Torna la Große Koalition, accordo in Germania, all’Spd il ministero delle Finanze

Berlino – Il rischio di un altro fallimento, a un certo punto, ha fatto tremare il tavolo e chi era seduto intorno. Ma poi l’accordo sulla Große Koalition, dopo settimane di estenuanti trattative e una lunghissima maratona notturna finale, è arrivato il 7 febbraio, tre mesi dopo le elezioni. Il prezzo pagato da Angela Merkel è stato altissimo: ben sei ministeri ai socialdemocratici, di cui tre cruciali, tra cui le Finanze. Mentre l’Spd crollato alle urne ha ribaltato la sua posizione, portando a casa un risultato eccezionale. Anche la cancelliera, a rischio fino a qualche ora fa, ha esibito il suo trofeo: “La strada è stata lunga, ma ne è valsa la pena. Ci sono i presupposti per un governo stabile”.

In effetti, dopo il flop del tentativo ‘giamaicano’ con Verdi e liberali a novembre, non era affatto scontato. Ma è stato Martin Schulz a poter rivendicare, proprio al suo fianco, che “nel contratto di coalizione si riconosce la mano dei socialdemocratici”. “E nelle politiche europee ci sarà un cambio di direzione da parte della Germania”, ha promesso in conferenza stampa. La sua battaglia, da condurre accanto a Emmanuel Macron. Parole che tra l’altro hanno avuto un impatto immediato anche in Italia, con lo spread fra Btp e Bund calato a 119 punti base, record minimo dal settembre 2016.

I giochi per il governo però non sono ancora fatti. Spetterà alla base dei socialdemocratici, adesso, la decisione finale. Neanche la Corte costituzionale ha intenzione di fermarli – è di oggi l’annuncio di cinque ricorsi respinti a Karlsruhe – e i circa 464.000 tesserati voteranno dal 20 febbraio al 2 marzo. Le fatiche di Schulz non sono quindi finite, e tutti i sacrifici della Merkel hanno avuto un obiettivo chiaro: aiutarlo a convincere i suoi, per evitare di tornare al voto. Il programma che promette finanze solide, investimenti, solidarietà europea, un’offensiva sull’istruzione, slancio digitale e più sicurezza dovrà fermare la capacità persuasiva di un giovanotto ribelle che si chiama Kevin Kuehnert, il capo dei giovani dell’Spd, colui che ha mobilitato migliaia di persone che si sono iscritte al partito seguendo il suo esplicito invito a farlo per votare contro. Ad oggi, quindi, restano tutti sotto tiro.

L’economia si è subito lamentata della Große Koalition “più cara” fra quelle guidate da Angela Merkel (sarebbe la terza questa per la cancelliera, al quarto mandato). La Confindustria locale (Bdi) ha manifestato forti perplessità. E c’è chi ha malignato dicendo che per poco l’Unione non ci ha rimesso pure la cancelleria. I compromessi dolorosi sembrano pesare tutti in campo Cdu. Stando alle indiscrezioni, l’Spd prende i ministeri di Finanze (Scholz), Esteri (Schulz), Lavoro, Giustizia (all’uscente Heiko Maas), Ambiente e Famiglia. La Cdu si accontenta dell’Economia (vi è destinato Peter Altmaier), Difesa (resta Ursula von der Leyen), Istruzione, Salute e Agricoltura. I falchi della Csu bavarese sono stati tenuti buoni con un ministero dell’Interno ceduto al leader Horst Seehofer, che si occuperebbe personalmente di “valorizzarlo con uno spazio nuovo dedicato alla patria”. In più avranno Trasporti/Digitale ed Economia dello Sviluppo.

