Fine vita: i Paesi europei in cui è legale l’eutanasia e il glossario

Roma – La Corte costituzionale decide sul caso del radicale Marco Cappato – che fa parte dell’associazione Luca Coscioni – che fornì l’aiuto a Dj Fabo, cieco e tetraplegico, per compiere in Svizzera il suicidio assistito. Una pratica oggi punita dal Codice penale. Sono 9 i Paesi europei in cui il fine vita, nelle sue diverse forme, è invece legale. Ecco quali:

Esistono tre termini riguardo alle scelte di fine vita per porre fine alle sofferenze di una malattia irrecuperabile, e tutte hanno lo scopo di rispettare la volontà del soggetto che intende terminare la sua esistenza. Quello che differisce è chi compie l’ultima azione.

  • EUTANASIA – Il termine deriva dal greco e letteralmente significa ‘buona morte’. E’ l’atto finalizzato a provocare intenzionalmente la morte di un paziente d’accordo con la volontà di quest’ultimo da parte di un medico. Ne esistono due tipi, che vengono messe in atto sempre in accordo con il malato: l’eutanasia attiva, ovvero quando viene praticata ad esempio un’iniezione letale; e l’eutanasia passiva, quando cioè viene sospeso un farmaco salvavita come può essere l’idratazione artificiale. Non solo: può essere volontaria quando a richiederlo è lo stesso soggetto che ne usufruirà; non è volontaria se altri esprimono le volontà di un soggetto terzo, come un bambino.
  • SUICIDIO ASSISTITO – E’ la procedura scelta da Dj Fabo nel 2017. In questo caso il paziente chiede al medico di prescrivergli dei farmaci che sarà lui stesso a decidere di ingerire. Dunque il medico non agisce direttamente ma assiste il malato collaborando con lui. Qualora si tratti di un paziente che non è in grado di bere autonomamente, il gesto è sempre del malato che aziona con i movimenti che è ancora in grado di fare il sondino collegato ai farmaci letali. E’ il paziente a decidere quando morire.
  • DAT (DISPOSIZIONI ANTICIPATE DI TRATTAMENTO) – Si tratta delle disposizioni che una persona maggiorenne capace di intendere e di volere decide di fornire al medico per il futuro, quando non dovesse essere più capace di intendere e volere: disposizioni che richiedono espressamente di non essere sottoposto a trattamenti sanitari anche se salvavita. Le Dat possono essere stipulate da un notaio con una scrittura privata o con una scrittura semplice consegnata personalmente all’Ufficio dello Stato Civile del proprio comune di residenza. La dichiarazione deve essere stipulata davanti a due testimoni e può essere resa anche tramite videoregistrazione. Deve essere sempre firmata a mano. Le Dat possono essere revocate o modificate.

761 RICHIESTE PER LA DOLCE MORTESono 761 le persone che, dal 2015, si sono rivolte all’Associazione Luca Coscioni per chiedere informazioni su come ottenere il suicidio assistito all’estero: di queste, almeno 115 si sono poi effettivamente rivolte a cliniche in Svizzera ma alcuni tra questi malati hanno successivamente cambiato idea. Questi gli ultimi dati sulle richieste della ‘dolce morte’ pervenute all’Associazione Luca Coscioni. Numeri in crescita anche secondo l’Associazione Exit-Italia, secondo la quale, in media, sono circa 100 l’anno gli italiani che chiedono e in vari casi ottengono il suicidio assistito in Svizzera. La ‘dolce morte’ – ottenuta nel 2017 anche da dj Fabo, l’ultimo caso che ha riacceso l’attenzione sul tema – è una procedura che richiede circa 10-15 minuti dal momento di attivazione delle pratiche mediche e farmacologiche. È però solo sulla base di un preciso protocollo previsto dalla legge svizzera sulla “Morte Volontaria Assistita” che il paziente può arrivare a porre fine alla propria vita. Cinque sono i requisiti stringenti richiesti dalla legge Svizzera per poter accedere al suicidio assistito: la presenza di una malattia grave, irreversibile, clinicamente accertata, senza possibilità di guarigione e la capacità di intendere e volere da parte del paziente. Il primo passo prevede l’attivazione dei contatti con la struttura sul territorio svizzero e l’invio della documentazione medica che attesti la patologia da cui la persona è affetta. Dopo l’accettazione da parte della struttura è previsto un colloquio con il medico che accompagnerà alla fine il soggetto. Per legge, il medico è tenuto a far desistere il paziente che lo ha richiesto dall’atto finale e, quindi, reiteratamente chiederà alla persona se vuole terminare i suoi giorni oppure vuole rimandare il tutto ad un altro momento. Il soggetto può sempre cambiare idea e potrà fare ritorno a casa. Se invece si vuol proseguire nell’intento, il medico incontrerà nuovamente il paziente e ripeterà la richiesta se davvero si vuole procedere. L’atto di accompagnamento alla ‘dolce morte’, chiarisce il presidente di Exit Italia Emilio Coveri, “consiste nella preparazione di una dose letale a base di Pento Barbital di Sodio. A questo punto, il medico, ancora una volta, chiederà di desistere, ma nel caso in cui la persona voglia procedere, verserà la dose letale in un bicchiere di acqua per poterla sciogliere”. È “assolutamente indispensabile – afferma Coveri – essere in grado di intendere e volere in quel momento e soprattutto poter essere in grado di prendere il bicchiere in mano e poterlo bere deglutendo il composto disciolto in esso. Per i malati di Sclerosi laterale amiotrofica tracheotomizzati, a cui è stata applicata la PEG, ossia il sondino che porta qualsiasi tipo di nutrizione o liquido direttamente nello stomaco, tale dose verrà introdotta direttamente come se fosse una bevanda qualsiasi”. In pochi minuti, rileva, “il paziente si addormenta profondamente, in quanto tale composto contiene una forte dose di sonnifero. Nei minuti successivi, con il paziente addormentato e che non può percepire più nulla, interverrà l’arresto cardiaco”. Il costo complessivo per ottenere il suicidio assistito in una struttura svizzera, conclude, “è di circa 10mila euro”.