Corte dei Conti europea, in Italia sono necessari 6 hotspot

Bruxelles – Il sistema basato sui punti di crisi “ha migliorato il tasso di registrazione e di rilevamento delle impronte digitali dei migranti in arrivo”, che in Italia è al 97%. Ma il funzionamento degli hotspot è danneggiato da colli di bottiglia nelle procedure di follow-up, dai ricollocamenti e ai rimpatri. In particolare, “solo quattro dei sei hotspot previsti in Italia sono operativi e la Corte dei conti europea insiste sulla necessità dell’apertura degli ultimi due” per far fronte ai flussi migratori.

A sottolinearlo è una relazione della Corte dei conti europea sugli hotspot in Italia e Grecia, presentata da Gustaf Wessberg, direttore dell’audit. Secondo la Corte, il sistema basato sugli hotspot “ha contribuito a migliorare la gestione dei flussi migratori nei due Paesi in prima linea”, ma restano “situazioni critiche” da risolvere.

Se “il principale problema iniziale per il sistema dei ricollocamenti è stato trovare candidati ammissibili interessati a parteciparvi – si legge nella relazione – attualmente, uno dei principali colli di bottiglia è costituito dai pochi impegni” ad accogliere “dei Paesi membri”.

Un altro collo di bottiglia – si spiega – è “causato dal basso tasso di attuazione delle decisioni di rimpatrio che, stando ai dati forniti dalle autorità italiane, è inferiore al 20%”.

“Stante il costante elevato numero di arrivi di migranti, e dati i colli di bottiglia esistenti in relazione al limitato ‘deflusso’ di migranti tramite ricollocamenti e rimpatri – si evidenzia – nelle strutture di accoglienza per richiedenti asilo italiane potrebbe sorgere nel prossimo futuro un problema di capienza”.