Dalla Finlandia alla Germania, quando il potere è donna

Bruxelles – Dalla Commissione europea alla Bce, dalla Finlandia alla Germania, ma anche nel resto del mondo – Nuova Zelanda, alcuni Paesi dell’Africa e dell’Asia – le donne al potere sono in lenta ma continua crescita. Ultima in ordine di tempo la nuova premier della Finlandia, Sanna Marin, che infrange anche il record di capo di governo più giovane al mondo con i suoi 34 anni (in attesa che Sebastian Kurz, 33 anni, torni cancelliere in Austria). La nuova premier finlandese, astro nascente del Partito socialdemocratico finlandese e ministro dei Trasporti uscente, è stata scelta per un pugno di voti per sostituire il premier socialdemocratico Antti Rinne – dimessosi il 3 dicembre scorso dopo aver perso la fiducia del suo principale partner di coalizione, il Partito di Centro, sull’onda di pesanti critiche sulla gestione del servizio postale. Nata e cresciuta ad Helsinki da due mamme, classe 1985, con una carriera politica che ha preso forma a Tampere, è stata messa sotto torchio dai giornalisti finlandesi che le chiedevano un commento sulla sua giovane età. Con destrezza Marin ha schivato la domanda insidiosa dichiarando: “Abbiamo molto lavoro da fare per ricostruire la fiducia. Non ho mai pensato alla mia età o al mio sesso, penso alle ragioni per cui sono entrata in politica e alle cose per le quali abbiamo conquistato la fiducia dell’elettorato”. Marin – nella nuova veste di premier a capo di un esecutivo di centrosinistra formato da cinque partiti – non smetterà, come ha fatto finora, di interfacciarsi con i 5,5 milioni di finlandesi. Soprattutto sui social. Ed i suoi argomenti preferiti vanno dall’ecologia all’istruzione, dal welfare fino alle disparità di reddito, con un’attenzione sempre focalizzata sulle politiche sociali così come sulla spesa per l’occupazione giovanile. Tutti dossier che trovano Marin in perfetta sintonia con le altre due giovani leader della sinistra finlandese, che fanno parte del neonato governo: Li Andersson, ministra dell’Istruzione e guida dell’Alleanza di sinistra e Katri Kulmuni, capo del Partito di centro.

Il 2019, con il domino delle istituzioni europee, ha portato energie nuove al Vecchio continente, con la prima presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, che da una settimana guida l’esecutivo europeo più bilanciato fra generi di sempre, con 11 commissari donna contro 13 uomini. Anche il Parlamento europeo, tra l’altro, ospita il maggior numero di eurodeputate della sua storia, 286 seggi su 751, pari al 39%, +3% rispetto all’emiciclo uscito dal voto del 2014.

La presidenza della Banca centrale europea è passata da Mario Draghi a Christine Lagarde, che a sua volta ha ceduto la prima poltrona del Fondo monetario internazionale (Fmi) all’ex commissaria europea Kristalina Georgieva, reduce da due anni come direttrice della Banca Mondiale.

In Europa, sono 6 gli Stati che hanno un capo di Stato o di governo donna. Oltre ad Angela Merkel in Germania, al potere da 14 anni – da tempo in cima alla lista di Forbes delle donne più potenti al mondo – e all’ultima arrivata Marin in Finlandia, vantano capi di governo donna la Norvegia, con la conservatrice Erna Solberg, e l’Islanda, con la premier Katrin Jakobsdottir. L’Islanda ha anche una presidente donna, Vigdis Finnbogadottir. Donne sono anche i presidenti di Estonia (Kersti Kaljulaid), Lituania (Dalia Grybauskaite) e Croazia (Kolinda Grabor-Kitarovic).

Nel mondo, altre 8 nazioni sono guidate da donne, con alcuni casi eclatanti, come il Bangladesh, Paese musulmano e tradizionalista di cui da 10 anni è primo ministro Sheikh Hasina, che aveva già servito dal 1996 al 2001. O come la presidente del Nepal, Bidhya Devi Bhandar. La Namibia ha una donna a capo del governo, Saara Kuugongelwa-Amadhila, e l’Etiopia ha la sua prima presidente: Sahle-Work Zewde, diplomatica di prestigio e a lungo direttrice per l’Etiopia dell’Onu. Sono donne anche la presidente delle Isole Marshall, Hilde Heine, di Taiwan, Tsai Ing-wen, la contestata governatrice di Hong Kong, Carrie Lam, e la premier della Nuova Zelanda, Jacinda Ardern. Estromesse negli ultimi anni le donne dalle presidenze di Brasile, Argentina e Cile, in Bolivia potrebbe essere il momento di Jeanine Anez, autoproclamatasi presidente ad interim.