Al G7 Ambiente di Bologna gli Usa si fermano sul clima, avanti compatti gli altri

Bologna – Gli Stati Uniti vogliono rinegoziare l’accordo di Parigi, oppure seguire una propria politica di riduzione dei gas a effetto serra che sia slegata dai vincoli di quella intesa, ritenuti penalizzanti per l'economia americana e favorevoli in particolare alla Cina. Il resto del mondo, invece, prosegue unito sulla linea rossa tracciata nel 2015 nel sobborgo parigino di Le Bourget e apre al dialogo. Al G7 Ambiente di Bologna, i ministri dell’ambiente di Italia, Francia, Germania, Giappone, Canada, Regno Unito e Stati Uniti hanno adottato una dichiarazione finale all'unanimità. Tuttavia, gli Usa hanno deciso di non aderire alla sezione del comunicato congiunto sul clima e le banche per lo sviluppo.

Washington ha voluto infatti mettere nero su bianco, in una postilla alla sezione relativa al comabiamento climatico, di "continuare a dimostrare attraverso l'azione" la riduzione delle emissioni di CO2 come provato "dal raggiungimento a livello nazionale dei livelli di CO2 pre-1994", in linea con il "recente annuncio di ritirarci e cessare immediatamente l'attuazione dell'Accordo di Parigi e gli impegni finanziari associati". La sezione del documento comune sul cambiamento climatico è stata dunque firmata soltanto dai ministri degli altri sei paesi del G7 e dall'Ue.

A dieci giorni dall’annuncio della decisione di Donald Trump di rigettare l’accordo sul clima, il direttore dell'Agenzia statunitense per l'Ambiente (Epa) Scott Pruitt ha chiarito il pensiero del presidente statunitense: "Parigi non è la sola strada per fare progressi", ha detto, evidenziando che è stato "riavviato il dialogo sul cambiamento climatico secondo le nuove priorità dell'amministrazione Trump e le aspettative degli americani". Gli Stati Uniti, ha aggiunto Pruitt, hanno formalmente adottato il comunicato finale del G7 condividendo importanti questioni ambientali, a indicare che Washington non vuole strappare definitivamente con l'Onu e la comunità internazionale, ma cerca piuttosto di rinegoziare le misure e avere mano libera nella sua azione. "Abbiamo già dimostrato progressi significativi verso la mitigazione dei problemi ambientali e continueremo a svilupparli a beneficio di tutte le nazioni", ha affermato il direttore dell'Epa.

I ministri delle altre 6 maggiori economie hanno preso atto ma intendono lavorare per cercare una "ricucitura". Il ritiro dall'accordo di Parigi non può infatti avvenire prima di 3 anni dall'entrata in vigore dell’accordo stesso, ossia dal 2016, e dunque Trump non potrebbe sbarazzarsi dei vincoli di Parigi prima del 2020, a meno di violare il diritto internazionale. Secondo quanto emerso, alcuni dei ministri dell'ambiente del G7 riuniti a Bologna hanno auspicato che in questi 4 anni l'amministrazione Trump possa rivedere le sue scelte. Il Canada e la Germania avrebbero espresso disappunto, mentre altri Paesi, a partire dall'Italia, hanno sottolineato i punti di contatto con gli Usa e la possibilità di un dialogo.

"Poteva essere un G7 della rottura, invece è stato il G7 del dialogo", ha dichiarato il ministro dell'ambiente Gian Luca Galletti, ricordando che "l'accordo di Parigi è irreversibile e non negoziabile". I temi sui quali i 7 hanno trovato un accordo sono infatti la finanza sostenibile, l'economia circolare, l'efficienza delle risorse, i rifiuti marini, l'impegno per l'Africa. C'è "rammarico" per la scelta degli Usa di chiamarsi fuori dall'accordo di Parigi, ma i grandi del pianeta sono "tutti determinati ad andare avanti" e ad applicarlo "rapidamente ed efficacemente", ha commentato il commissario Ue all'ambiente Karmenu Vella.

Carlo Carraro, vicepresidente del panel scientifico del Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico dell'Onu (Ipcc), ha riferito che gli Usa vogliono "ridurre le emissioni modificando il Clean Air Act, introducendo nuove misure che, pur non rientrando nell'Accordo, vanno nella stessa direzione. Hanno detto: ‘Non siamo in dissenso sugli obiettivi ma sul modo di raggiungerli’”. Gli esperti ritengono però che l'uscita degli Stati Uniti da Parigi aggiungerebbe 3 miliardi di tonnellate di CO2 l'anno alle emissioni globali, aumentando la temperatura della Terra da 0,1 a 0,3 gradi per la fine del secolo.