L’Unione europea boccia la manovra, si va verso la procedura di infrazione per la prima volta

Bruxelles – Non è più solo una guerra di cifre: quello tra la Commissione europea e il Governo è ormai uno scontro su due visioni opposte dell’economia, delle prospettive, delle regole che tengono insieme l’Eurozona. Per Roma la manovra del popolo spingerà la crescita all’1,5% l’anno prossimo, mettendo fine all’austerity. Per la Ue avrà invece un impatto addirittura negativo sul Pil, e porterà il Paese verso nuova austerità. Vista la distanza che separa le due capitali, e visto che la manovra rivista lascia i target invariati, Bruxelles ha deciso di fare il primo passo ufficiale verso l’apertura della procedura per debito eccesivo, spiegando perché ora “è giustificata”. Ma c’è ancora margine di manovra per evitarla. Il premier Conte proverà a sfruttarlo sabato sera, nella cena con il presidente Juncker. Al quale intende spiegare perché “andiamo avanti, convinti che questa sia la strada migliore anche per ridurre il debito”. Ma prima il premier dovrà riferire alla Camera, dove le opposizioni si sono fatte sentire.

Anche i due vicepremier confermano la rotta. Per Salvini si va avanti su “diritto al lavoro, alla salute e allo studio, meno tasse e più sicurezza”. Prima ironizza: “la lettera? aspetto quella di Babbo Natale”. Poi all’Europa chiede “rispetto per il Popolo Italiano, visto che paghiamo ogni anno almeno 5 miliardi in più di quello che ci torna indietro”. Di Maio invece prova ad accorciare le distanze con la Ue: “Vogliamo la stessa cosa: ridurre il debito. E l’Unione europea si convincerà che, per raggiungere l’obiettivo, abbiamo scelto l’unica strada che funziona: aiutare le famiglie e le imprese, creare nuove opportunità di lavoro per i giovani”. Il ministro dell’economia Tria, complice forse il calo dello spread sotto i 310 punti e la borsa di Milano che rimbalza, minimizza: parla di “divergenza contenuta sul deficit, di decimali” e interviene per assicurare che i piani del Governo mantengono “il totale controllo dei conti pubblici, nei limiti della moderata politica espansiva” necessaria per contrastare il rallentamento dell’economia. Torna a ribadire, poi, l’impegno sul calo del debito. L’Italia in concreto, per il momento, non ha intenzione di fare concessioni alle richieste europee.

Il flop del collocamento del Btp Italia non impensierisce e le opinioni restano le stesse sul Documento programmatico di bilancio del 23 ottobre: ridurre i target del deficit nominale, e portare il debito su un percorso di discesa agendo sul deficit strutturale. Perché “con quello che il Governo italiano ha messo sul tavolo, vediamo un rischio che il Paese cammini come un sonnambulo verso l’instabilità”, ha detto il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis, il più duro nell’analisi economica della manovra. “Porterà nuova austerity” e “avrà un impatto negativo sulla crescita”, dato che “non contiene misure significative per rafforzare il potenziale di crescita, anzi, possibilmente il contrario”. Ma resta valido l’invito al dialogo. Anzi, secondo il commissario Moscovici, ora “è più importante che mai”. Non solo perché può evitare l’apertura ufficiale della procedura per debito, ma perché può tenere a bada i mercati, rassicurati da una Commissione che, come un vigile urbano, interviene per mantenere l’ordine nell’Eurozona, evitando effetti contagio. Prova ne è – fanno notare fonti europee – che lo spread oggi ha chiuso in netto calo a 309. Ma il clima rimane comunque teso, con Moscovici che, criticato nei giorni da Salvini, restituisce le accuse e attacca i toni usati dal vicepremier: “Salvini non è un eroe, per niente. Nessuna istituzione prevede le stime fatte. E non è serio”. Lo spread – aggiunge poi – sale quando parla il governo italiano.

