L’Italia al 40% della spesa dei fondi Ue, indietro sul resto d’Europa

A partire dell’anno prossimo e fino al 2027, secondo quanto annunciato dalla commissaria Ue alla Coesione, Elisa Ferreira, l’Italia potrà contare sul triplo delle sovvenzioni europee rispetto a quelle degli ultimi sette anni. Risorse destinata non solo al Mezzogiorno, come dimostra l’esperienza del passato. Dal Piemonte al Veneto, dalla Lombardia all’Emilia-Romagna, dalla Toscana al Lazio, sono tantissimi i progetti cofinanziati con i fondi europei che anche nel Nord e nel centro hanno contribuito in questi anni allo sviluppo del territorio attraverso la realizzazione di infrastrutture, il sostegno alle imprese e centinaia di altre iniziative nei settori più disparati. Aiutando ad esempio le comunità montane ad adattarsi ai cambiamenti climatici e collaborando alla realizzazione di iniziative in favore delle fasce più deboli della popolazione.

COME FUNZIONANO E QUALI SONO I FONDI UE – Attraverso i fondi strutturali e d’investimento Ue (Esif), tra il 2014 e il 2020 sono state messi a disposizione del nostro Paese 44,7 miliardi di euro. A beneficiarne, secondo i dati della Commissione Ue, sono state soprattutto le Pmi (10 miliardi), l’occupazione (6) e l’ambiente (5). Ma anche l’amministrazione pubblica (800 milioni) e il settore delle tecnologie d’informazione (1,5 miliardi).

Tra le diverse tipologie di fondi europei, il più consistente è stato il fondo per lo sviluppo regionale (Fesr, da 21,5 miliardi), seguito dal fondo agricolo per lo sviluppo rurale (Feasr, da 10,4 miliardi) e dal Fondo sociale (Fse, da 10,2 miliardi).

L’ITALIA AL RALLENTATORE SULLA SPESA – Eppure l’Italia continua ad avere una capacità molto limitata di assorbire il denaro a disposizione. Negli ultimi sette anni, la spesa per i progetti andati in porto non supera a oggi il 40% delle risorse assegnate al nostro Paese. A livello europeo la media è stato invece speso il 47% dei 640 miliardi di euro disponibili per tutti gli Stati membri. Finlandia (77%), Irlanda (69%) e Lussemburgo (68%) si sono dimostrati i più virtuosi. Peggio dell’Italia, soltanto Grecia (38%), Slovacchia (38%) e Spagna (35%).

«L’Italia ha per tradizione un certo ritardo» nella spesa ma la speranza è che recuperi da qui al 2023, spiega Ferreira. Infatti, in base alle regole Ue ci sono ancora tre anni per smaltire le risorse assegnate ed evitare il rischio di perdere quelle non utilizzate. «Le questioni urgenti riguardano la Pubblica amministrazione, la qualità nella gestione dei fondi, la governance e la stabilità circa i progetti da realizzare», evidenzia Ferreira, spiegando che questi ambiti «sono motivo di preoccupazione, ma quando si capisce dov’è il problema, metà della soluzione è già trovata».

Nei prossimi sette anni, con il Recovery fund e il nuovo bilancio Ue, l’Italia riceverà in fondi europei una cifra tre volte superiore a quella precedente. «Stiamo definendo il futuro dei nostri figli e nipoti. Quindi è assolutamente essenziale che utilizziamo al meglio queste risorse», ammonisce Ferreira, che indica l’efficienza della produzione, la congestione nelle aree urbane e la valorizzazione di città, cultura e paesaggio come le priorità su cui puntare.

RECOVERY FUND, REACT-EU – All’interno del pacchetto del Next Generation EU (di cui la Recovery and Resilience Facility è la componente principale) si trovano anche nuove risorse ‘extra’ dal programma REACT-EU destinate alle Regioni Ue. Con il via libera dei leader Ue, che hanno raggiunto un accordo dopo il veto minacciato da Ungheria e Polonia, per i territori europei sono previsti 47,5 mld in due anni. All’Italia andranno 13,5 miliardi, di cui 10,7 nel 2021.