Il contenuto è gratuito ma soggetto a restrizioni d'uso. Si prega di consultare le nostre FAQ per conoscere le condizioni d'uso.
Cliccando su download/embed, dichiari di aver letto e di rispettare i termini di utilizzo.
Download

La destra si rafforza, come cambia il potere in Ue

Polonia, Italia, Repubblica Ceca, Ungheria, Svezia. Con l'eventualità che, l'anno prossimo, si aggiunga anche la Spagna. La destra in Europa avanza e potrebbe cambiare equilibri decennali nei processi decisionali all'interno dell'Unione. A rischio c'è innanzitutto quell'asse tra Ppe e S&D che, di fatto, ha fatto da dominus sulla linea maggioritaria nell'Unione, con il recente affiancamento dei liberali di Renew.

Ascolta "La destra si rafforza, come cambia il potere in Ue" su Spreaker.
Il contenuto è gratuito ma soggetto a restrizioni d'uso. Si prega di consultare le nostre <a href="https://ednh.news/it/faq" target="_blank">FAQ</a> per conoscere le condizioni d'uso.<br/>Cliccando su download/embed, dichiari di aver letto e di rispettare i termini di utilizzo.

Nelle riunioni dei 27 - a livello ministeriale, di leader o di rappresentanza diplomatica - una decisione può essere presa all'unanimità o a maggioranza qualificata. Quest'ultima procedura, soprattutto negli ultimi tempi, ha guadagnato consensi nelle istituzioni Ue perché ha permesso di aggirare il veto dell'Ungheria, spesso su posizioni divergenti rispetto a quello di Bruxelles. Per approvare una decisione a maggioranza qualificata serve il sì del 55% dei Paesi membri (di fatto 15 su 27) e, allo stesso tempo, che gli Stati che appoggiano la proposta rappresentino il 65% della popolazione europea. La minoranza di blocco include quindi almeno quattro membri del Consiglio, che rappresentino oltre il 35% della popolazione. Un 'no' di 4 Paesi tra i quali Italia o Polonia, che rappresentano quasi cento milioni di abitanti, non sarebbe quindi aggirabile. E Italia e Polonia, da qui al prossimo anno, saranno guidati dal Pis e da FdI, ovvero dai partiti che presiedono Ecr. Anche Petr Fiala, premier della Repubblica Ceca che fino a dicembre detiene tra l'altro la presidenza di turno, milita tra i Conservatori. Di impianto sovranista ma diversa è la posizione di Viktor Orban. Il suo partito, Fidesz, all'Eurocamera è senza casa dopo l'uscita dal Ppe. Del Ppe fa invece parte il premier incaricato svedese Ulf Kristersson, alle prese con la formazione del governo dopo che le elezioni hanno registrato il boom degli Svedesi democratici, formazione sovranista militante nell'Ecr. Domenica al voto andrà la Bulgaria dopo le dimissioni di Kiril Petkov, tra i premier più europeisti della storia del Paese balcanico.

Il contenuto è gratuito ma soggetto a restrizioni d'uso. Si prega di consultare le nostre <a href="https://ednh.news/it/faq" target="_blank">FAQ</a> per conoscere le condizioni d'uso.<br/>Cliccando su download/embed, dichiari di aver letto e di rispettare i termini di utilizzo.

E l'anno prossimo toccherà alla Spagna dove in ascesa ci sono il Partido Popular e Vox, tra i principali alleati europei di FdI. Il Ppe, negli ultimi anni ha perso terreno. In Germania, dove governa una coalizione tra Spd, Verdi e liberali. Ma anche in Francia, Irlanda e Belgio, roccaforti dei liberali di Renew. I Popolari reggono in Grecia, Austria, Croazia, Slovacchia Lituania e partecipano al governo olandese di Mark Rutte, la cui famiglia politica originaria è quella dell'Alde. I Socialdemocratici segnano la penisola iberica, con Antonio Costa in Portogallo e Pedro Sanchez in Spagna, e possono contare sull'apporto di Danimarca (con Mette Frederiksen al governo), Finlandia (con Sanna Marin premier) al Nord, e del governo di Cipro al Sud. In Slovenia governa invece l'indipendente ma europeista Robert Golob. La nuova mappa del potere in Ue è più variegata che mai. E le geometrie variabili sono dietro l'angolo.

Bruxelles cauta sul voto italiano, ma è allarme nelle capitali