Modello Turchia per i migranti, l’Ue rinvia sugli sbarchi

Bruxelles - Tutti d'accordo sulla gestione esterna delle migrazioni. Troppo precoce invece affrontare l'esplosivo fronte interno dei ricollocamenti. Con al vaglio un nuovo pacchetto di aiuti da 3,5 miliardi di euro per i migranti ospitati dalla Turchia e altri 2,2 miliardi per Giordania, Libano e Siria, i leader Ue hanno riacceso l'attenzione sul Mediterraneo e lanciano un primo segnale comune in vista dell'estate e di un aumento degli arrivi già dato per scontato. Ma si è trattato solo di un piccolo passo in avanti, con il dossier migranti planato sul tavolo dei leader solo per poco più di 10 minuti in un summit dove la Russia e l'Ungheria hanno monopolizzato il lavoro.

Il governo italiano, da sempre in pressing, per primo è tornato a chiedere di inserire la questione in cima all'agenda europea per gestire il dossier in modo "equilibrato, efficace e umano", con l'obiettivo di raggiungere, anche se non subito, il tanto agognato accordo sulla redistribuzione.

Rafforzare gli accordi di partenariato con i Paesi di provenienza in Africa sul 'modello turco' è la parola d'ordine per prevenire sin da subito la perdita di vite e ridurre la pressione sulle frontiere esterne. Per questo la Commissione ha messo sul tavolo un sostegno complessivo da 5,7 miliardi di euro che dovrebbe essere presto approvato. Nel frattempo però "gli sviluppi su alcune rotte destano serie preoccupazioni e richiedono una vigilanza continua e un'azione urgente", si legge nelle conclusioni con le quali il vertice ha accolto in pieno la richiesta dell'Italia di evidenziare il senso di urgenza della partita. Che poi andrà gestita sul lungo periodo. E questa gestione, come ha ricordato anche lo stesso premier Mario Draghi, non può essere soltanto italiana, bensì deve essere pienamente europea, con un impegno comune a contenere i flussi di immigrazione illegali, organizzare l'immigrazione legale e aiutare i Paesi di partenza a stabilizzarsi e a ritrovare la pace. Con un occhio di riguardo per la Libia, su cui i capi di Stato e di governo sono riusciti a convergere alla volontà di Draghi per "un sostegno dell'Ue al processo di stabilizzazione sotto l'egida delle Nazioni Unite". L'obiettivo del premier è poi quello di arrivare ad un coinvolgimento degli Stati Uniti.

Impresa complessa, ma che potrebbe rivelarsi decisiva anche per la questione dei flussi nel Mediterraneo centrale. Senza contare che nelle conclusioni è entrato anche il Sahel, punto nevralgico per le partenze verso l'Italia. Tutto questo nelle intenzioni del governo deve essere la base per un piano più ampio che comprenda anche il tema dei ricollocamenti, ormai accantonato dal 2018 vista l'impossibilità di arrivare a un accordo senza lacerare l'Unione. Se la strada al momento si preannuncia tutta in salita, i primi risultati potrebbero arrivare in autunno, grazie anche all'asse a tre con Francia e Germania con le quali sono in corso negoziati per un meccanismo di solidarietà volontario e temporaneo per la redistribuzione dei migranti dall'Italia. In attesa di un accordo europeo sul nuovo Patto per la migrazione e l'asilo proposto da Bruxelles.