Bilancio Ue post-Brexit: più fondi per giovani e migranti, tagli all’agricoltura

Bruxelles – L’Europa che verrà dopo il 2020 avrà meno bisogno di sostenere l’agricoltura e di aiutare i Paesi rimasti indietro a raggiungere gli altri, perché la crescita degli ultimi anni li ha fatti balzare in avanti. Avrà invece più bisogno di investire sui giovani, per contrastare il populismo alla radice, e di pattugliare le sue frontiere per controllare i flussi di migranti che i Paesi dell’Ue faticano a gestire. Dovrà poi aiutare chi rispetta le regole comuni (su migranti, economia) e penalizzare chi viola quelle dello Stato di diritto. E’ con questa filosofia che la Commissione europea di Jean Claude Juncker ha definito il prossimo bilancio pluriennale dell’Unione europea, il primo post Brexit che copre il settennato dal 2021 al 2027. L’ammontare complessivo sale a 1.279 miliardi di euro dai 1.000 miliardi del vecchio budget, nonostante ci sia anche il buco di 15 miliardi all’anno del Regno Unito da colmare. E molti Governi già hanno bocciato l’aumento dello sforzo che gli si prospetta.

Bruxelles ha voluto presentare la sua proposta in anticipo sulla tabella di marcia (un accordo è necessario solo entro fine 2019) per far partire il prima possibile il negoziato che da sempre è lo scoglio più alto. Ed ha dovuto rivedere le priorità dell’Unione, in certi casi cambiate radicalmente negli ultimi anni. Come dimostra la nuova necessità di spendere di più per migranti (le risorse saranno più che raddoppiate), finanziare il progetto di difesa comune (con 20 miliardi assegnati a un fondo nuovo di zecca), contrastare la disoccupazione giovanile (Erasmus aumenta i fondi di 2,2 volte), occuparsi della sicurezza e spingere su digitale e ricerca per essere competitivi su scala globale. Si tratta di un aumento totale di risorse in questi settori pari a 109 miliardi di euro.

A rimetterci, sono i capitoli di spesa tradizionali. Non è “una riduzione massiccia, non è un massacro né per la Pac né per la coesione”, spiega Juncker, invitando a guardare “le nuove politiche che finanziamo, il raddoppio per Erasmus o la migrazione e l’aumento per la ricerca sono notevoli”. La politica agricola comune (Pac) perde il 5%, i fondi di coesione, quelli che aiutano i Paesi rimasti indietro, scendono del 7%. Ma la sforbiciata sui pagamenti diretti agli agricoltori, da sempre il capitolo che interessa di più, calano solo del 4%, sottolinea il commissario al Bilancio Gunter Oettinger.

Il nuovo bilancio penserà anche ad aiutare l’Eurozona, per un totale di 55 miliardi. Trenta andranno a un Fondo di stabilizzazione degli investimenti, che interverrà nei Paesi colpiti da una crisi per mantenere costante il livello di investimenti pubblici tramite prestiti garantiti dal bilancio Ue. Gli altri 25 verranno assegnati a chi farà le riforme strutturali indicate dalla Commissione e per assicurare la convergenza per quelli che adotteranno l’euro.

Dal nuovo ciclo Bruxelles propone anche di abolire tutti gli ‘sconti’ di cui beneficiano diversi Paesi oltre al Regno Unito, e di introdurre anche una ‘condizionalità’, annunciata da tempo: i fondi Ue saranno legati al rispetto dello stato di diritto. La Commissione propone l’eventuale stop, proporzionato alla violazione, e il Consiglio deve approvarlo o respingerlo. Uno strumento a cui si oppongono i Paesi dell’Est, contrari anche al taglio dei fondi di coesione, essendone fino ad oggi i maggiori beneficiari. Ma il fronte delle critiche è molto ampio: il premier olandese e quello danese si sono già detti contrari all’aumento del bilancio, la Francia respinge il taglio della Pac.