Vaccinazioni al via, ecco il piano di Londra

Londra – Primo Paese al mondo a tagliare il traguardo del via libera alla distribuzione pubblica di un vaccino anti Covid, il Regno Unito di Boris Johnson da oggi affronta una sfida logistica senza precedenti sull’efficacia dei propri piani d’azione. Ma anche a trasformarsi in una sorta di laboratorio per il resto del pianeta, incamminato sulla medesima strada. Trionfalismo patriottico a parte, alimentato ad arte in tempi di Brexit, il governo Tory britannico e l’intero sistema-Paese dell’isola sono attesi ora – in veste di battistrada – da una prova da far tremare le vene ai polsi: “la più grande campagna di vaccinazioni della storia”, nello slogan di sir Simon Stevens, numero uno dell’Nhs, il glorioso – ma per anni sotto-finanziato – sevizio sanitario nazionale pubblico d’Oltremanica.  Spetterà proprio all’Nhs il coordinamento generale, a incominciare dalle 800.000 dosi del prototipo arrivate nel Regno nel weekend dalle linee di produzione di un impianto belga del colosso farmaceutico Usa Pfizer: prima tranche delle oltre 40 milioni prenotate finora (su un totale di oltre 350 milioni di dosi di sette diversi candidati ordinate in anticipo dal governo britannico per i 66,5 milioni di sudditi di Sua Maestà).

Lo schema annunciato in Parlamento dallo stesso Johnson, illustrato dal ministro della Sanità, Matt Hancock e messo a punto con i consulenti medico-scientifici indipendenti dell’esecutivo, prevede l’avvio della distribuzione in tutte e 4 le nazioni del Regno (Inghilterra, Scozia, Galles, Irlanda del Nord) a partire da lunedì 7. A partire dalla categoria inserita al primo posto fra le 9 elencate in ordine di priorità nella prima fase: ossia gli anziani ospiti delle case di cura e di riposo e il personale che li assiste. Categoria per ‘coprire’ la quale occorreranno già alcuni milioni di vaccinazioni (fra prima iniezione e richiamo) e a cui seguiranno gli over 80 e lo staff medico, infermieristico e d’assistenza degli ospedali e dei servizi sociali in prima fila nell’emergenza Covid; quindi gli ultra 75enni, gli ultra 70enni e tutte le persone vulnerabili in condizioni “estremamente gravi”, e – a scalare – le altre 5 fasce di età fra over 65 e over 50, intervallate al sesto slot dai pazienti fra 16 e 64 anni affetti da patologie serie.

I vaccini, non consigliati al momento dagli esperti britannici per i bambini né per le donne incinte, verranno somministrati in circa 50 strutture ospedaliere in stand-by, da medici di base e farmacisti convenzionati Nhs inseriti nella rete coordinata dalle comunità locali e in alcuni centri vaccinali creati ad hoc: fra spazi collettivi riconvertiti temporaneamente e mega stazioni speciali realizzate dall’esercito, già impegnato da mesi sul terreno dei test di massa e destinato a esser coinvolto pure nella logistica per lo stoccaggio e il trasporto di un tipo di vaccino che, nel caso di Pfizer/Biontech, necessita la conservazione in super refrigeratori fra 70 e 80 gradi sottozero. Per coprire l’intera platea dei destinatari ci vorranno mesi, almeno fino a Pasqua, ha avvertito Johnson, calcolando il tempo necessario alla consegna di tutte le 40 milioni di dosi in questione (non più di 10 milioni delle quali attese entro fine anno); e anche contando sull’atteso placet imminente ad altri preparati, in primis al vaccino britannico del tandem Oxford/AstraZeneca (low cost e di più semplice conservazione, a temperature non inferiori a + 2). Mentre la normalità potrebbe risorgere, se tutto va bene, in estate.

Il vaccino non sarà obbligatorio, ma verrà fortemente raccomandato, come è chiaro già nei pressanti appelli di queste ore del governo, dei sindaci, di tutti i maggiori leader di partito in Parlamento. E incoraggiato pure da una campagna d’informazione – a partire dal fronte online, secondo la promessa di Boris Johnson – contro le fake news e i sospetti “totalmente sbagliati” sulla sicurezza dei vaccini. Il placet dei regolatori britannici dell’Mhra è arrivato del resto “senza alcuna scorciatoia” sul “rigore delle verifiche scientifiche”, stando alle dichiarazioni rilasciate da June Raine, responsabile dell’authority, e dai ricercatori e accademici di prestigio del suo team. In risposta sia ai deliri dei no vax, sia alle riserve più serie, per quanto un po’ piccate, dei colleghi dell’Ema, l’agenzia Ue che la sua validazione deve ancora darla.