Difesa Ue: cos’è la Pesco, 25 Paesi uniti per politica comune e cooperazione industriale

Bruxelles – Dopo essere rimasta nel cassetto per oltre mezzo secolo, l’Europa della difesa è nata all’inizio del dicembre 2017 attorno alla Pesco, la cosiddetta ‘Cooperazione permanente rafforzata’. Al progetto hanno aderito 25 Paesi. Sono rimasti fuori Gran Bretagna, (in uscita dal blocco europeo), Danimarca, che ha l’opt-out sin dalla ratifica del Trattato di Lisbona, e Malta.

Obiettivo principale della Pesco è aumentare l’efficienza dello strumento militare europeo, fare economie di scala negli acquisti, ridurre l’alto numero di diversi sistemi d’arma, facilitare il movimento delle truppe entro i confini Ue, e stimolare gli investimenti su progetti di ricerca comuni.

Strumento decisivo per la riuscita della Pesco è il Fondo europeo per la difesa, che secondo la proposta avanzata dalla Commissione europea, una volta a pieno regime, dopo il 2020, dovrebbe arrivare ad una potenza complessiva di 5,5 miliardi di euro l’anno, per investimenti nella ricerca e sviluppo per l’industria militare e civile.

La Pesco nasce attorno a 17 progetti concreti già individuati, di cui quattro a guida italiana. Altrettanti vengono condotti dalla Germania, due ciascuno toccano a Francia e Grecia. Gli altri sono di Olanda, Belgio, Lituania, Spagna e Slovacchia. I progetti che vedono l’Italia quale capofila riguardano lo sviluppo di un prototipo di veicolo corazzato multiuso; la creazione di un sistema per la sorveglianza delle acque territoriali (compresi porti, piattaforme offshore e cavi sottomarini) che fornirà una piattaforma integrata di software, sensori e mezzi aerei, di superficie e subacquei; la realizzazione del Centro di certificazione dell’addestramento militare europeo per la standardizzazione delle procedure; il ‘Deployable Military Disaster Relief Capability Package’ che fornirà un pacchetto di risposta alle calamità naturali, ma anche per le emergenze civili e le pandemie. I progetti “sono in tutto 17, in quattro di questi l’Italia è leader e il lavoro di coordinamento su tutti i progetti è stato fatto dal nostro paese”, ha detto il ministro della Difesa Roberta Pinotti.

“L’anno scorso abbiamo dato alla luce un bambino, e ora abbiamo la responsabilità collettiva di prendercene cura, mantenere l’attenzione e focalizzarci su come attuare le decisione prese e portare a termine gli impegni assunti”, ha sintetizzato con una metafora l’alto rappresentante Federica Mogherini, parlando quindi di “giornata storica”.

Una tabella di marcia che delinea le linee guida, gli orientamenti e gli indirizzi strategici da intraprendere sulla difesa, definendo allo stesso tempo un calendario sulla revisione e la valutazione dei piani nazionali di attuazione dei progetti, ma anche degli eventuali progetti futuri. Tra gli impegni comuni vincolanti anche quello di aumentare regolarmente i bilanci della difesa in termini reali per raggiungere gli obiettivi concordati.