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Nel negoziato Ue-Italia entra la variabile Francia

Bruxelles - Dopo l'annuncio delle nuove misure economiche di Macron, nel negoziato tra Bruxelles e Roma irrompe la variabile francese. La mossa per placare la rabbia dei gilet gialli sembra avvicinare Parigi alla battaglia italiana sul bilancio e fa sperare in una nuova alleata contro i falchi del Nord che premono per la procedura d'infrazione. Ma i due casi sono simili solo in apparenza. Nella sostanza, la manovra 2019 della Francia è già stata approvata dalla Ue perché rispettava le regole, e i suoi conti saranno rivalutati solo a maggio, comprese le nuove misure che potrebbero far esplodere il deficit. Quella italiana invece è stata per ora respinta, e si rischia una procedura imminente se il dialogo non porterà ad un accordo. Sullo scenario tecnico, però, come sempre si inserisce quello politico. E politicamente sarà difficile per la Ue giustificare una disparità di trattamento così evidente tra Francia e Italia: a Macron viene dato un vantaggio di sei mesi spendibile nella campagna elettorale per le europee, mentre all'Italia viene negata da subito una manovra espansiva pensata, come le misure francesi, per il 'popolo'.  La situazione dei due Paesi è molto diversa. A fotografarlo sono anche i mercati: le concessioni del presidente francese non hanno avuto alcun impatto sullo spread dei titoli decennali di Parigi: il differenziale con la Germania è aumentato di soli 4 punti: ieri era a 44 punti, oggi a 48 punti base.

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Ma dal punto di vista delle regole tecniche europee le differenze ci sono. Macron ha ottenuto l'ok alla finanziaria 2019 perché i suoi numeri, fino ad ottobre, non erano in aperta violazione delle regole come accaduto per il bilancio del governo gialloverde. Il Dpb francese è stato infatti promosso con la formula usata anche per l'Italia gli anni scorsi, che evidenzia solo un "rischio di deviazione significativa" dagli impegni. Ma, sostanzialmente, un miglioramento dei conti è previsto: uno 0,2% di sforzo strutturale per il 2019 è bastato a rispettare le regole. E sebbene le nuove misure rimetteranno pressione sul disavanzo, a pochi mesi dall'uscita dalla procedura per deficit eccessivo, la valutazione verrà fatta solo a maggio. Il governo francese ha quindi tempo per strutturare bene le spese e, ad esempio, chiedere quella flessibilità per riforme, investimenti o eventi eccezionali di cui non ha ancora mai usufruito. A differenza dell'Italia che ne ha già esaurite tutte le voci ottenendo negli ultimi 4 anni uno sconto complessivo di circa 30 miliardi di euro. La differenza sul piano tecnico, però, non basterà a giustificare sul piano politico le scelte della Commissione di fronte all'opinione pubblica che a maggio voterà per le europee. Ed è in questo scenario che Macron potrebbe essere un involontario alleato dell'Italia: qualunque sua pressione su Bruxelles, perché gli conceda flessibilità o più tempo per rimettere in ordine i conti pubblici, potrebbe influire positivamente anche sulla trattativa con Roma. L'uomo chiave in questo quadro, messo in difficoltà dalle mosse di Macron, è il francese Moscovici: se farà concessioni al suo Paese natale, non potrà essere troppo severo con l'Italia. Sempre, però, che i falchi del Nord lo consentano. Il Ppe, con il presidente del Parlamento Ue Antonio Tajani e il capogruppo Manfred Weber, ricordano intanto che le regole valgono per tutti, e quindi anche la Francia di Macron sarebbe sanzionata se le violasse.