Denuncia Ocse, in Italia pochi laureati: solo il 20% dei giovani tra i 25 e i 34 anni

Roma – L’Italia ha pochi laureati e poco preparati. Non solo, il titolo accademico spesso non paga e ci si ritrova relegati a svolgere lavori di routine, che magari nulla hanno a che fare con gli studi fatti. A mettere il dito nelle piaga è l’Ocse, l’organizzazione che riunisce oltre trenta paesi industrializzati. Il segretario generale, Angel Gurria, riconosce i passi fatti “nella giusta direzione”, a cominciare dal Jobs act passando per la Buona scuola. Interventi che sono valsi “850 mila posti”. Ma adesso, avverte, l’Italia deve essere tirata fuori dalla trappola delle “basse competenze”. In modo che i laureati non siano più bistrattati e i talenti possano emergere su tutto il territorio. Al contrario di quel che avviene oggi, con gli alunni del Sud che scontano un anno di ritardo rispetto a quelli del Nord. E non si può far leva solo sugli studenti o sui lavoratori, perché l’altra faccia della medaglia è rappresentata dalle imprese, apparse finora poco interessate ad alzare gli standard, se si pensa che sono 13 milioni gli addetti con basse competenze. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, concorda. “La riforma del sistema educativo, l’accumulazione del capitale umano, è la strategia di gran lunga più efficace nel lungo termine”.

Non a caso il Governo ha stretto un’alleanza sul tema con l’Ocse. Ed è questo patto che ha portato alla stesura del dossier ‘Strategia per le competenze’. Si parte dalla constatazione di una “produttività stagnante”, anche se dal 2015 le cose sono cambiate, con un “ambizioso” pacchetto di riforme. Adesso, sempre per l’Ocse, è tempo di passare ai fatti e rompere il muro contro cui ogni sforzo rischia di disintegrarsi: la mancata valorizzazione del merito. Sotto accusa l’università: “solo il 20% degli italiani tra i 25 e i 34 anni è laureato rispetto alla media Ocse del 30%”, denuncia il report. Inoltre “hanno, in media, un più basso tasso di competenze” in italiano e matematica (26esimo posto su 29 ). E, ancora, siamo “l’unico Paese del G7″ in cui la quota di lavoratori laureati in posti con mansioni di routine, semplice esecuzione degli ordini, è più alta di quella che si cimenta in attività più complesse, in cui si mette in gioco la creatività.

D’altra parte, fa notare il rapporto, gli scatti in busta paga sono legati più all’età che alle performance. Problema a cui la viceministra dello Sviluppo, Teresa Bellanova, annuncia di volere rimediare. Eppure il cavallo di battaglia degli italiani sta proprio nell’abilità a cavarsela (in inglese problem solving), come ammette anche l’Ocse stesso. Il viceministro alla Coesione territoriale, Claudio De Vincenti, parla “di una genialità italiana su cui far leva”. Come? Per la titolare dell’Istruzione, Valeria Fedeli, è necessario rendersi conto che “l’investimento pubblico sulla filiera del sapere è prioritario”. Più risorse quindi, ma anche una visione diversa. L’organizzazione parigina invita a incentivare i professori con bonus, a insegnare materie ‘trasversali’, come la puntualità o la capacità di fare squadra, di lavorare in team. Centrale è poi il riuscire a favorire l’accesso agli asili nido, aiuto essenziale alle mamme lavoratrici, soprattutto in un Paese che, proprio nell’occupazione femminile ha un’altro dei suoi talloni d’Achille. Un’altra raccomandazione targata Ocse tocca il capitolo tasse e tutti i lavoratori dipendenti: tagliare i contributi in via permanente. Magari spostando l’onere sulla casa.