Unione europea e Nato, la nuova era della cooperazione nella difesa

Bruxelles – Lotta contro le minacce di guerra ibrida ed informatica, esercitazioni in comune tra le linee di comando e per la gestione delle crisi, scambio di informazioni e supporto logistico tra le operazioni ‘Sea Guardian’ della Nato e ‘Sophia’ della Ue nel Mediterraneo. Mentre Donald Trump continua  a chiedere che gli europei aumentino il loro peso militare se vogliono continuare a godere dell’ombrello Usa e molti euroscettici vedono la sicurezza come unico motivo di esistere per la Ue, Unione europea e Nato sul finire del 2017 hanno lanciato quella che Federica Mogherini ha definito “una nuova era di cooperazione” nella difesa.

Il cammino comune tra l’Unione europea e l’Alleanza Atlantica si è aperto nel 1999, quando Bruxelles decise di acquisire anche una dimensione militare; prima di allora, la difesa per l’Ue è stata a lungo un ‘tema tabù’. Una dichiarazione congiunta Ue-Nato del 2002, definita poi con l’accordo di Berlino del marzo 2003, ha enunciato per la prima volta sei principi fondamentali tra cui la cooperazione o partnership nella gestione delle crisi, consultazione reciproca, sviluppo coerente di requisiti di capacità militari compatibili e che si rafforzano reciprocamente.

Quindici anni dopo, i dubbi sollevati dalla campagna elettorale del tycoon americano circa l’impegno europeo nella cooperazione sulla difesa hanno provocato le prime risposte. “Sono state sollevate questioni sulla forza dei legami transatlantici. Il miglior modo di rispondere è rafforzare la cooperazione tra Nato e Unione europea“, ha sottolineato il segretario generale Jens Stoltenberg definendo l’accordo sulle nuove aree di cooperazione “una pietra miliare” nel rapporto tra le due organizzazioni basate a Bruxelles.

Nella sua ultima apparizione nel quartier generale dell’ Alleanza, l’ex segretario di Stato degli Stati Uniti durante l’amministrazione Obama del 2013-2017, John Kerry, aveva provato a rassicurare gli europei: “L’incrollabile determinazione degli Stati Uniti non cambierà” con l’avvento della nuova amministrazione, né l’impegno alla difesa comune perché “entrambi i maggiori partiti americani sostengono la Nato ed i suoi principi”. Stoltenberg ha quindi sottolineato che il Congresso ha appena confermato l’impegno a quadruplicare le risorse per la presenza Usa in Europa. Resta però la necessità che gli europei aumentino le spese per la difesa, con Boris Johnson e John Kerry che sono tornati a ricordare l’impegno preso nel 2014 in Galles a “dedicare il 2% del pil alle spese militari, di cui il 20% per nuovi strumenti ed equipaggiamenti”.

In questo contesto Ue e Nato sono riusciti a passare alla fase operativa di quella cooperazione più stretta che politicamente è stata avviata nel vertice dell’Alleanza di luglio scorso con la firma della ‘Dichiarazione di Varsavia’ ed è uno dei “tre pilastri” della strategia Mogherini.

Sette le aree di cooperazione, “pragmatica ma ambiziosa”, secondo Stoltenberg: minacce ibride, sicurezza marittima, difesa cyber, capacità militari, industria della difesa, esercitazioni e ‘defence capacity building’ nel vicinato (Balcani occidentali, Georgia, Moldavia, Ucraina, Giordania, Marocco e Tunisia).

Circa un quarto del pacchetto, indicano fonti della Nato, è dedicato alle minacce ibride, ovvero gli attacchi fatti di propaganda, terrorismo e destabilizzazione di cui la crisi ucraina scatenata dalla Russia è stato il primo esempio. Sono previste anche esercitazioni comuni delle catene di comando, che per la prima volta saranno avviate nel 2017. Non grandi manovre militari con la partecipazione di migliaia di soldati, ma esercitazioni parallele di pianificazione e gestione delle crisi, cominciando con la partecipazione di esperti europei alla Cmx (Crisis Management Exercise) della Nato che si tiene ogni anno nel quartiere generale dell’Alleanza con centinaia di funzionari civili, diplomatici e personale militare.