Recovery Fund, riforme strutturali la priorità Ue: da taglio del cuneo, a energia e 5G

Bruxelles -  La Commissione europea si aspetta che i piani di rilancio, o Recovery plan, a cui stanno lavorando i governi contengano un legame chiaro con le riforme strutturali indicate a maggio nelle raccomandazioni e un impatto evidente sugli obiettivi di transizione verde e digitale. Privilegiando, ad esempio, lo spostamento della tassazione dal lavoro ai consumi, oppure gli investimenti in efficienza energetica, colonnine per le auto elettriche e reti 5G. Tutte indicazioni che i governi troveranno nelle linee guida sul Recovery fund pubblicate oggi dalla Commissione Ue. Intanto, il cammino del Recovery prosegue il suo iter legislativo: il Parlamento Ue ha dato il suo via libera alle nuove risorse proprie, tra cui la plastic tax, con cui l'Unione coprirà il debito che dal 2021 contrarrà sui mercati per dare vita al Recovery fund. Tutto il percorso - che prevede un accordo al Consiglio e poi le ratifiche parlamentari - deve completarsi entro fine anno affinché la Ue possa cominciare a reperire i fondi a partire da gennaio, e farli arrivare ai governi dalla seconda metà del 2021.

La Commissione ha deciso di pubblicare le linee guida sul Recovery per aiutare i governi a mettere a punto i propri piani, attraverso una guida precisa che non darà troppe istruzioni ma fornirà qualche esempio, e soprattutto chiarirà quali criteri verranno utilizzati per valutare i piani, cosa si intende per riforme strutturali e per investimenti digitali e verdi. Tra gli esempi a cui si affiderà c'è una riforma che da sempre compare nelle raccomandazioni Ue all'Italia: tagliare il cuneo fiscale, spostando la tassazione dal lavoro ai consumi. Per ottenere da Bruxelles il via libera ai fondi, insomma, i Governi dovranno scrivere delle riforme credibili, e attuarle nei tempi che loro stessi indicheranno. Per rafforzare il legame tra Recovery e riforme, la Commissione chiederà agli Stati di presentare, assieme al Recovery plan, anche i piani nazionali di riforma (Pnr), anticipando una delle scadenze del Semestre europeo, cioè il ciclo di sorveglianza dei bilanci, prevista ad aprile. Gli Stati dovranno poi impegnarsi in progetti che contribuiranno a realizzare gli obiettivi Ue sul green e il digitale, e quindi promuovere la produzione di energie rinnovabili, incentivare le auto elettriche o a idrogeno realizzando una rete di colonnine, ampliare la banda larga, promuovere le competenze digitali, costruire le reti 5G.

Nessun Paese ha ancora presentato i piani di rilancio a Bruxelles, che si aspetta le bozze a partire da metà ottobre. I documenti veri e propri, compilati sulla base di un modello unico che la Commissione renderà noto assieme alle linee guida, dovranno arrivare dal primo gennaio. Solo da allora, infatti, ci sarà la base legale per cominciare a valutarli, visto che l'accordo sul Recovery non ha ancora completato il suo iter legislativo. Con il voto al Parlamento Ue sulle risorse proprie, un passo avanti è fatto. Ma le nuove tasse che gli eurodeputati hanno approvato, da quella sui rifiuti in plastica non riciclati alla digital tax, dalla tassa sulle emissioni dei Paesi terzi che importano in Ue a quella sulle transazioni finanziarie, non sono state ancora negoziate nel dettaglio dal Consiglio. Andrà fatto entro dicembre, superando i veti incrociati dei Paesi da sempre in disaccordo sulle questioni fiscali.

Per l'Italia, sono sei i capitoli, ribattezzati dal governo 'missioni', su cui si articolerà il Recovery plan, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, che indicherà i progetti a cui destinare dal prossimo anno e fino al 2026 i 209 miliardi del programma Next Generation EU, più conosciuto come Recovery Fund. Sei aree tematiche "strutturali" su cui articolare la modernizzazione del Paese e da cui far ripartire il Pil, raddoppiando il ritmo di crescita degli ultimi 10 anni e portandolo in media con quello europeo. Si parte dalla digitalizzazione e si passa per la rivoluzione verde, lo sviluppo delle infrastrutture, l'istruzione, la formazione, la ricerca e la cultura, l'equità sociale, di genere e territoriale e - ovviamente - la salute, da rafforzare e sostenere dopo l'emergenza sanitaria.

Per ora il governo ha fissato i suoi obiettivi: raddoppiare il tasso di crescita dell'economia italiana portandolo dalla media del +0,8% dell'ultimo decennio ad un livello in linea con la media europea dell'1,6%; aumentare gli investimenti portandoli al 3% del Pil, conseguire un aumento del tasso di occupazione di 10 punti percentuali salendo dall'attuale 63% dell'Italia al 73,2% dell'attuale media Ue; portare la spesa per ricerca e sviluppo al 2,1% rispetto all'attuale 1,3%. E in base a questi target precisi, l'esecutivo ha anche fissato i paletti per l'ammissibilità dei progetti piombati a centinaia sui tavoli competenti (finora quasi 560 solo dai ministeri). Per essere presi in considerazione dovranno avere innanzitutto un "significativo impatto positivo" proprio su Pil e occupazione e dovranno riportare con chiarezza costi e impatti economici, ambientali e sociali, indicando tempistica e modalità di attuazione, con target intermedi e finali.

In questa chiave vanno dunque interpretate alcune delle riforme che emergono dalle linee guida. Quella del fisco ad esempio, già annunciata e in parte anticipata dal primo intervento sul cuneo fiscale partito a luglio e che dal prossimo anno il governo punta ad ampliare a favore sia dei lavoratori che delle imprese. Nel documento si va però anche oltre, guardando probabilmente all'orizzonte temporale al 2026, e si parla di "una riforma complessiva della tassazione diretta e indiretta, finalizzata a disegnare un fisco equo semplice e trasparente per i cittadini", trasferisca l'onere ''dalle persone alle cose" come raccomandato più volte dalla Commissione europea, riduca la pressione fiscale sui ceti medi e le famiglie con figli e "acceleri la transizione del sistema economico verso una maggiore sostenibilità ambientale". La riforma dell'Irpef è infatti strettamente legata da una parte al Family act, necessario anche per superare il gender gap che vede le donne ancora penalizzate nel mondo del lavoro, e dall'altra alla revisione dei Sussidi ambientalmente dannosi.

Green e digitale sono del resto le parole d'ordine che ricorrono praticamente in ogni pagina del documento. Nelle missione sulle infrastrutture e la mobilità si punta addirittura all'installazione di colonnine di ricarica elettrica sulla rete autostradale, mentre in quella sull'istruzione rientra sia il cablaggio con fibra ottica delle infrastrutture scolastiche e universitarie, sia la loro riqualificazione in chiave di efficienza energetica e antisismica. Nello stesso capitolo il governo pensa anche all'arrivo di infrastrutture per e-learning e il potenziamento degli asili e dei nidi tra zero e sei anni. La digitalizzazione, con il completamento della rete in fibra, lo sviluppo del 5G e l'identità digitale, è alla base anche della telemedicina e del fascicolo sanitario elettronico a cui si punta nella sanità oltre che dello smart working, che va implementato e regolato. Il lavoro agile rientra tra gli obiettivi alla pari del salario minimo, caldeggiato anche da Ursula Von der Leyen, e che "garantirà ai lavoratori nei settori a basso tasso di sindacalizzazione un livello di reddito collegato ad uno standard minimo dignitoso, evitando al contempo dumping contrattuale e rafforzando la contrattazione nei settori in cui è più debole".