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La sfida del Recovery: il programma da 221,5 miliardi per far ripartire l’Italia

Roma - "Il governo vuole vincere questa sfida". Sei missioni, quattro grandi riforme, tre priorità trasversali di sostegno a giovani, donne, Sud. Sono i grandi capitoli che compongono il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), il cui testo è in via di definizione con un'interlocuzione costante con Bruxelles. Un documento monstre, di più di 300 pagine, per un programma da 221,5 miliardi in tutto per cogliere l'opportunità "imperdibile" di innescare una "crescita duratura e sostenibile" con i 191,5 miliardi di fondi di Next generation Eu. Un Paese "fragile" e indebolito dalla pandemia può diventare "più moderno", con meno povertà e diseguaglianze, un divario più ridotto tra Nord e Sud, giovani e donne non più penalizzati nel lavoro.

Gli obiettivi sono ambiziosi: la spinta stimata alla crescita è del 3,6% nel 2026. Per non mancare la meta, per evitare che i fondi vengano sprecati, Draghi decide di tenere la regia politica a Palazzo Chigi, con un comitato che dovrebbe coinvolgere i ministri competenti: coordinamento e attuazione del piano saranno gestite dal ministero dell'Economia, anche con task force locali.

La bozza prevede che il 40% delle risorse vadano al Sud, il 38% a progetti 'Verdi' e il 25% a progetti digitali. La 'supervisione politica' del piano spetterà a Palazzo Chigi, con un comitato con i ministri competenti e una cabina di regia cui parteciperanno anche enti locali e parti sociali. Al ministero dell'Economia andrà il coordinamento del piano, le amministrazioni locali saranno responsabili dell'attuazione delle singole opere, col supporto di task force.

Le riforme sono quelle della Pubblica amministrazione, della giustizia, della concorrenza e le semplificazioni. La Pubblica amministrazione dovrà essere più digitale, snella e accessibile. La giustizia sarà meno lenta, con riforme del processo civile e penale, del Csm, della giustizia tributaria. A luglio arriverà un ddl per spingere la concorrenza, con più gare anche per gli appalti pubblici. E dopo l'invio del Pnrr all'Europa, previsto il 30 aprile, arriveranno anche un decreto per le semplificazioni, con l'introduzione di una speciale 'via statale' per le opere del Pnrr, semplificazioni delle norme e dei controlli. Riforme di 'accompagnamento' sono considerate quelle del fisco e degli ammortizzatori sociali.

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Le sei missioni del Piano sono: digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile; istruzione e ricerca; inclusione e coesione; salute. Tra gli investimenti è prevista la realizzazione di 228mila nuovi posti per asili, 900 palestre e 1000 mense a scuola. Numerose le opere infrastrutturali, incluso l'obiettivo di tagliare le ore di viaggio in treno da Nord a Sud ma anche da Est a Ovest dell'Italia, con lo stanziamento di circa 25 miliardi. Tra gli interventi per la sanità è previsto un Centro di eccellenza per le epidemie. Per il turismo si punta sul sostegno alle imprese degli under 35 e un hub del turismo digitale. Un intervento ad hoc è previsto per la città di Roma, con 500 milioni per monumenti e periferie.