A Lampedusa sbarchi senza sosta, in Libia una nuova tragedia

Roma - Lampedusa torna ad essere letteralmente sotto assedio. Negli ultimi due giorni gli sbarchi di migranti si susseguono al "ritmo" di quasi uno all'ora. Dai piccoli barchini partiti dalla coste tunisine con poche decine di persone, ai vecchi pescherecci stracarichi di centinaia profughi in fuga dall'inferno libico. Il bilancio degli arrivi, che conta già oltre 2 mila migranti in 18 sbarchi, si aggiorna in continuazione. E l'hotspot dell'isola - nonostante i continui trasferimenti con il traghetto di linea per Porto Empedocle o sulle navi quarantena - è ormai al collasso. Durante la notte, circa 700 persone sono rimaste all'addiaccio sul molo Favarolo per mancanza di posti all'interno della struttura. Intanto, al largo della Libia, si consumava l'ennesima tragedia: un'imbarcazione si è capovolta e cinque persone, fra cui un bambino, sono annegate. Da gennaio, sono 500 i profughi che hanno perso la vita nel Mediterraneo, mentre nel 2020 furono 150.

Intanto il presidente della Regione Nello Musumeci torna a invocare l'intervento del governo nazionale e della Ue, che "hanno lasciato sola la Sicilia, Lampedusa in testa, di fronte a questa tragedia infinita". "Non è con la sola buona volontà - sbotta Musumeci - che si risolve il dramma umano dei migranti nel Mediterraneo. Tutti sanno che nelle prossime settimane moriranno altri innocenti, quasi sempre donne e bambini, nel loro disperato viaggio verso le coste siciliane, ma nessuno muove un dito, né a Roma, né a Bruxelles". Una tragica previsione che viene confermata poco dopo da un tweet dell'Oim, l'organizzazione mondiale delle migrazioni con sede a Ginevara: "Più di 700 migranti sono stati intercettati ieri al largo della Libia dalla Guardia costiera libica. Almeno 5 persone, tra cui un bimbo, sono annegate quando la loro barca si è capovolta, mentre i sopravvissuti sono stati portati a riva dai pescatori".

L'Europa, la Libia, la Tunisia. Le porte a cui bussare sono sempre le stesse, quando si vuole affrontare il problema dei flussi migratori. Ma con scarsi risultati, per ora. Ecco perchè, pragmaticamente, la titolare del Viminale vuole innanzitutto arrivare ad un'intesa con Paesi disponibili - contatti ci sono stati con Germania e Francia - affinchè si facciano carico delle persone salvate in mare secondo quote stabilite automaticamente, prima dello sbarco. E' il modello dell'accordo di Malta sottoscritto nel settembre del 2019. Sostenuto anche dall'Alto commissario Onu per i rifugiati, Filippo Grandi: "Serve - ha rilevato - un meccanismo europeo stabile per gli sbarchi e i ricollocamenti". Grandi ha poi definito "bomba esplosiva" la regione centrale del Sahel, con 3 milioni di profughi". E se le traversate del Mediterraneo - favorite dal clima - continueranno ad aumentare, il sistema di accoglienza potrebbe andare in crisi, tenendo conto degli adempimenti richiesti a causa del Covid, con tamponi e quarantena per chi arriva. Al momento ci sono 4 navi-quarantena mobilitate; trovarne altre di grandi dimensioni sarà difficile perchè gli armatori hanno la loro flotta impegnate per la stagione estiva. Il Viminale ha comunque pronto un 'piano B' con strutture idonee a terra, come caserme o edifici del demanio dismessi da adattare a 'Covid-hotel'.

In Libia i migranti sono quasi un milione. Tra 50mila e 70mila si trovano sulla fascia costiera tra Tripoli ed il confine tunisino, pronti a salire sulla prima imbarcazione messa a disposizione dai trafficanti di uomini. Con l'estate vicina si può capire la preoccupazione del Viminale, chiamato a gestire un'ondata di arrivi che solo nella giornata di ieri ha toccato quota 1.950. La ministra degli Interni, Luciana Lamorgese, ha chiamato la commissaria europea agli Affari interni, Ylva Johansson, per chiedere "subito, prima dell'estate" l'attivazione di un meccanismo automatico di solidarietà per la redistribuzione delle persone soccorse in mare. "C'è bisogno di solidarietà nei confronti dell'Italia e chiedo agli altri Stati membri di sostenere i ricollocamenti", ha detto Johansson, che ha costituito un gruppo di coordinamento sulle operazioni di salvataggio. Mentre riemerge la 'grana' pescherecci: un'imbarcazione della marineria di Mazara del Vallo ha di nuovo 'sforato' in Zona di protezione pesca libica. Nell'area c'è un'unità della Marina Militare pronta ad intervenire ed anche navi turche.

Con Tunisia e Libia interlocuzioni sono in atto, ma la situazione di instabilità di entrambi i Paesi complica il raggiungimento di soluzioni efficaci. Proprio Lamorgese e Johansson il 20 voleranno a Tunisi per colloqui con le massima autorità. Sul piatto la richiesta di un maggiore controllo delle coste ed un aumento dei rimpatri in cambio di aiuti per sostenere la disastrata economia del Paese. In Libia il quadro è sempre critico. Ai tempi di Gheddafi c'era strategia dell''elastico': quando il leader voleva ottenere fondi dall'Italia faceva partire liberamente carrette con migranti; quando era soddisfatto non partiva nessuno. Ora la situazione è cambiata, ma alcune cose rimangono uguali e c'è chi interpreta i massicci arrivi di domenica come un 'segnale' voluto dare all'Italia. C'è comunque la realtà di un Paese dominato da milizie che controllano anche il redditizio business dei traffici di uomini. E che stanno dimostrando una notevole capacità logistica mettendo in mare un gran numero di mezzi in pochi giorni.