La popolazione Ue invecchia, allarme per lavoro e finanze pubbliche

Bruxelles – Il calo delle nascite e l’aumento della popolazione anziana stanno avendo un effetto “sempre più pronunciato” sul mercato del lavoro, mettendo sotto pressione anche le finanze pubbliche. Ma la ‘silver economy’, basata sui consumi di chi è in età più avanzata, potrebbe rappresentare anche una “straordinaria opportunità”. Ne è convinta la vicepresidente della Commissione Ue responsabile per la demografia, Dubravka Suica, che in un’intervista all’ANSA ha illustrato il primo report sull’impatto del cambiamento demografico in Europa, adottato oggi dal collegio dei commissari.

Suica definisce “la sfida demografica” una delle “questioni più urgenti per lo sviluppo futuro del Continente”, accanto alle politiche su ambiente e digitale. L’Europa deve “restare competitiva nonostante il calo della popolazione in età da lavoro”, avverte, per questo la Commissione ha realizzato il report che non vuole “invertire le tendenze ma identificare nuove soluzioni”. Da qui prenderanno spunto anche un ‘Green paper’ sull’invecchiamento e un documento strategico sulle aree rurali che Bruxelles presenterà nei prossimi mesi. In 50 anni la speranza di vita alla nascita degli europei è aumentata di circa un decennio, e continuerà a crescere. Nel 2018 era in media di 78,2 anni per gli uomini e di 83,7 per le donne, mentre si prevede che nel 2070 arriverà rispettivamente a 86,1 e 90,3 anni. Allo stesso tempo, calano le nascite: la media è di 1,55 figli per donna.

Senza l’immigrazione la popolazione europea “avrebbe già cominciato a diminuire”, si legge nel report. Il costante aumento degli abitanti in Ue è dovuto al fatto che “dalla metà degli anni ’80, ogni anno sono arrivate in Ue più persone di quante se ne siano andate”.

L’invecchiamento sta avendo un effetto anche sul mercato del lavoro, perché si prevede che la popolazione in età lavorativa nell’Ue-27 “calerà del 18% entro il 2070”. Oggi ci sono in media 2,9 persone in età lavorativa per ogni over 65, nel 2070 saranno 1,7.

Gli effetti si faranno sentire anche sulle finanze pubbliche: prima della crisi si prevedeva che i costi legati all’invecchiamento sarebbero stati pari al 26,6% del Pil entro il 2070.

“L’Italia è fra i Paesi con uno degli impatti più evidenti in termini di sfide demografiche”, sottolinea la vicepresidente Suica. Se da un lato in gran parte delle regioni del centro-Sud e la Sardegna ogni donna diventa madre in media solo di 1,25 figli, dall’altro l’Italia è fra i Paesi con la più alta speranza di vita in buona salute: 66,8 anni, contro una media Ue di 63,5. Bisogna quindi fare i conti con una situazione demografica in evoluzione. “Il coronavirus ci ha mostrato che la popolazione anziana ha bisogno di determinati prodotti e servizi, la cui domanda potrà solo crescere”, spiega Suica, “la ‘silver economy’ può quindi rappresentare una opportunità straordinaria per gli imprenditori del futuro”.