Dopo Manchester e Londra, il Labour rimonta ma poi si ferma, -7% da Tory

Londra – Secondo gli ultimi sondaggi resi noti dagli istituti demoscopici britannici, i Conservatori sono in vantaggio all’alba delle elezioni in Gran Bretagna, quelle elezioni anticipate che nelle intenzioni della premier Theresa May dovevano rafforzare la posizione dei Conservatori in vista delle trattative con l’Europa per la Brexit. Stando ai sondaggi, però, il margine sul Labour, anche complici i due attentati terroristici che hanno colpito Londra e Manchester, non è tale come pensato dalla May. Tuttavia lo scarto varia di molto, addirittura di una decina di punti, tra un istituto e l’altro: si va da ICM Research e ComRes, che indicano il partito della premier Theresa May al 44% e oltre, e quello di Jeremy Corbyn 10 punti sotto, fino a Survation che prevede invece una differenza di appena un punto, 41% a 40% circa. Nel mezzo, Kantar Public, con un 43% per i Tory contro un 38% per i Laburisti (5 punti).

Due istituti, YouGov e Opinum, suggeriscono un distacco del 7%, che è anche quello del cosiddetto sondaggio dei sondaggi – cioè della media ponderata delle rilevazioni principali aggiornate – elaborato dall’Associated Press. Le rilevazioni di YouGov per il Times hanno mostrato una flessione dei Laburisti a ridosso delle elezioni. Dal venerdì precedente le elezioni, infatti, i Tories sono dati al 42%, mentre i Labour hanno perso 3 punti, fermandosi al 35%, i liberali democratici restano intorno al 10%, e l’Ukip sul 5%.

Con il 7% di vantaggio, la stima sull’assegnazione dei seggi resta incerta, senza la garanzia di una maggioranza assoluta. Gli elettori aventi diritto sono quasi 47 milioni. In palio, i 650 seggi alla Camera dei Comuni. E il numero per raggiungere la maggioranza assoluta è 326, da conquistare nei collegi maggioritari in ciascuno dei quali il primo prende tutto. Ma per il Partito Conservatore non andare oltre i 331 attuali sarebbe una sonora sconfitta; e restare sotto i 326, aprendo le porte all’ ‘hung Parliament’, cioè a un parlamento senza maggioranza che gli ultimi sondaggi YouGov non escludono, sarebbe un disastro.

Secondo il Times, fonti da entrambi gli schieramenti credono che i Conservatori faranno significativamente meglio rispetto a quanto atteso, riuscendo a ottenere una maggioranza di oltre 80 seggi.

La tendenza generale è comunque a un riavvicinamento Tory-Labour rispetto ad alcuni giorni prima del voto, quando al partito della May venivano attribuiti fra un minimo di 12 e un massimo di oltre 20 punti di vantaggio: all’alba elettorale, lo scarto tra i due principali partiti britannici si è più che dimezzato.

La rimonta del Partito Laburista nei confronti di quello Conservatore a pochi giorni dalle elezioni politiche dell’8 giugno nel Regno Unito ha conosciuto il suo momento più alto dopo il sanguinoso attentato terroristico di Manchester il 22 maggio. A confermarlo per primi sono stati i sondaggi realizzati dall’istituto YouGov per il Times.

La formazione di Jeremy Corbyn, prima dell’attacco dell’Isis, era data infatti al 38%, tre punti in più della precedente rilevazione, mentre i Tories della premier Theresa May ne perdevano uno e si assestavano al 43%. I LibDem filo-Ue erano invece al 10%, e l’Ukip in caduta libera al 4%. John Prescott, ex vicepremier con Tony Blair schieratosi ora con entusiasmo a favore della piattaforma radicale e anti-austerità di Corbyn, ha quindi iniziato a credere al ‘miracolo’ e ha twittato: “Sta succedendo! La partita si riapre”.

Il giorno precedente all’attentato, un sondaggio realizzato da YouGov per il Sunday Times aveva già indicato, per la prima volta dopo diverso tempo, uno scarto a una sola cifra tra i due partiti britannici, con il partito di Theresa May al 44% e quello di Jeremy Corbyn al 35%. La rimonta dei Labour si è poi fatta importante, fino ad assottigliare il gap di 3 punti percentuali (42% a 39%).

Per la premier, il risultato dei due sondaggi si mostra dissonante rispetto alle rilevazioni precedenti, mentre per il suo principale avversario il bottino indicato nei sondaggi è nettamente migliore rispetto al 30% circa ottenuto dal Labour di Gordon Brown nel 2010 o da quello di Ed Miliband nel 2015. Stando ai dati, i laburisti ritornerebbero alla e addirittura supererebbero la quota toccata in occasione dell’ultima vittoria elettorale di Tony Blair (nel 2005).

Altri sondaggi prima di Manchester confermavano la ‘rimonta’, sebbene più sfumata. La campagna elettorale nel Regno Unito è stata sospesa due volte, a seguito dell’attentato di Manchester e dopo l’attacco a Londra.

A pesare sulla corsa Tory e a rimescolare le carte, oltre alla cruenta irruzione del terrorismo, è stato il recente manifesto elettorale di May, improntato alla retorica sociale, ma anche alla prudenza e ai tagli sul welfare per i pensionati del ceto medio. Un elemento d’impopolarità su cui Corbyn si è lanciato all’attacco, con una campagna elettorale coinvolgente: “Difenderemo gli anziani dall’attacco dei Conservatori ai loro redditi”, ha detto.

Proprio Corbyn, secondo la Press Association, è stato il leader più ‘twittato’ durante la campagna elettorale in Gran Bretagna. In particolare, nella settimana dal 29 maggio al 5 giugno, il capo del Labour ha raccolto il 44% delle ‘ricerche’ su Twitter, dieci punti in più della premier Theresa May. Nei giorni successivi all’attacco al London Bridge, il sindaco di Londra Sadiq Khan era terzo al 5%, seguito dal
ministro degli Interni Amber Rudd (4%) e Nigel Farage (4%). Quanto agli argomenti di interesse su Twitter, la Brexit resta il più ‘cliccato’ (29%), seguito dalla sanità (21%) e dall’economia (14%). Terrorismo e sicurezza sono invece stati twittati di più nei giorni dopo l’attentato di Londra, con un 10-13%.