Memorandum d’intesa Italia-Cina, apre partnership ma senza impegni legali

Roma – Non c’è alcun impegno legale per le parti nel Memorandum of Understanding (Mou) che sarà firmato a Roma il prossimo 23 marzo tra Italia e Cina e oggetto, da giorni, della contesa tra M5S e Lega. Si tratta di un “documento d’intesa” che, come recita la bozza del testo, “non costituisce un accordo internazionale che potrebbe portare all’applicazione di diritti e obblighi sotto la legge internazionale. Nessuna parte di questo documento è da considerare come base di impegno legale o finanziario per le controparti.” E allora cosa firmeranno il premier Giuseppe Conte e il presidente cinese Xi Jinping a Villa Madama? Di fatto, il testo impegna i due Paesi a lavorare in sinergia per il progetto della Belt and Road Intitiative, ovvero la nuova Via della Seta alla quale l’Italia è il primo, tra i Paesi del G7, ad aderire.

Il Memorandum prevede 6 aree di cooperazione: dialogo sulle politiche; trasporti, logistica e infrastrutture; rimozione di ogni ostacolo al commercio e agli investimenti; collaborazione finanziaria; connettività tra persone; cooperazione allo sviluppo nel rispetto dell’ambiente. In particolare il secondo punto prevede una “collaborazione allo sviluppo delle infrastrutture, tra cui investimenti, logistica e inter-operatività, nelle aree di interesse reciproco (come strade, ferrovie, ponti, aviazione civile, porti, energia – tra cui fonti rinnovabili e gas naturale – e telecomunicazioni). E sono proprio gli aspetti dell’interoperatività e delle tlc contenuti in questo punto ad aver fatto scendere in trincea la Lega. Con un’appendice: il dossier 5G, sul quale il pressing degli Usa è altissimo, non è citato nel Memorandum e, sul punto, il governo rafforzerà la sua golden power. Il Memorandum prevede una collaborazione su operazioni doganali e programmi di sviluppo sostenibile, nel rispetto degli Accordi di Parigi e una collaborazione finanziaria, sulla quale il Financial Times oggi si sofferma.

Secondo il quotidiano britannico l’Italia, sulla scia del Memorandum, starebbe valutando di sottoscrivere prestiti con la Banca degli investimenti cinese per le infrastrutture (Aiib). Una mossa, questa, che secondo il Ft permetterebbe all’Italia di placare le preoccupazioni Ue visto che la Aiib fornisce prestiti rispettando gli standard internazionali, come richiesto dall’Ue. Nel testo italo-cinese, inoltre, si prevede che la collaborazione si attui “nel rispetto delle leggi e normative nazionali, coerenti con i rispettivi obblighi internazionali”. Il documento prevede inoltre che le parti potranno siglare accordi di collaborazione in settori specifici, anche per la creazione di strutture specifiche di collaborazione. Punto quest’ultimo a cui si agganciano i circa 50 accordi che sono in fase di negoziazione tra i due Paesi: 29 fra enti pubblici e ministeri e 21 tra imprese private e partecipate.

IL MONITO DELL’UE – “Rischi per la sicurezza dell’Ue” dal 5G cinese e cautela sugli investimenti per la Via della Seta: l’Unione europea questa settimana ha varato la nuova strategia per i rapporti con il rivale asiatico e subito apre un nuovo terreno di confronto. E se i toni sono meno perentori di quelli degli Usa – che in particolare nella nuova tecnologia per le reti mobili vedono un vero e proprio cavallo di Troia per l’intelligence di Pechino – la sostanza è la stessa. Anche dalla Commissione e dal Parlamento europeo arriva un netto monito agli Stati dell’Unione: esercitino la massima prudenza nell’aprirsi a investimenti in settori strategici dall’estero, dalla Cina in particolare. Nei cui confronti è opportuno che l’Europa si muova con la “piena unità” dei suoi Stati membri. Si parla di settori come le infrastrutture di rete, appunto, ma non solo. Il pensiero va al piano cinese della ‘Belt and Road’ che punta a unire l’Asia all’Europa e all’Africa attraverso una maxi rete infrastrutturale.

L’Italia, con la firma prevista il 23 marzo durante la visita di Xi Jinping, vuole unirsi al gruppo di 13 Paesi europei (ma tra loro nessuno dei big) che hanno già siglato un protocollo d’intesa per attrarre gli ingenti finanziamenti cinesi. Documenti su cui la Commissione punterà la sua lente d’ingrandimento: “Tutti gli Stati membri che si stanno impegnando in tal senso – ammonisce il vicepresidente Jyriki Katainen – devono ricordarsi che abbiamo le nostre regole sulla trasparenza e la concorrenza. Il che è potenzialmente positivo, ma dipende da come sarà applicato”.