Il dialogo, comunque, potrebbe servire anche a gestire i tempi della procedura, che Dombrovskis ritiene si possa avviare anche entro dicembre. Ma non è così scontato. Entro 15 giorni gli sherpa dell’Ecofin devono dare l’ok all’opinione di Bruxelles, e solo dopo la Commissione potrà raccomandare l’apertura della procedura chiedendo allo stesso tempo una correzione dei conti da effettuare entro 3-6 mesi, a sua discrezione. Anche questo passaggio deve avere l’ok dell’Ecofin, entro il 1 febbraio. E si puntano già i riflettori sull’Ecofin previsto il 22 gennaio. Le sanzioni pecuniarie e lo stop dei fondi Ue sarebbe solo l’ultimo passaggio di un percorso che non potrà concludersi prima di fine aprile. Molto, forse troppo, a ridosso delle europee.

LE TAPPE – E’ un cammino complesso e inedito, che però lascia ancora spazio al dialogo e alla ricerca di compromessi nelle prossime settimane, quello che dopo la bocciatura della manovra arrivata oggi è destinato a portare l’Italia sotto procedura per deficit eccessivo dovuto al debito.

  • Il primo appuntamento è fissato per sabato sera, quando alla vigilia del vertice straordinario Ue sulla Brexit il premier Giuseppe Conte incontrerà a Bruxelles Jean-Claude Juncker e cercherà di fargli cambiare idea sulla manovra utilizzando tutti gli argomenti a sua disposizione. Senza però – a quanto è dato sapere per ora – mettere sul tavolo modifiche sostanziali. Ma la prossima, cruciale scadenza sulla strada della procedura è fissata tra due settimane.
  • Entro i prossimi 14 giorni, ha sottolineato il commissario per gli affari economici Pierre Moscovici, il Comitato economico e finanziario, il braccio tecnico dell’Ecofin composto dagli ‘sherpa’ dei ministri delle Finanze Ue, dovrà confermare il suo appoggio al percorso intrapreso dalla Commissione. A quel punto Bruxelles preparerà la ‘raccomandazione’ – sempre rivolta all’Ecofin, che voterà a maggioranza – per aprire formalmente la procedura. Secondo il vicepresidente dell’esecutivo europeo, Valdis Dombrovskis, l’iter potrebbe terminare anche prima della fine dell’anno. In ogni caso, spiegano a Bruxelles gli addetti ai lavori ripercorrendo le modalità previste dalle regole Ue, dovrà concludersi entro gennaio (per il 22/1/2019 è già in programma il primo Ecofin dell’anno).
  • Una volta aperta la procedura, il primo passo dovrebbe essere la richiesta di correzione degli squilibri identificati attraverso un percorso di rientro concordato nei modi e nei tempi. “La strategia con la quale Paolo Savona pensava di portare i partner Ue su posizioni più morbide nei confronti dell’Italia non sta funzionando”, fa osservare chi segue da vicino il dossier. “Savona puntava su un effetto contagio, e relative paure, che finora non c’è stato”. Invece, intorno all’Italia si è creato una sorta di cordone sanitario. La decisione della Bce di dotarsi di un ”bazooka” in grado di acquistare i titoli di Stato di chi è sotto attacco per puri motivi speculativi, è il ragionamento, ha spuntato la principale arma di ricatto, il ‘too big to fail’ (troppo grande per fallire) su cui l’Italia sembrava contare. Ed il fatto che lo spread si stia allargando non solo con i bund tedeschi ma anche con i titoli di Stato portoghesi e spagnoli avvalora la tesi. E così l’Italia viaggia verso una procedura mai applicata in precedenza (quella per debito) che, si osserva ancora a Bruxelles, potrebbe costringere i conti pubblici nazionali ad indossare per anni una camicia di forza cucita su misura a Bruxelles con il sostegno di tutti gli altri membri dell’Eurogruppo e la maggioranza di quelli che siedono nell’Ecofin.