Corsa al vaccino contro il Covid19: sempre più candidati nel mondo, Europa in prima linea

Bruxelles – Sono oltre 130 i vaccini in corsa contro il  coronavirus e il bilancio si aggiorna quasi quotidianamente in una gara fra laboratori che non ha precedenti. In uno studio pubblicato su Nature, la Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI) spiega che è dall’11 gennaio 2020, appena 5 mesi, che si è innescata un’attività di ricerca ora vede più di 10 candidati in una posizione più avanzata, per risultati ottenuti, risorse a disposizione e livello delle sperimentazioni. Alla corsa concorrono tutti i giganti della farmaceutica, i soli che potranno poi garantire le strutture industriali per la straordinaria produzione che sarà necessaria per far fronte alla domanda globale.

Il vaccino più promettente al momento sembra essere quello nato nei laboratori dell’università di Oxford, l’AZD1222. Il candidato vaccino (è ancora tale perché non sono terminati i test della sperimentazione) nasce dagli studi della prestigiosa università britannica, è sviluppato dalla multinazionale del farmaco Astra Zeneca e coinvolge anche l’Italia con l’azienda IRBM di Pomezia, tramite la sua divisione Advent per i vaccini innovativi.  Italia, Germania, Francia e Olanda hanno firmato un contratto con AstraZeneca per garantire 400 milioni di dosi a tutta la popolazione europea. La prima trance di dosi prenotate arriverà entro la fine del 2020 e il vaccino sarà fornito per tutta la durata della pandemia a prezzo di costo, una cifra ancora non stabilita ma che, si apprende, dovrebbe essere di pochi euro a dose. AstraZeneca si è impegnata per assicurare la produzione di 2 miliardi di dosi su scala globale di un vaccino che al momento è già in fase sperimentale sull’uomo.

Fra gli altri vaccini che hanno ottenuto il via libera per i test sull’uomo compare anche l’americano Moderna, che utilizza il codice genetico necessario dalle cellule umane per la sintesi di antigene virale. Oxford, al contrario, si basa sull’utilizzo dell’adenovirus, che normalmente causa il raffreddore, capace di trasportare nelle cellule un gene sintetico. In fase sperimentale sull’uomo anche il NIaid – Moderna Therapeutics, sviluppato negli Usa dall’istituto guidato da Anthony Fauci; il BioNTech-Pfizter, dalla collaborazione tra il colosso americano Pfitzer e la tedesca biotech BioNTech; la Food and Drug Administration ha autorizzato la sperimentazione clinica per il vaccino a base di Dna proposto dall’azienda americana Inovio, chiamato Ino-4800. In Cina si testa sull’uomo il vaccino di CanSino Biologics e 2 vaccini messi della Shenzhen Geno – Immune Medical Institute sono stati avviati alla fase dei test clinici su 100 volontari sani. I candidati in questione, LV-SMENP-DC e aAPC, sono basati  sull’utilizzo di lentivirus per far esprimere dalle cellule le proteine virali e attivare di conseguenza il sistema immunitario.

I FINANZIAMENTI IN UEE arrivare a un vaccino sicuro ed efficace per il Covid-19 in tempi brevi è l’obiettivo dichiarato dell’Ue, che il 4 maggio ha lanciato una campagna ‘ad hoc’ di raccolta fondi che ha già superato i 9 miliardi e con numeri sempre in aggiornamento.Bruxelles ha quindi deciso di adottare una strategia comune per negoziare con i produttori e assicurare che il farmaco, una volta sviluppato, sia a disposizione di tutta la popolazione. Il piano prevede di arrivare a un farmaco immunizzante in un anno, un anno e mezzo (di solito ce ne vogliono dieci). Per partire, l’esecutivo comunitario ha messo sul piatto 2,4 miliardi di euro per accordi di acquisto anticipati con le case farmaceutiche. E propone autorizzazioni accelerate in deroga, solo per il periodo di emergenza Covid-19, ad alcune regole della direttiva sugli Ogm per gli studi clinici.
Bruxelles negozierà con i produttori a nome dei Ventisette e a precise condizioni: farmaci già in fase di sperimentazione clinica e capacità di erogare quantità sufficienti di vaccino nel 2020 e nel 2021, capacità di consegnare velocemente su larga scala e impegno a rendere disponibile il farmaco anche nei Paesi a medio e basso reddito. Nella squadra che dovrà trattare con le case farmaceutiche la prima presidente donna della Commissione Ue ha chiamato un’altra donna, l’italiana Sandra Gallina, che a Bruxelles si è fatta conoscere per le sue capacità negoziali nell’ambito di uno dei settori più complessi e delicati delle politiche europee, quello del commercio internazionale.

