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Vola il prezzo del carbonio nell’Ue, come sta il mercato dei gas serra?

Bruxelles - I prezzi delle quote nel mercato del carbonio dell'Ue hanno raggiunto a inizio febbraio un livello record, a 38,25 euro per tonnellata. Si tratta di un prezzo superiore del 173% rispetto ai minimi di 14 euro. E' un nuovo balzo rispetto al record fatto registrare meno di un mese fa, a inizio gennaio, con prezzi che sono aumentati di oltre il 13% nelle ultime due sessioni di mercato. L'aumento dei primi giorni di febbraio coincide con il lancio del mercato nazionale del carbonio cinese, anche se l'esperienza della Repubblica popolare con mercati delle emissioni cap and trade è ancora troppo acerba per avere avuto un impatto diretto.

Dal 2005 il sistema di scambio delle quote di emissione (European Emission Trading Scheme - EU ETS) è la pietra angolare della strategia Ue per ridurre i gas serra dei grandi emettitori. Nel meccanismo rientrano obbligatoriamente le industrie energivore (acciaio, cemento), le centrali elettriche, quelle termiche e il settore dell’aviazione (nei confini Ue). Dopo un periodo critico in corrispondenza della crisi economica del 2012, l'Ets è stato riformato e dal 2018 è uno dei principali protagonisti della riduzione delle emissioni Ue.

Nel sistema di scambio, si fissa un cap (un tetto alle quote), questo tetto viene poi suddiviso in 'allowances', ovvero autorizzazioni (o quote, appunto) a emettere una tonnellata di CO2. Queste allowance vengono poi ridistribuite dagli Stati membri agli operatori industriali: alle industrie e alle centrali elettriche fortemente inquinanti viene assegnato ogni anno un determinato numero di quote che possono vendere se riescono a ridurre le proprie emissioni o acquistare se inquinano più del previsto. Il tetto per ogni anno è inferiore a quello precedente, ed è deciso in base agli obiettivi collettivi di riduzione delle emissioni dell’Ue. Fissare un alto prezzo del carbonio è un incentivo a emettere meno gas serra. Alla fine di ogni anno, ogni produttore deve restituire una allowance per ogni tonnellata di CO2 che ha effettivamente emesso. Se ha emesso meno di quanto era autorizzata a fare, può tenersi le autorizzazioni per gli anni a seguire, o scambiarle sul mercato con chi invece ha bisogno di emettere più CO2 di quanto altrimenti potrebbe. Sono coinvolti i settori della produzione industriale e della produzione energetica, mentre restano fuori il trasporto e l’edilizia privata. Il settore aeronautico ha un suo mercato separato, in parte comunicante con quello principale. L’idea è che aziende o utility del settore energetico saranno incentivate a ridurre le proprie emissioni, perché si ritroveranno con autorizzazioni in eccesso che potranno vendere, ripagando gli investimenti in tecnologia e aggiungendovi un profitto. Chi invece non fa nulla per ridurre le emissioni si accorgerà presto di pagarle a caro prezzo (per esempio, non potrà aumentare i propri livelli di produzione e il proprio fatturato senza dover comprare sul mercato autorizzazioni a emettere più CO2).

Secondo i dati di uno studio su PNAS firmato da Patrick Bayera e Michael Aklin, rispettivamente delle Università di Strathclyde (UK) e Pittsburgh, il sistema Ets e gli scambi di quote hanno consentito una riduzione delle emissioni del 3,8% a livello europeo, con punte del 20 o 30% per cento per i paesi nordici, Danimarca e Finlandia in testa. Per l'Italia la riduzione è stata del 5,7%.

Una fascia crescente di traders, come hedge fund, banche e servizi di pubblica utilità, si aspetta che i prezzi del carbonio continueranno a salire come conseguenza del fatto che l'Ue continua a inasprire le norme sulle emissioni, cosa che già oggi sta contribuendo a rendere le energie rinnovabili più competitive rispetto ai combustibili fossili. Alcuni traders prevedono che il prezzo del sistema di scambio di quote di emissioni dell'Ue potrebbe raggiungere i 50 euro la tonnellata o più nei prossimi anni. Un prezzo ancora troppo basso per ridurre in modo significativo le emissioni.

Il gigante dell'energia British Petroleum (BP) sta pianificando un prezzo del carbonio di $ 100 per tonnellata di CO2 entro il 2030. Alcune banche centrali sono in linea con le considerazioni di BP: la Banca d'Inghilterra, per esempio, ha citato i $ 100 per tonnellata come obiettivo plausibile se gli sforzi per limitare l'aumento della temperatura a 2°C rispetto ai livelli preindustriali procedessero in modo ordinato. Una transizione brusca però ha i suoi costi: aumenterebbe gli investimenti in tecnologie a basse emissioni di carbonio, ma paralizzerebbe anche le imprese che non potrebbero adattarsi o assicurarsi il sostegno del governo.

L'Ue sta spingendo l'idea di una tassa sulla frontiera del carbonio o di un altro meccanismo di "aggiustamento delle frontiere" del carbonio per creare una parità di condizioni tra i prodotti europei e quelli provenienti da Paesi con politiche climatiche meno rigorose. "È una questione di sopravvivenza per la nostra economia", ha detto il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans.

 

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