Non c’è cura per la Xylella, secondo l’Efsa anche l’Europa rischia

Roma – Non esiste alcuna cura in grado di eliminare il batterio Xylella fastidiosa che minaccia non solo piante ornamentali e spontanee, mandorli e ulivi dei Paesi mediterranei ma la maggior parte del territorio Ue. Sono le conclusioni di due pareri dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) sulla fitopatologia che ha messo a terra, in sei anni, l’olivicoltura del Salento estendonsi poi verso Nord in Puglia. Con focolai poi registrati anche in Spagna, Francia, Corsica compresa, Portogallo e Germania, Usa, oltre che nella macchia mediterranea del Monte Argentario, in Toscana. Secondo gli esperti alcuni trattamenti sperimentati in questi anni possono ridurre i sintomi, ma non eliminare il batterio. L’applicazione tempestiva delle misure di controllo Ue resta quindi l’unico modo per fermarlo, sottolinea l’Authority con sede a Parma.

Le simulazioni condotte dal panel Efsa suggeriscono che l’eradicazione potrebbe essere ottenuta anche con un raggio inferiore ai 100 metri, ma solo in caso di diagnosi precoce della malattia, controllo degli insetti vettori molto efficiente per adulti e larve, rimozione immediata delle piante. Secondo una stima di Coldiretti, il batterio Xylella fastidiosa in Salento ha infettato 21 milioni di piante, con un conto-danni per 1,2 miliardi di euro. In base alle ultime stime di Italia Olivicola, a causa del batterio sono 4 milioni le piante definitivamente improduttive, 50 mila gli ettari desertificati, mentre la produzione olivicola si è ridotta del 10%. L’approvazione del Decreto emergenze in agricoltura, oggi convertito in legge, “è una vittoria per tutto il comparto agroalimentare italiano”, afferma il ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio ricordando tra i provvedimenti principali il contrasto alla Xylella e le gelate in Puglia. L’importante legge potrebbe tuttavia non bastare al comparto più danneggiato, l’olivicoltura pugliese. “Ha ragione l’Efsa, non bisogna abbassare la guardia e serve un impegno straordinario di tutti per arginare questo male endemico che ha già pesantemente compromesso l’olivicoltura pugliese – ha commentato Pantaleo Greco, presidente della Federazione nazionale Olivicola di Confagricoltura nel chiedere il proseguo della “ricerca scientifica, adeguati fondi europei e nazionali nonché un maggior rigore di Bruxelles per impedire l’accesso nella Ue di nuovi patogeni ed organismi nocivi con il materiale vegetativo importato da Paesi terzi”. Concorda l’Unaprol: la battaglia si vince con reimpianti, ricerca e pratiche agricole virtuose.

XYLELLA, CASO N.1 IN SALENTO NEL 2013, POI UE E USA – Il batterio xylella fastidiosa, capace di infettare oltre 500 specie vegetali in tutto il mondo con 100 milioni di dollari l’anno di danni calcolati solo sui vigneti californiani, è stato individuato per la prima volta in Europa nel 2013 in Salento, in Puglia, quale responsabile della sindrome di disseccamento rapido degli ulivi. Nel 2015 il batterio è stato identificato in Francia, in Corsica e nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Nel 2016 è stata la volta delle Baleari, con infezione di ulivi, viti e mandorli, e di una serra in Germania. Le piante nel focolaio tedesco sono state distrutte e il batterio eliminato, operazione resa più semplice dal fatto che si trattava di un vivaio e non di una vasta area, come accade in Puglia o nella Spagna sud-orientale, dove nel 2017 il batterio viene trovato sui mandorli nella provincia di Alicante, con l’area dell’epidemia che oggi supera i 134mila ettari. Nel 2018, la Spagna ha notificato la presenza del patogeno in un ulivo situato nella regione autonoma di Madrid, e nello stesso periodo un vivaio belga distruggeva tutti gli ulivi in azienda dopo averne trovato uno infetto. All’inizio del 2019 sono stati segnalati due nuovi focolai, uno in Toscana sul Monte Argentario e l’altro nel distretto di Porto in Portogallo su piante ornamentali e spontanee.