Dall’Afghanistan verso l’Europa, in cerca di rifugio

"Molte persone cercheranno di lasciare l'Afghanistan e dobbiamo fare di tutto per aiutare i Paesi" confinanti "a sostenere i rifugiati": i talebani sono tornati al potere a Kabul e la cancelliera tedesca Angela Merkel con una sola frase mette in guardia sul possibile devastante impatto di un revival della crisi del 2015-2016, quando oltre un milione di richiedenti asilo mediorientali arrivò alle porte dell'Europa. L'indicazione è chiara: fare di tutto per aiutare gli Stati vicini a sostenere i civili in fuga, e limitare gli arrivi in Europa. Pakistan e Iran ne hanno già accolti rispettivamente 3,5 e 3 milioni. Una presa di posizione felpata quella di Merkel, in scia però con la linea dura del ministro dell'Interno austriaco, Karl Nehammer, secondo il quale "chi ha bisogno di protezione deve riceverla il più vicino possibile al proprio Paese d'origine".

Solo dieci giorni fa i ministri dell'Interno di Germania, Austria, Paesi Bassi, Danimarca, Belgio e Grecia, in una lettera indirizzata alla Commissione europea, pur riconoscendo la "delicata situazione alla luce del ritiro delle truppe internazionali" avevano chiesto di andare avanti con i rimpatri. Decisione poi invertita alla luce del precipitare della situazione, ma rivelatrice di un mood che si rispecchia anche nella decisione di Ungheria e Bulgaria, unici due Paesi nella Ue, di non sottoscrivere un appello della comunità internazionale in cui si raccomanda di permettere di partire agli afgani e ai cittadini internazionali che desiderano farlo. Di segno opposto la sollecitazione arrivata dal presidente del Parlamento europeo, David Sassoli: "L'asilo deve essere concesso a chi è in pericolo di persecuzione", ha ricordato. Mentre la delegazione del Pd all'Eurocamera ha chiesto la convocazione di un vertice dei leader straordinario, e la creazione di "canali di accesso e corridoi umanitari, con una particolare priorità per donne, minori e famiglie".

Di fronte alle immagini di panico e disperazione che arrivano da Kabul, il ministro della Difesa britannico Ben Wallace non ha saputo trattenere le lacrime in diretta tv. Alcune persone "non torneranno", ha dichiarato con la voce rotta dall'emozione, consapevole che non si potranno mettere in salvo tutti quelli che in questi anni hanno collaborato col Regno Unito. Dal 2015 sono circa 570 mila gli afgani che hanno chiesto asilo nell'Ue, 44 mila solo l'anno scorso, facendo del Paese il secondo per provenienza dei migranti nell'Ue nel 2020. L'Unhcr stima che dall'inizio dell'anno quasi 400 mila afghani siano sfollati internamente, circa 244 mila da maggio. E i dati di una settimana fa rivelavano che mezzo milione di persone era già pronta a fuggire dal Paese. Ora si è trasformata in una marea umana.