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La Cina non cede sulle emissioni, intesa sul clima al G20 in salita

La Cina si conferma l'osso più duro sulla strada di un accordo al G20 nella lotta al cambiamento climatico. Pechino, presentando il piano aggiornato sul taglio delle emissioni, ha confermato che raggiungerà il picco entro il 2030 e la neutralità carbonica entro il 2060. Obiettivi troppo lontani nel tempo rispetto agli impegni presi da Ue e Usa, che mettono in salita la trattativa per approdare ad un documento condiviso al summit del week-end a Roma. La revisione del piano anti-emissioni della Cina, il principale inquinatore del mondo, era tra i più attesi in vista del G20, che punta a preparare al meglio il terreno in vista della Cop26, la conferenza sul clima di Glasgow che si apre subito dopo. Pechino ha fatto qualche concessione, promettendo che ridurrà l'intensità delle emissioni di oltre il 65 per cento, ma non ha ridotto i tempi per arrivare a emissioni zero: ossia il 2060. Secondo gli analisti, si tratta di piccoli miglioramenti, tutt'altro che sufficienti di fronte a un Paese responsabile di oltre un quarto di tutto l'inquinamento da carbonio. Tanto più che Ue e Stati Uniti si sono impegnati a raggiungere il target emissioni zero entro il 2050. Sul fronte clima, tra l'altro, la Cina non è l'unica a rallentare: l'Arabia Saudita, con ovvi interessi nei carburanti fossili, si è subito allineata, e anche India (terzo inquinatore al mondo), Australia (tra i principali esportatori di carbone) e Giappone starebbero lavorando a un depotenziamento degli obiettivi del summit.

Il lavoro degli sherpa prosegue, in particolare con Pechino, e chi segue il dossier assicura che si tratterà fino all'ultimo istante possibile. L'obiettivo è "ribadire l'impegno" del G20 sull'accordo di Parigi per un mondo libero dal carbonio, riducendo "in modo sostanziale le emissioni di metano", mettendo fine ai finanziamenti internazionali per l'energia da carbone entro il 2021 e mobilitarne invece per lo sviluppo dell'energia verde, secondo quanto trapela dalle prime indiscrezioni sulla bozza del comunicato finale diffuse da Bloomberg.

Accanto all'emergenza climatica, per il G20 è fondamentale anche il tema dei vaccini, proprio perché strettamente legato alla ripresa dell'economia mondiale. I grandi della Terra vogliono immunizzare il 70% della popolazione mondiale, ma il percorso non è semplice. Se si considera che il programma Covax punta a donare le dosi ai Paesi fragili è stato finora in gran parte disatteso. I leader hanno promesso più di 1,3 miliardi di dosi ma ne sono state consegnate meno di 170 milioni, secondo gli ultimi dati del Fmi. La parola d'ordine, ripetuta più volte anche da Mario Draghi, è "accelerare" e il premier lo ribadirà ai leader durante il vertice. Forte del fatto che l'Europa, ha ricordato la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, "ha mantenuto la sua promessa: almeno una dose su due di quelle prodotte in Europa sono e saranno esportate nel mondo".

Un accordo raggiunto che il G20 dovrebbe riuscire a ratificare senza troppe frizioni è invece quello sulla Global Minimum Tax per le grandi compagnie mondiali. In sostanza, in base all'intesa raggiunta dai ministri delle Finanze insieme ai paesi Ocse, che andrà definito e ratificato dal G20, le multinazionali dovranno pagare una quota di tasse (l'aliquota minima è del 15%) ovunque operino. Una tassa che von der Leyen ha descritto così: "Dobbiamo porre attenzione sulla giustizia e credo che questo sia quello che fa la global minimum tax". Anche sul tema dei migranti non sono previsti particolari attriti, e si lavora ad un documento finale che sottolinei l'importanza di prevenire flussi irregolari e di combattere i trafficanti di esseri umani per una "migrazione sicura, ordinata e regolare". Sul fronte commercio, gli sherpa lavorano per formalizzare un impegno "a combattere il protezionismo e a rafforzare il sistema di scambi multilaterale, con il Wto" al centro.

TUTTI I NUMERI DEL G20 - Il G20 è nato nel 1999 come foro di consultazione dei ministri finanziari e dei governatori delle banche centrali delle maggiori economie del mondo. Dopo la crisi del 2008, il formato è stato rilanciato, diventando il luogo di incontro e confronto tra capi di Stato e di governo, per favorire il coordinamento sui principali temi globali. Il G20 oggi è il principale motore della crescita economica, ma allo stesso tempo è il maggiore inquinatore del pianeta.

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- I Paesi del G20 rappresentano il 60% della popolazione mondiale, se si considerano i giganti India e Cina (quasi tre miliardi di persone), l'Europa e il Nord America.
- Le principali economie producono l'80% del Pil globale ed il 75% del commercio estero. Dopo un 2020 di crisi, provocata dalla pandemia, i Paesi del G20 hanno ripreso a crescere, mentre specularmente è aumentato il debito estero dei Paesi più vulnerabili. Il Fondo monetario ha stimato una crescita del debito del 12% nel 2020.
- Sui vaccini anti-Covid il G20 ha ricevuto un numero di dosi pro capite 15 volte maggiore rispetto ai Paesi dell'Africa sub-sahariana. Nell'ambito dell'iniziativa Covax promossa dall'Onu solo 194 milioni di dosi sono state date dai Paesi ad alto reddito sulle 1,3 miliardi promesse.
- Le principali economie mondiali sono responsabili del 75% delle emissioni di gas serra. L'obiettivo del summit di Roma è presentare nuovi obiettivi climatici e ad accelerare l'azione per raggiungere l'obiettivo di contenere il riscaldamento del pianeta entro gli 1,5 gradi. Ma con gli obiettivi attuali fissati dai piani nazionali dei Paesi G20, l'aumento della temperatura potrebbe non essere inferiore a 2,7 gradi.

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