Nonostante questo successo insperato, confermato da tanti volti tirati all’Adenauer Haus, Schulz esce dal negoziato molto debole sul piano personale: si è impuntato sul ministero degli Esteri. Ma ha anche dovuto cedere il titolo di vicecancelliere, che spetterebbe a Scholz. Il suo ingresso nel governo ha sollevato una polemica, molto alta nei media tedeschi per tutta la giornata: gli si rinfaccia un po’ ovunque di aver escluso, da candidato cancelliere, che sarebbe mai entrato in un gabinetto di Angela Merkel. Una contraddizione che i tedeschi non perdonano. Schulz, che lo sa bene, ha provato a riparare rendendo noto nel pomeriggio di voler cedere la presidenza del partito ad Andrea Nahles, la pasionaria che ha trainato il congresso di Bonn. “È donna, è più giovane, può rispondere meglio all’esigenza di rinnovamento del partito”. Nahles, già capogruppo parlamentare, è sembrata cosciente del peso del compito: “Non certo da sola, ma possiamo farcela”. Cosa sa fare meglio di lui, le hanno chiesto i giornalisti? “Lavorare a maglia”, ha risposto.

I MINISTRI E IL PROGRAMMA DELLA GROßE KOALITION – Ecco i ministeri e il programma per punti del possibile futuro governo tedesco della Große Koalition.

  • Ministeri Spd – Conquisterebbe sei ministeri: quello delle Finanze andrebbe al sindaco di Amburgo Olaf Scholz, il quale diverrebbe anche vicecancelliere. Martin Schulz ha chiaramente detto di voler diventare ministro degli Esteri. Alla Giustizia resterebbe l’uscente Heiko Maas. Al Lavoro e Sociale è forse destinata Eva Hoegl; l’Ambiente va all’uscente Barbara Hendricks, e alla Famiglia resterebbe Katarina Barley.Scholz, il talento Spd, sindaco di Amburgo, che punta sugli investimenti – Non è una new entry lo ‘schroederiano’ Olaf Scholz, dato come erede di Wolfgang Schaeuble al potente ministero delle Finanze di Berlino. I riflettori si sono accesi su di lui circa un anno fa: luci vere, che svelarono a tutto il mondo il palco della Filarmonica dell’Elba, capolavoro (costoso) del sindaco di Amburgo. È da allora che ci si chiede in Germania quale possa essere il futuro di questo talento tecnico dell’Spd, partito in crisi d’identità e di leadership. E i danni del G20 violento, che ha messo a soqquadro la città anseatica nel luglio scorso, non hanno lasciato troppo il segno se oggi il primo cittadino, che prometteva invece un vertice ordinato ai residenti, è dato perfino come vicecancelliere. Cinquantanove anni, sposato, formazione e una prima vita da avvocato. Dal 2011 amministra la ricca città-stato del nord col suo tratto riservato: in questi anni ha vinto scommettendo sul progetto dell’Elbphilharmonie, ereditato quasi al tracollo; ma ha perso la candidatura alle Olimpiadi per la sua Amburgo, dopo la bocciatura dei concittadini al referendum. Non infiamma i cuori quando parla, ma è ritenuto un abile stratega, politico competente, capace di leadership e un po’ arrogante. Quando parla di politica europea, insiste sulla necessità di rafforzare l’Ue, e la strada sono anche gli investimenti. Inoltre si è fatto notare per l’abilità nelle trattative economiche fra i Laender, ed è lui l’architetto del nuovo regolamento del rapporto finanziario fra Bund e regioni. Ecco il profilo di chi prenderebbe il posto del ‘falco’ Schaeuble, sacrificato dalla cancelliera nelle settimane in cui l’Unione si preparava alle trattative con i liberali. La Cdu voleva dare un segnale di disponibilità. E la casella lasciata vuota dal custode della solidità dei conti è divenuta presto obiettivo dei socialdemocratici, chiamati a sedersi al tavolo delle trattative controvoglia. Stando alle indiscrezioni, Scholz diverrebbe anche numero due dell’esecutivo, braccio destro della Merkel, affermandosi sul suo stesso leader che stamani ha firmato un contratto di governo molto favorevole per i suoi. Un salto di qualità così evidente da renderlo papabile come candidato cancelliere la prossima volta. Non era scontato: al congresso del partito, i delegati hanno confermato Scholz alla vicepresidenza con un magro 59,2%, punendo proprio la rivalità con Schulz. Solo la nuova debolezza del leader, che oggi ha annunciato di voler cedere la presidenza del partito ad Andrea Nahles, rende possibile il sorpasso all’interno del governo proprio adesso. Il sindaco non è affatto alla sua prima uscita sulla scena della politica federale. È già stato ministro del Lavoro fra il 2007 e il 2009, proprio in una grande coalizione a guida Merkel. Parlamentare dal 1998, ha alle spalle una lunga carriera politica, anche nel partito, di cui è stato segretario generale fra il 2002 e il 2004. Dal 2009 dei socialdemocratici è vicepresidente. “La leadership non è un’attitudine ma una questione di responsabilità, bisogna fare quello che deve esser fatto”, ha detto in un’intervista al Tagesspisgel un po’ di tempo fa. Parole adeguate per avere la credibilità necessaria nel suo futuro incarico.
  • Ministeri Cdu – Ha ovviamente imposto la cancelliera Angela Merkel. Si accontenta dell’Economia, e vi destina l’attuale ministro delle finanze Peter Altmaier. Alla Difesa resterebbe Ursula von der Leyen. All’Istruzione andrebbe Hermann Groehe, all’Agricoltura, vedrebbe l’ingresso nell’esecutivo di Julia Kloeckner. Avrebbero anche la Salute.
  • Ministeri Csu – Ottiene il ministero dell’Interno, che viene ceduto al leader Horst Seehofer, che lo valorizzerebbe con un settore dedicato alla “Patria”. Inoltre avrebbero Trasporti/Digitale, cui andrebbe Andreas Scheuer, ed Economia dello Sviluppo, Dorothea Baer.

