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May umiliata, 24 ore per risolvere il nodo irlandese e salvare l’accordo sulla Brexit

Londra - Rimettere insieme i cocci entro 24 ore o passare la mano. E' la missione di Theresa May dopo il mancato accordo di ieri con l'Ue, soffocato dal nodo irlandese - a poche yard dalla meta - al tavolo negoziale sulla Brexit. I cocci, per la premier conservatrice britannica, sono innanzi tutto dentro casa: nei rapporti con gli unionisti nordirlandesi del Dup, indocili ma vitali per la sopravvivenza del suo governo a Westminster; e negli equilibri interni al Partito Conservatore.

Ma sono pure a Bruxelles, dove Jean-Claude Juncker considera l'intesa ancora a portata di mano. Ma dove si fa sapere che il tempo stringe davvero e che bisogna chiudere al più tardi in settimana se si vuole che il prossimo Consiglio Europea conceda il via libera al passaggio alla fase due delle trattative (sulle future relazioni commerciali). Insomma che il Regno Unito deve chiarirsi le idee e che "la deadline delle deadline" per mettere una proposta finale sul piatto è oggi.  "La proposta britannica era attesa il 4, è arrivata ma non è sufficiente", fanno sapere fonti europee. L'auspicio, a Bruxelles, è che Londra presenti una nuova proposta entro oggi, "altrimenti non ci sarà abbastanza tempo".

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L'accordo sui tre punti preliminari (obblighi finanziari, diritti dei cittadini Ue residenti in Gran Bretagna e confine dell'Irlanda) avrebbe dovuto essere già in cassaforte, nelle attese generali. Ma l'intoppo dell'ultimo minuto - al di là dell'ostacolo residuo del 'no' di Londra alle "pretese" europee d'una proroga della giurisdizione della Corte di Strasburgo sulla tutela dei 'migranti comunitari' - è stato sullo scoglio irlandese. Dominato dai veti incrociati. Se da un lato Dublino insiste a dar prova di rigidità, e Bruxelles non può far altro che seguire, dall'altro May é costretta a subire l'umiliante veto del Dup. Gli unionisti, spalleggiati dai più agguerriti 'brexiteers' della parrocchia Tory, non vogliono saperne di quello 'status speciale' per l'Ulster che lascerebbe spalancate le porte con la Repubblica, creando invece barriere almeno potenziali col resto del Regno. L'oggetto del contendere è nel riferimento, volutamente ambiguo, a un 'regulatory alignment' post-Brexit fra Ulster e Ue che per molti significherebbe né più né meno la permanenza delle contee del Nord nel mercato unico e nell'unione doganale. Un 'privilegio' che anche la leader conservatrice scozzese Ruth Davidson, una moderata, considera "inaccettabile" se limitato a un solo territorio del Paese.

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Ecco allora che spetta al ministro per la Brexit, David Davis, provare a calmare le acque e sfumare le cose nell'odierno botta e risposta alla Camera dei Comuni. Ricorrendo a esercizi di equilibrismo verbale, Davis giura che l'accordo possibile non prevede una regime separato per Belfast. E sostiene che il 'regulatory alignment' non vuol dire mantenimento dello status quo nei legami con Bruxelles, né che l'Irlanda del Nord dovrà conservare standard identici all'Ue (restando in sostanza nel mercato comune). Bensì che adotterà regole in grado di produrre "risultati simili" in termini di armonizzazione normativa. Non solo: aggiunge che il medesimo quadro di rapporti commerciali - definiti i dettagli nella fase due dei negoziati - potrà essere esteso automaticamente a tutte le regioni britanniche. Spiegazioni che non convincono affatto le opposizioni, Labour in testa. Rivitalizzato dai sondaggi, il partito di Jeremy Corbyn replica polemicamente per bocca del suo ministro ombra per la Brexit, sir Keir Starmer, e di uno stuolo di deputati.

La figura di ieri a Bruxelles "è stata imbarazzante", denuncia Starmer, secondo cui May è sotto il ricatto della pattuglia del Dup e della guerra per bande delle correnti Tory (euroscettici di varia gradazione e pragmatici). Al vertice di "una coalizione del caos", rincara la dose sir Keir, arrivando persino a evocare per la prima volta in modo esplicito un ipotetico rinvio della data d'uscita dall'Unione messa nero su bianco poche settimane fa da lady Theresa per "le 23 del 29 marzo 2019". Come fosse l'orario di un treno che continua invece ad arrancare.