Svolta per la Macedonia, la Grecia approva l’accordo sul nome

Roma – Con un voto che mette da parte un fiero antagonismo storico, venerdì 25 gennaio il Parlamento greco ha approvato il cosiddetto accordo di Prespa raggiunto dopo lunghi negoziati lo scorso 17 giugno dai premier greco Alexis Tsipras e macedone Zoran Zaev sul nuovo nome della Macedonia, che da ora si chiamerà quindi Repubblica della Macedonia del Nord. Si tratta di un’intesa che di fatto fa cadere tutte le obiezioni che Atene aveva posto in via pregiudiziale al percorso di Skopje verso la Nato e l’Unione Europea. E non a caso, le massime autorità dell’Ue si sono affrettate a congratularsi con entrambi i Paesi. “Atene e Skopje hanno, insieme, scritto una nuova pagina del nostro futuro comune nell’Ue”, hanno affermato in una nota congiunta il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, l’Alto rappresentante Federica Mogherini e il commissario all’allargamento Johannes Hahn, precisando di aver accolto “calorosamente” la notizia della ratifica dell’accordo da parte del Parlamento greco. Il presidente della commissione Affari esteri del Parlamento europeo David McAllister (Ppe) e l’eurodeputato responsabile del dossier macedone, Ivo Vajgl (Alde), a loro volta, hanno sottolineato che “lo sblocco di una disputa apparentemente irrisolvibile ha richiesto intensi sforzi diplomatici e il compromesso non sarebbe stato possibile senza il sostegno e la responsabilità dimostrati dagli attori politici e civili nei due Paesi”. Gli eurodeputati chiedono quindi ora alle capitali Ue di “riconoscere i continui progressi compiuti” dalla Macedonia e “aprire i negoziati di adesione all’Ue nel giugno di quest’anno”, quando i Ventotto saranno chiamati a prendere una decisione sul futuro di Skopje nell’Unione.

La strada per giungere al risultato di oggi è stata particolarmente impervia. Al primo ministro Alexis Tsipras ha causato un pesante scossone nell’esecutivo, quando Panos Kammenos – leader del partito nazionalista di destra, Anel e partner di minoranza – si è dimesso da ministro della Difesa. In Macedonia, dopo un referendum deludente per partecipazione, conservatori e nazionalisti hanno manifestato ripetutamente contro l’intesa, e in Grecia, ancora ieri, la polizia è stata costretta a ricorrere ai gas lacrimogeni per disperdere la folla che si era riunita davanti al Parlamento ad Atene per protestare contro la ratifica dell’accordo. Alcune migliaia di dimostranti hanno scandito a lungo “traditori!” all’indirizzo di governo e parlamento. I critici in Grecia sostengono che l’accordo mini l’integrità della loro identità legata ad un patrimonio culturale risalente ad Alessandro Magno, ovvero a più di 2.300 anni fa. Per questo, la contrarietà nella formulazione del nuovo nome è particolarmente accesa nel nord del Paese, nella regione della Macedonia settentrionale che confina con l’ex repubblica jugoslava che ha scelto il nome Macedonia dopo aver dichiarato indipendenza nel 1991. Ma ormai devono arrendersi e accettare un nuovo capitolo della storia della regione e d’Europa.