di un'intesa "equa ed equilibrata", a sintetizzare meglio il quadro è stata la ministra finlandese per l'Europa, Tytti Tuppurainen, secondo la quale si è trattato semplicemente di un esercizio per limitare i danni.