Il programma:

  • Europa – E’ il primo capitolo del contratto di coalizione e promette “un nuovo inizio” per l’Ue. La Germania annuncia di voler “aumentare il suo contributo al bilancio Ue”. Bussola resta il Patto di stabilità e crescita, ma si promuovono gli investimenti. “Il principio guida” è la “solidarietà”. E anche sul fronte profughi solidalmente si “divide la responsabilità”.
  • Migranti – Lo stop al ricongiungimento familiare viene prolungato fino a luglio, poi potranno arrivare contingenti di 1000 parenti al mese per i rifugiati che hanno protezione limitata. Il numero degli immigrati non dovrebbe essere superiore a 180.000-220.000 all’anno.
  • Finanze – Il pareggio di bilancio resta obiettivo del governo. E il cosiddetto “Soli”, contributo per l’est del Paese, deve progressivamente diminuire fino a sparire. Non ci sono innalzamenti delle tasse.
  • Lavoro – Si vuole contrastare l’abuso dei contratti a tempo determinato. Le imprese con oltre 75 dipendenti possono prendere a tempo determinato, senza ragione oggettiva, solo il 2,5% del personale.
  • Istruzione – Il Bund deve poter investire nella scuola, al momento di competenza solo regionale. Si annunciano 2 miliardi di euro per le scuole a tempo continuato. 5 miliardi sono destinati a un patto digitale per le scuole. E 600 milioni per le strutture universitarie.
  • Abitazione – Chi ha figli avrà diritto a 1200 euro all’anno, per figlio, per dieci anni, se vuole costruire la propria casa. Il freno al costo dei fitti viene inasprito.
  • Salute e assistenza – Si vuole promuovere 8000 nuove unità di lavoro nell’assistenza, e un’offensiva nella formazione del personale addetto. Una commissione entro il 2019 deve lavorare al tema dei pazienti di serie a e di serie b, che produce la doppia possibilità di avere assicurazioni presso casse pubbliche o private.