L’Ue amplia la lista nera dei paradisi fiscali, dentro anche gli Emirati

Bruxelles – Aumentano i paradisi fiscali nel mondo secondo la Ue che ha aggiornato la lista nera pubblicata nel 2017, portandola da cinque a 15. Ci sono anche gli Emirati Arabi, nonostante l’iniziale resistenza dell’Italia, propensa a concedere più tempo come chiedevano. Invece dalla lista grigia, cioè quella dei Paesi sotto monitoraggio, ne scompaiono ben 25, tra cui Andorra, Jersey e Panama, sebbene al centro di scandali ancora recenti.

La revisione della lista 2017 dei paradisi fiscali è stata un’operazione durata un anno. Nel 2018 la Commissione ha valutato 92 Paesi sulla base di tre criteri: trasparenza fiscale, buona governance e attività economica reale, nonché un indicatore, cioè l’esistenza di un’aliquota dell’imposta sulle società pari a zero. Per Bruxelles si tratta di un successo perché 60 Paesi che nel 2017 erano considerati a rischio, hanno preso provvedimenti eliminando più di 100 regimi fiscali ‘dannosi’.

Nella nuova blacklist ci sono i cinque già presenti dal 2017, gli unici che non hanno mai cooperato, cioè le Samoa americane, Guam, Samoa, Trinidad e Tobago e le Isole Vergini. Ora vengono aggiunte Aruba, Barbados, Belize, le Bermuda, Dominica, Fiji, Isole Marshall, Oman, Emirati Arabi e Vanuatu. Tutte giurisdizioni che non hanno attuato gli impegni annunciati entro la scadenza data dalla Ue. Altri 34 Paesi restano sulla lista ‘grigia’ per essere monitorati: tra questi le isole Cayman, Turchia, Svizzera, Capo Verde, Marocco, Montenegro. Mentre 25 sono stati rimossi, come Taiwan, Macao, Malesia, San Marino.