Il bond SURE sbanca, richieste boom per 233 miliardi

Bruxelles – Il bond Sure, primo esempio di obbligazioni della Ue per finanziare le misure di sostegno alle economie piegate dal Covid, sbanca. La domanda degli investitori, pieni di liquidità da impiegare e alla ricerca di alternative rispetto al rifugio sicuro, ma poco remunerativo, rappresentato dal Bund tedesco, raggiunge la cifra monstre di 233 miliardi di euro, mai toccata prima in un’emissione di debito, 14 volte superiore ai 17 miliardi complessivi dell’offerta. Le risorse sono destinate al finanziamento del piano Sure (Support to Unemployment Risks in Emergency), varato da Bruxelles la scorsa primavera per concedere prestiti agli stati dell’Unione coi quali pagare la Cassa integrazione e altre misure per arginare gli effetti della pandemia sull’occupazione. 10 miliardi sono stati raccolti attraverso la tranche del bond social scadenza 10 anni, per il quale si sono fatti avanti investitori con richieste da capogiro, per 145 miliardi di euro. Gli altri 7 miliardi derivano dalla tranche dell’emissione con scadenza 20 anni che ha fatto anch’essa tracimare i book registrando 88 miliardi di domanda.

La corsa a sottoscrivere le obbligazioni ha permesso di contenere il costo rispetto alle prime evidenze del collocamento avviato e concluso in poco più di un’ora, per conto della Ue, da Barclays, Bnp Paribas, Deutsche Bank, Nomura e l’italiana UniCredit. Per il decennale il rendimento è stato fissato a -0,238% e per il titolo con scadenza 2040 a 0,131%; per entrambi qualche punto base in più dei Bund tedeschi di durata analoga.

Si tratta di un successo pieno in quella che può essere letta come una prova generale anche in vista del finanziamento del Recovery Fund. Come per il fondo Sure, nel quale l’Unione Europea ha già approvato prestiti ai diversi Stati pari a 87,4 miliardi dei quali 27 destinati all’Italia, si tratterà di raccogliere risorse col Recovery per la ancora più impegnativa cifra di 750 miliardi nei prossimi anni, attraverso emissioni di debito comune, condividendo così il rischio fra tutti i Paesi dell’Unione. Visto l’esordio del bond Sure non preoccupa il lato della domanda da parte dei grandi investitori alla ricerca di titoli sicuri come i due primi eurobond Sure con rating tripla A. La Ue si candida così a diventare il primo emittente sovranazionale di obbligazioni a livello mondiale levando un po’ di pressione sul Bund tedesco che oggi ha un rendimento negativo (-0,608% il decennale). E senza togliere domanda per i più redditizi (e rischiosi) Btp decennali italiani che oggi offrono un tasso dello 0,734%. In questo contesto il Tesoro è pronto intanto a lanciare a novembre un nuovo Btp Futura, riservato come è noto agli investitori privati.

I fondi raccolti per SURE – che potranno complessivamente arrivare a 100 miliardi e per ora gli Stati ne hanno richiesti 87 – saranno trasferiti agli Stati membri beneficiari sotto forma di prestiti a condizioni favorevoli.

“L’accoglienza riservata dai mercati finanziari alla prima emissione di 17 miliardi di social bonds per SURE è stata straordinaria”, e “il risultato raggiunto è anche la conferma delle aspettative positive che l’intero piano di Recovery ha suscitato nei mercati finanziari. Queste aspettative positive hanno già un impatto benefico sui bilanci e sono un incentivo a procedere con decisione alla messa in atto del piano Next generation EU”, ha detto il commissario Paolo Gentiloni all’ANSA. Gentiloni ha aggiunto di essere “orgoglioso perché dimostra la forza della proposta della Commissione di un fondo comune a sostegno della Cassa integrazione e di strumenti analoghi”.

Il successo del bond Sure “è segno del grande interesse del mercato verso la Ue, avremmo potuto ottenere 233 miliardi, ne avevamo previsti 17, è una grande responsabilità per noi”, ha sottolineato il commissario al bilancio, Johannes Hahn, presentando i risultati della prima emissione del social bond emesso dalla Ue per finanziare la cassa integrazione dei 27 Paesi Ue. “I fondi saranno dati a chi ne ha più bisogno, in 17 hanno fatto richiesta”, ha detto il commissario, spiegando che una nuova emissione da 30 miliardi sarà collocata nelle prossime settimane, mentre nel 2021 ci sarà la prima del Next generation EU, se vi sarà un accordo finale entro l’anno.