Bilancio Ue: Italia tra i primi quattro contributori, Visegrad tra chi riceve di più

Bruxelles – Cambiare le regole del prossimo bilancio europeo post-Brexit e legarlo al rispetto degli impegni comunitari. Nel confronto a Bruxelles tra i Ventisette, i contributori netti al bilancio dell’Unione, come Italia e Germania, sono pronti ad esigere più rispetto da chi, invece, ottiene da Bruxelles più di quanto paghi, come i Visegrad. Insieme all’Italia, nel 2016 sono stati 8 i paesi del blocco europeo che hanno versato all’Ue più di quanto abbiano ricevuto. A tutti gli altri, invece, è andata meglio.

  • ITALIA: il nostro paese è tra i primi quattro a versare proporzionalmente di più nelle tasche dell’Unione, ricevendo però meno. Dal 2001 al 2016, il saldo è sempre stato negativo, con un picco passivo nel 2011 di quasi 6 miliardi di euro. Anche nel 2016 il gap si è confermato a sfavore del bilancio italiano per 2,3 miliardi, con quasi 14 miliardi versati e poco più di 11,5 ricevuti.

  • CHI PAGA DI PIU’: oltre all’Italia, i maggiori contribuenti netti al bilancio Ue nel 2016 sono stati Germania, Francia, Regno Unito, Paesi Bassi, Svezia, Austria, Danimarca e Finlandia. In termini assoluti, le maggiori economie sborsano contributi più alti, con circa il 75% dei pagamenti che vengono calcolati sul Pil lordo dei paesi. Questo però non vale ad esempio per la Spagna, quinta economia europea ma beneficiaria netta.
  • VISEGRAD: lo scettro di grandi beneficiari dei fondi europei va con ampio margine all’est Europa, con la Romania in testa e, in particolare, i quattro Visegrad – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia -, nei primi sette paesi che hanno ricevuto di più rispetto a quanto hanno versato. Sono molti gli Stati, tra cui l’Italia e la Germania, che di fronte al rifiuto dei Visegrad di rispettare gli impegni presi sulle sfide comuni chiedono di tagliare i flussi dei fondi Ue a loro destinati.

  • POST-2020: sul tavolo dei Ventisette ci sono proposte per un nuovo modello di allocazione dei fondi nel bilancio post-2020. Uno su tutti, la “condizionalità” legata al rispetto delle regole Ue, stato di diritto compreso. Un chiaro messaggio ai Visegrad e all’est Europa.