I Paesi Ue scelgono in ordine sparso sul vaccino di AstraZeneca

Bruxelles - Sul vaccino AstraZeneca i Paesi dell'Unione europea continuano a prendere decisioni in ordine sparso. La Francia ha deciso di non somministrare la seconda dose alle persone con meno di 55 anni, che riceveranno quindi un siero diverso. Una mossa che per la Commissione Ue non è affatto necessaria, e per l'Organizzazione mondiale della sanità non è nemmeno adeguatamente testata, visto che mancano i dati sull'intercambiabilità dei vaccini. Ma a mettere di nuovo a rischio ritardi la campagna vaccinale in Europa non sono solo le diverse scelte dei governi. Il vaccino di Johnson & Johnson, tanto atteso ad aprile per dare un'accelerata alle somministrazioni visto che richiede una dose sola, è finito sotto la lente dell'Autorità europea per il farmaco (Ema) che indaga dopo diverse segnalazioni di tromboembolie negli Usa.

Per il ministro della Sanità francese Olivier Véran "è del tutto logico" che venga fermata la somministrazione di AstraZeneca sotto i 55 anni, dopo il legame diretto che l'Ema ha riscontrato con gli eventi di trombosi, seppur rari. L'Istituto superiore di Sanità francese era stato tra i primi a sospenderlo, per la fascia d'età critica, lo scorso 19 marzo. Prima della sospensione, circa 600.000 francesi, fra i quali molti operatori sanitari, avevano avuto la prima dose. A tutti loro verrà adesso inoculata una dose di un altro prodotto. Nonostante l'Oms abbia fatto sapere che non c'è "alcun dato adeguato" sull'intercambiabilità dei vaccini. Anche Bruxelles sembra suggerire che sia una decisione sbagliata: "Non c'è ragione di fermare la somministrazione della seconda dose di AstraZeneca", ha detto un portavoce della Commissione interrogato sulla sicurezza del vaccino. E ha ricordato nuovamente il parere positivo espresso dall'Ema, secondo la quale "i benefici" della vaccinazione "sono maggiori dei rischi". La Commissione è quindi tornata ad auspicare che gli Stati membri mantengano "un approccio coerente" sul farmaco dell'azienda anglo-svedese, ribadendo l'importanza "che le persone abbiano fiducia nei vaccini" e nei processi che permettono la loro immissione sul mercato.

Proprio per dare sempre maggiori certezze e rassicurare i cittadini, la commissione di farmacovigilanza dell'Ema per la valutazione dei rischi (Prac) ha avviato una revisione per valutare le segnalazioni della sindrome da perdita capillare in persone che sono state vaccinate con AstraZeneca. Nel database europeo (EudraVigilance) sono stati riportati cinque casi di questo disturbo molto raro, caratterizzato da fuoriuscita di fluido dai vasi sanguigni che causa gonfiore dei tessuti e calo della pressione. In questa fase, spiega l'Ema, non è ancora chiaro se esista un'associazione causale tra la vaccinazione e queste segnalazioni. L'autorità europea ha anche cominciato ad indagare sulle notifiche arrivate dagli Usa di eventi tromboembolici in soggetti che hanno ricevuto il vaccino di Johnson & Johnson. Quattro i casi di gravi di coaguli di sangue insoliti con piastrine basse segnalati, di cui uno fatale. Il vaccino per ora viene utilizzato solo negli Stati Uniti, con un'autorizzazione all'uso di emergenza. Nell'Ue è stato autorizzato l'11 marzo, ma la consegna è prevista solo nelle prossime settimane. Sempre negli Usa intanto Pfizer e BioNTech hanno chiesto l'autorizzazione per l'uso del proprio vaccino anche per la fascia di età dai 12 ai 15 anni.