Bruxelles propone di allentare le restrizioni per il turismo, contatti con Usa e Gb

Bruxelles - Mentre accelera la campagna vaccinale in tutta Europa, la Commissione europea ha proposto agli Stati membri di allentare le attuali restrizioni sui viaggi non essenziali (come quelli per turismo) nell'Ue, tenendo conto dei progressi nella copertura della popolazione e degli sviluppi della situazione epidemiologica a livello mondiale. Bruxelles ha chiesto di consentire l'ingresso nell'Unione per motivi non essenziali non solo a tutte le persone provenienti da Paesi con una buona situazione epidemiologica, ma anche a tutte le persone che hanno ricevuto l'ultima dose raccomandata di un vaccino autorizzato dall'Ue. La proposta della Commissione Ue prevede l'ingresso nell'Ue per i turisti in arrivo da quei Paesi Terzi che hanno un tasso di notifica di 100 su 14 giorni, su 100 mila persone. Tra i criteri che verranno analizzati anche le percentuali dei test condotti, i tassi di positività e le tendenze. Sulla base di questi elementi sarà stilata una lista. Lo spiegano fonti Ue, che sottolineano come per entrare nell'Ue saranno ancora richiesti test ed eventuali periodi di quarantena. Il provvedimento dell'Esecutivo comunitario sarà presentato mercoledì agli ambasciatori dei 27 Paesi Ue. Bruxelles spera di arrivare ad un via libera del Consiglio per fine mese. A quel punto la Commissione punta ad includere nell'elenco dell'allentamento delle restrizioni un congruo numero di Paesi. Sicuramente vi rientrerà Israele, e probabilmente anche Regno Unito e Stati Uniti, che tuttavia ad ora continuano a destare alcuni interrogativi. L'ingresso nell'Ue, secondo la proposta della Commissione europea, sarà permesso anche a quanti sono stati pienamente vaccinati con sieri riconosciuti dall'Ema o elencati nella lista di emergenza dell'Organizzazione mondiale della sanità. L'immunizzante russo Spuntnik non figura tra questi, chiariscono le stesse fonti. Gli Stati membri non potranno riconoscere a loro discrezione vaccini che non rientrano negli elenchi dell'Ema o dell'Oms. "E' tempo di rilanciare l'industria del turismo e di riavviare le amicizie frontaliere in sicurezza. Proponiamo di accogliere nuovamente i visitatori vaccinati e quelli provenienti da Paesi con una buona situazione sanitaria. Ma se emergono varianti dobbiamo agire in fretta: proponiamo un meccanismo di freno d'emergenza Ue", ha scritto su Twitter la presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen.

I dati della campagna vaccinale al 30 aprile:

Intanto, la fase sperimentale tecnica del certificato europeo Covid è ai blocchi di partenza. Il 10 maggio l'Italia ed un gruppo di almeno altri 14 Stati membri - tra cui Francia, Grecia, Olanda e Spagna - prenderanno parte ad un test senza dati, in attesa della piena operatività della piattaforma. l'esecutivo comunitario punta anche a rendere il sistema operativo dal primo giugno, per permettere ai Paesi dell'area economica europea di collegarsi man mano, in attesa della conclusione dell'iter legislativo, previsto per fine giugno. Ma già si profilano battaglie tra Consiglio e Parlamento europeo. Sono almeno un paio gli scogli che potrebbero rallentare la corsa del pass, pensato proprio per agevolare i viaggi estivi e dare ossigeno alle imprese turistiche. E il rischio di un patchwork con i Paesi ancora una volta in ordine sparso, ciascuno col proprio sistema, ed i turisti in preda all'incertezza, resta ancora dietro l'angolo.

In una lettera ai 27 il commissario a capo della Task force sui vaccini, Thierry Breton, ha incoraggiato le cancellerie a collegarsi il prima possibile al sistema Ue per risolvere eventuali complicazioni ed essere tutti pronti al via per inizio luglio. Roma ha già fatto sapere che si allaccerà nella seconda metà di giugno, mentre Parigi, L'Aja e Berlino saranno l'avanguardia. Ma il sistema del certificato digitale è stato disegnato anche per permettere una facile integrazione dei Paesi terzi: contatti sono in corso con gli Stati Uniti e presto potrebbero essere avviati anche col Regno Unito. Il commissario alla Giustizia, Didier Reynders, ne ha parlato con il collega americano Alejandro Mallorca e avanzano gli scambi a livello tecnico, che potrebbero portare frutti nelle prossime settimane.

La vera incognita resta però il negoziato tra l'Eurocamera e gli Stati. Nella posizione approvata in plenaria, gli eurodeputati chiedono che i titolari del certificato vaccinale non siano soggetti a test, quarantena o autoisolamento, e nel caso in cui non ci sia stata immunizzazione - per evitare discriminazioni di carattere economico - i parlamentari europei pretendono che l'alternativa del test sia offerta gratuitamente. Oltre a spingere su una scadenza precisa per il provvedimento, ad un anno dall'entrata in vigore. Al contrario, il Consiglio lascia mano libera ai governi, che a seconda della situazione epidemiologica potrebbero imporre test e quarantene anche a chi si è già vaccinato. In particolare Germania, Finlandia e Olanda hanno spinto affinché fosse previsto questo margine di flessibilità e non sembrano essere intenzionate a rinunciare. La porta appare chiusa anche sulla questione dei test gratis. E la Commissione europea non pare disposta a stanziare nuovi fondi oltre ai cento milioni già sborsati per i test rapidi. Quanto alla scadenza (un problema sicuramente secondario rispetto agli altri due nodi), il Consiglio vorrebbe chiudere col provvedimento solo dopo che l'Organizzazione mondiale della sanità avrà annunciato la fine della pandemia.