Dal Mes al Recovery Fund, i 4 pilastri anti-crisi messi sul tavolo dall’Eurogruppo

Bruxelles – L’accordo per affrontare l’emergenza economica è fatto, quello per aiutare la ripresa non ancora. I 540 miliardi di euro messi in campo dall’Eurogruppo dopo una lunga trattativa affrontano solo le prime e più immediate conseguenze dello stop delle attività in Europa. Ma i ministri non erano pronti ad andare oltre, perché le divisioni ideologiche sugli Eurobond restano profonde. La porta è stata però aperta: sono tutti d’accordo a creare un fondo per la ripresa e ora saranno i leader – nel vertice inizialmente previsto la settimana prossima ma slittato al 23 aprile – a decidere se imboccare la strada delle emissioni comuni per alimentarlo oppure se procedere su terreni già noti come il bilancio Ue. Nel frattempo, per i Paesi che hanno immediato bisogno di liquidità per coprire le spese sanitarie, c’è il Mes. Non è il caso dell’Italia, che ha ribadito di non avere intenzione di attivarlo. “È stato un ottimo primo tempo, ora dobbiamo vincere la partita”, ha sintetizzato il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri: “Grazie alla nostra battaglia siamo arrivati ad un testo con 4 strumenti che per la prima volta mette sul tavolo la proposta di un fondo per la ripresa finanziato con titoli comuni, che è esattamente la proposta dell’Italia”. Per Gualtieri si tratta insomma di un bicchiere mezzo pieno, in vista del ‘secondo tempo’, decisivo, dei leader. Il delicato equilibrismo del testo di conclusioni varato dall’Eurogruppo permette però anche all’Olanda di cantare vittoria, in un’ottica diametralmente opposta. Il ministro Wopke Hoekstra è stato categorico: non ci sono gli Eurobond, “che per me non andranno mai bene”. Chiarissimo anche sul Mes: “Per noi va bene” usare la nuova linea di credito per i costi relativi alla salute, “ma per ogni euro che viene speso per l’economia, valgono le normali regole della condizionalità”.

L’arsenale anti-crisi dispiegato dall’Eurogruppo vale dunque 540 miliardi di euro, per il momento. E’ l’intervento di stimolo più ampio mai varato dalla Ue, ma non quello di salvataggio: nel 2012, in piena crisi dei debiti, venne creato il fondo salva-Stati (il futuro Mes) con una capacità di 900 miliardi di euro. Ai 540 messi sul tavolo dall’Eurogruppo, potrebbero aggiungersi nuove munizioni quando e se il Recovery Fund sarà varato. Ma al momento la questione è in mano ai leader Ue. Di seguito gli strumenti che hanno avuto il via libera.

  •  CASSA INTEGRAZIONE UE – Si chiama Sure il meccanismo proposto dalla Commissione Ue per rimpolpare la cassa integrazione dei 27 Paesi. Sarà temporaneo e concederà prestiti agevolati ai Governi, fino a un totale di 100 miliardi “a partire dal bilancio Ue il più possibile”, e su “garanzie fornite dagli Stati” sempre al bilancio Ue. Lo strumento sarà “interrotto” quando l’emergenza passerà.
  • BEI – La Banca europea per gli investimenti darà vita ad un fondo di garanzia di 25 miliardi per offrire alle imprese europee, soprattutto piccole e medie, liquidità per investimenti fino a 200 miliardi.
  • MES – Dai 510 miliardi del fondo salva-Stati nascerà una nuova linea di credito dedicata alla pandemia da 240 miliardi. Ogni Paese potrà prendere in prestito fino al 2% del suo Pil. “Il solo requisito per accedere alla linea di credito del Mes sarà che gli Stati si impegnino a usarla per sostenere il finanziamento di spese sanitarie dirette o indirette, cura e costi della prevenzione collegata al Covid-19”.
  • RECOVERY FUND – Il fondo per il rilancio è un punto poco sviluppato nelle conclusioni dell’Eurogruppo, che comunque è d’accordo a lavorarci su per sostenere la ripresa. L’ipotesi per ora esplicitata dal presidente dell’Eurogruppo, Mario Centeno, è usare il bilancio europeo per finanziare il Recovery Fund. Ma i ministri hanno passato la palla ai leader su tutti i dettagli: “Aspetti pratici e legali, la sua fonte di finanziamento, e strumenti innovativi di finanziamento”. Quest’ultima frase potrebbe alludere agli Eurobond, ma sta ai leader esplicitarla.

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