Tav, quanto vale? In ballo un appalto da 2,3 miliardi, a rischio 300 milioni dell’Ue

Torino – I bandi di gara (‘avis de marchés’) pubblicati lunedì 11 marzo da Telt, il soggetto promotore incaricato dai governi di Italia e Francia di realizzare la nuova Torino-Lione, hanno un valore pari a 2.3 miliardi di euro e riguardano i lavori di scavo del ‘tunnel di base’ lungo 57.5 km e a due canne.  Fanno parte di un appalto unico, ma diviso in tre lotti, che è ‘congelato’ dal luglio scorso. Sono la parte più consistente dell’insieme di 81 lotti, pari a 5,5 miliardi di euro e previsti in 12 cantieri operativi, lanciato da Telt nel maggio scorso con un roadshow di presentazione alle imprese tra Italia e Francia. L’iter era stato ancora fermato il 19 febbraio scorso, quando il cda di Telt, riunito a Parigi, ha deciso all’unanimità “un breve rinvio, alla luce della situazione e a seguito dei contatti con i Governi”.

L’obiettivo per la consegna della linea ad alta velocità Torino-Lione “resta il 2030” e dobbiamo “tenere duro” per rispettare questa scadenza, ha detto il presidente di Telt, Hubert du Mesnil, intervistato in diretta da France Info. “Siamo al servizio di questa scelta e ci crediamo”, ha aggiunto, evidenziando i benefici ecologici del progetto, che a suo parere contribuirà a liberare le Alpi dall’inquinamento dei Tir.

La rilevanza di un’opera come l’alta velocità, ha ammonito il centro studi di Confindustria, “va oltre il mero calcolo economico e include anche aspetti legati alla sostenibilità ambientale, alla competitività territoriale, agli effetti di agglomerazione sulle economie locali, all’impatto reputazionale”. Insomma, per gli industriali italiani, la bocciatura dell’analisi costi benefici non può bastare per fermare la Tav. Netto anche l’avvertimento della Commissione europea, secondo cui “la pubblicazione degli ‘avis de marche’ è un primo passo necessario”. Ma “altri ne serviranno” per scongiurare il rischio di perdere i fondi Ue.

Se le scadenze non fossero rispettate, la Commissione Europea applicherà infatti una riduzione di 300 milioni di euro sul totale degli 813 milioni della prima tranche di contributi comunitari. In caso di stop definitivo, inoltre, partirebbe tutta la partita delle penali, calcolate dai promotori della Tav in 2 miliardi di euro (oltre agli 1,8 stimati per mettere in sicurezza le gallerie già realizzate e la Torino-Lione storica). A comunicare ufficialmente, con una lettera datata 19 febbraio, il rischio del taglio è stata l’Inea (Innovation and Networks Executive Agency), l’agenzia che gestisce i fondi Ue. E oltre la riduzione dei contributi, la mancata pubblicazione dei bandi di gara, avrebbe conseguenze amministrative, civili e contabili sui decisori.

Con il lancio dell’appalto parte la prima fase, di sei mesi, nella quale le imprese vengono invitate a formalizzare la manifestazione di interesse alla partecipazione. Al termine di questo primo passaggio, vengono individuate le imprese con i requisiti per concorrere e Telt deve informare Italia e Francia se ci sono le condizioni per passare alla seconda fase, prima di inviare i capitolati di appalto alle aziende. La pubblicazione dei bandi, secondo il codice degli appalti francese che Telt segue per statuto, non comporta oneri né obblighi per la stazione appaltante (la stessa Telt) né per gli azionisti né per gli Stati. La legislazione francese, infatti, prevede una norma ‘dissolvente’ che consente di dichiarare all’occorrenza ‘senza seguito’ una procedura di gara già pubblicata ma per cui nel frattempo siano venute meno le volontà politiche di procedere (fino alla firma del contratto).