La strategia di Bruxelles si ispira dichiaratamente all’ ‘Alleanza vaccinale inclusiva’ stretta tra Italia, Germania, Francia, e Paesi Bassi, che ha portato alla firma di un contratto dei quattro Paesi con la società AstraZeneca per forniture future del candidato vaccino Oxford.
Tracciare una linea netta tra competizione e cooperazione è diventato un obbligo in Europa dopo il caso Sanofi. In maggio il capo della multinazionale francese aveva detto che gli Usa si erano guadagnati il diritto prioritario al vaccino grazie agli aiuti elargiti per lo sviluppo e la produzione di vaccini Covid-19. Da questo punto di vista, i contratti di acquisto anticipati, che aiutano l’impresa nella fase più rischiosa dell’investimento, possono essere la svolta che mette l’Europa in pista nella corsa al vaccino. Fino ad oggi i finanziamenti erano stati piccoli ed esclusivamente per attività di ricerca. In marzo, 80 milioni di fondi per la ricerca alla Curevac, società di Tubinga che ha visto l’ingresso in partecipazione con 300 milioni di euro del ministero dell’economia di Berlino e che oggi ha ottenuto il semaforo verde per iniziare i test clinici. La settimana scorsa la Banca europea degli investimenti e l’altra impresa tedesca BioNtech hanno firmato un accordo di finanziamento da cento milioni. E il 27 giugno c’è una nuova tappa della raccolta fondi, stavolta con un concerto in streaming mondiale (https://global-response.europa.eu/index_en) che vede la partecipazione di artisti come Coldplay, Shakira e Miley Cyrus.

LE ALTRE MALATTIE – La pandemia ha costretto a rallentare o sospendere i programmi vaccinali di massa, con il risultato che ora nei paesi poveri si stanno diffondendo epidemie di malattie molto contagiose. La difterite è apparsa in Pakistan, Bangladesh e Nepal, il colera in Sud Sudan, Camerun, Mozambico, Yemen e Bangladesh e un ceppo mutato del virus della polio è stato segnalato in oltre 30 Paesi. A fare una panoramica della situazione è il New York Times.
“Il rischio ora è che un’epidemia in pochi paesi uccida più bambini del Covid-19”, avverte Chibuzo Okonta, presidente di Medici Senza Frontiere in Africa Centrale. Tra le malattie che hanno ripreso a diffondersi c’è il morbillo, segnalato in Bangladesh, Brasile, Cambogia, Repubblica Centrafricana, Iraq, Kazakistan, Nepal, Nigeria e Uzbekistan. Su 29 paesi che hanno sospeso le campagne vaccinali per via della pandemia, 18 stanno registrando focolai epidemici. In Pakistan e Afghanistan sono invece stati riportati 61 casi di poliovirus di tipo 1, e in Ciad, Ghana, Etiopia e Pakistan è comparso il poliovirus di tipo 2 mutato dal vaccino orale. Per questo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sta sollecitando i Paesi a riprendere le vaccinazioni, ma sono parecchi gli ostacoli da superare. Le
forniture sono difficili da reperire, gli operatori sanitari sono impegnati a tempo pieno contro il Covid-19 e una nuova ondata di incertezza sta tenendo molti genitori lontani dagli ospedali. Alcuni paesi stanno però cercando di riprendere le vaccinazioni: in Uganda ad esempio si stanno dando motociclette agli operatori sanitari, mentre in Brasile le farmacie offrono vaccinazioni dalla macchina e l’Unicef ha noleggato un volo per consegnare vaccini in 7 stati africani. Secondo la Gavi (Alleanza internazionale per i vaccini), se la pandemia finisse entro 3 mesi, la comunità internazionale potrebbe rimettersi al passo con le vaccinazioni nel giro di un anno e mezzo, ma le previsioni attuali non confermano questo scenario.