L’Ue raccomanda l’apertura della procedura contro l’Italia e boccia la manovra

Bruxelles – Sul futuro dei conti pubblici italiani tornano ad addensarsi nuvole di tempesta che, già prima dell’estate, potrebbero scaricare sull’Italia una procedura per debito eccessivo che toglierebbe al Governo potere sul suo bilancio, costringendolo a manovre obbligatorie decise da Bruxelles. Le giustificazioni del ministro dell’economia Giovanni Tria finora non hanno convinto i commissari, che quasi all’unanimità ormai ritengono che il caso italiano si è prolungato per troppo tempo, il debito è fuori controllo e il deficit è lanciato oltre il 3% già solo con le misure prese quest’anno. E considerano quindi “giustificata” una procedura sanzionatoria il prima possibile.

In sostanza per Bruxelles la coalizione gialloverde, invece di migliorare la situazione dei conti, con questa manovra 2019 l’ha peggiorata. Con l’aggravante di non aver fatto nemmeno quelle riforme strutturali e pro-crescita che la Ue chiede da anni, come ridurre le tasse sul lavoro e i tempi della giustizia, aumentare competitività, produttività e concorrenza. Il vicepresidente Valdis Dombrovskis lo dice senza giri di parole: “L’Italia deve riconsiderare la sua traiettoria di bilancio e metterla chiaramente su un percorso di discesa, perché quello attuale ha creato danni all’Italia: la crescita va giù, gli interessi sul debito salgono e c’è un impatto negativo sugli investimenti”. Il problema, spiega, non è la procedura, ma la situazione generale di tutti gli indicatori macroeconomici, peggiorati nell’ultimo anno. E invita a guardare la crescita, “praticamente in stallo”. La Commissione punta il dito contro le nuove misure, e soprattutto contro Quota 100, perché è la riforma che “capovolge” gli effetti positivi degli interventi del passato e indebolisce “la sostenibilità a lungo termine” delle finanze, danneggiata anche dall’ “aumento dei tassi d’interesse dei titoli di Stato osservato nel 2018 e 2019”.

La Ue stima che nel 2018 la spesa per interessi è stata di 2,2 miliardi, ovvero 1000 euro a persona. La manovra espansiva ha quindi aggravato la deviazione dei conti pubblici dagli impegni presi con l’Europa. Ed è di nuovo, come a dicembre, uno scostamento “significativo”: per il 2018 si tratta di una differenza di 0,4% (ormai certificata dai dati Eurostat) e nel 2019 di circa 0,5%, contando già tutte le flessibilità possibili. Sarebbe questa la base di partenza di un eventuale negoziato per correggere i conti, ma l’entità dello sforzo da fare per evitare la procedura dovrebbe essere concordato con la Ue.

Con una nota, Palazzo Chigi prova ad impostare il dialogo con Bruxelles. E spiega che da un monitoraggio più recente “ci sarebbero maggiori entrate tributarie e contributive per 0,17 punti di Pil e maggiori entrate non tributarie per ulteriori 0,13 punti”. A beneficio del deficit che scenderebbe al 2,2%-2,1%. “La mia porta resta sempre aperta” al dialogo, ha assicurato il commissario Pierre Moscovici, che giovedì 13 incontrerà Tria all’Eurogruppo di Lussemburgo.

Nel frattempo, però, l’iter della procedura prosegue. Gli sherpa dell’Ecofin hanno 15 giorni per dare il loro parere, ma potrebbero già esprimersi martedì prossimo, ripassando la palla alla Commissione che dovrà preparare la raccomandazione con il calendario della correzione dei conti. Potrebbe avvenire nella riunione del Collegio del 26 giugno o del 3 luglio. In tempo perché l’ultimo Eurogruppo prima dell’estate, l’8 luglio, possa ufficialmente mettere l’Italia sotto la tutela della Ue per anni, cioè finché non rientrerà dallo sforamento.

GLI ALTRI PAESI UE – Nel giorno in cui è stato ufficializzato il rischio per l’Italia di essere sottoposta a una procedura per debito eccessivo, la Commissione europea ha adottato un pacchetto di documenti e raccomandazioni dove vengono passati ai raggi x gli aspetti più problematici dei conti pubblici e delle politiche economiche dei singoli Paesi dell’Unione.  La Francia viene ‘graziata’ per uno sforamento dei conti pubblici – un deficit oltre il 3% del Pil nel 2019 – giudicato “limitato e temporaneo”. La Spagna incassa la promozione e si avvia ad uscire, dopo anni, dalla procedura per deficit eccessivo. La Germania riceve l’ennesimo richiamo perché deve ridurre un surplus di bilancio che resta superiore ai limiti di tolleranza fissati per gli squilibri macroeconomici e che pesa anche sulle spalle dei sui partner.

Ad assegnare le pagelle è stato il commissario agli affari economici Pierre Moscovici, il quale ha ricordato che finalmente, dopo un “lungo e doloroso cammino”, con il risanamento dei conti realizzato da Madrid si chiude il ciclo apertosi nel 2011 in seguito alla crisi dei debiti sovrani. Ma nonostante questo molto resta ancora da fare, specie per eliminare “alcune pratiche dannose per le nostre economie e società”, ha sottolineato il commissario.

Bruxelles ha quindi raccomandato a Estonia, Lettonia, Danimarca, Bulgaria, Malta e Svezia di lottare contro la pratica del riciclaggio di denaro proveniente da attività illecite. Ha poi assicurato che “combatterà la pianificazione fiscale aggressiva” portata avanti da Olanda, Ungheria, Irlanda, Malta, Lussemburgo e Cipro. E che “vigilerà” affinché sia garantita l’indipendenza della magistrature e siano rispettate le regole dello Stato di diritto in Ungheria e a Cipro.

La Commissione, ha poi fatto capire Moscovici, mantiene comunque alta la guardia anche sul fronte dei conti pubblici. La Grecia ha fatto notevoli progressi ed è tornata a finanziarsi sui mercati, ma ora rischia di derapare dal percorso virtuoso a causa del pacchetto di misure annunciate il mese scorso. Ungheria e Romania attuano politiche espansive senza approfittare della congiuntura favorevole per risanare le finanze pubbliche, come previsto dalle regole Ue, e dovrebbero essere soggetti ancora quest’anno e il prossimo alla procedura per ‘deviazione significativa’. Ci sono poi il Belgio e Cipro. Il primo ha evitato la procedura grazie a un deficit nominale che compensa il saldo strutturale. E Nicosia, dove il deficit nel 2018 ha toccato il 4,8%, si è salvata grazie alle eccedenze di bilancio previste per il 2019 e il 2020.