Smog e plastiche, gli italiani sono tra i più preoccupati nell’Ue

Bruxelles – Gli italiani sono tra i cittadini più preoccupati d’Europa dall’inquinamento dell’aria che respirano e dall’impatto delle plastiche sull’ambiente. E’ quanto emerge da un’indagine Eurobarometro. Gli italiani, tra gli europei, sono anche quelli con meno fiducia nel fatto che le istituzioni facciano abbastanza, sia a livello nazionale che Ue, per affrontare le principali problematiche ambientali con cui ci si deve confrontare.

Dall’indagine di Eurobarometro risulta che l’86% degli intervistati italiani (una percentuale inferiore solo a quelle registrare a Cipro e Malta) ha espresso preoccupazione per gli effetti sulla salute dell’inquinamento da plastiche e sul suo impatto sull’ambiente in generale. Insieme a ciprioti (69%), spagnoli (68%) e francesi (62%), i cittadini italiani (61%) sono tra coloro più convinti che la qualità dell’aria sia peggiorata negli ultimi dieci anni.

IL RAPPORTO ANNUALE DELLA COMMISSIONE – Le preoccupazioni degli italiani, stando al rapporto annuale della Commissione Ue sulla situazione energetica nei 28, non sono del tutto prive di fondamenta. “La qualità dell’aria in Italia continua a essere una fonte di preoccupazione” sul fronte delle polveri sottili e particolato, con oltre 66mila morti premature nel 2013 e i valori limite superati in quasi la metà delle zone monitorate nel 2015, ricorda il rapporto. Da questo emerge però che sul fronte della CO2, invece, nel 2016 “la media delle emissioni delle nuove auto in Italia sono inferiori alla media Ue” e “costantemente diminuite tra il 2005 e il 2016”.
L’Italia è, tra l’altro, in base alle ultime proiezioni nazionali del 2017, “sulla strada giusta per raggiungere il suo target per il 2020 di riduzione delle emissioni serra, con un margine di 8 punti percentuali”, con un taglio del 21% entro il 2020 rispetto al 2005.

POLITICHE CLIMATICHE – Tuttavia, gli italiani sono anche quelli con meno fiducia nel fatto che le istituzioni facciano abbastanza, sia a livello nazionale (dove la quota dei delusi arriva al 76%) che Ue (71%).  L’accordo sulla necessità di maggiori investimenti da parte dell’Ue sull’ambiente può appare alto (79% degli intervistati) ma diventa invece basso considerando che solo gli inglesi, con una quota del 78%, si sono collocati alle spalle degli italiani nel ritenere che più risorse finanziarie su progetti Ue per la salvaguardia dell’ambiante possano essere utili.