Von der Leyen, il Green Deal è il nostro uomo sulla luna

Bruxelles – La nuova Commissione europea debutta con un passo da “uomo sulla Luna”, come lo ha battezzato la presidente Ursula von der Leyen, convinta che la sua creatura, il Green Deal, trasformerà l’Europa nel primo Continente neutro per il clima entro il 2050. E’ un cambio di paradigma dell’economia, che dall’energia fossile deve passare alle rinnovabili, della società che deve convertirsi ai consumi sostenibili, e delle imprese la cui produzione dovrà diventare amica dell’ambiente. Sulla carta, è la prima risposta ai Fridays for Future. Nella pratica, non solo manca di dettagli concreti ma alimenta anche le divisioni tra i Paesi Ue che vogliono più aiuti per la transizione e quelli che non intendono pagare per far crescere le economie altrui. Per la von der Leyen l’obiettivo è “riconciliare l’economia con il nostro pianeta”, con una “nuova strategia di crescita Ue” che dia all’ambiente “più di quello che toglie”. Perché “il vecchio modello di crescita basato su combustibili fossili e inquinamento è fuori dal tempo e dal mondo”, ha detto la presidente che punta a fare dell’Europa la “capofila” dell’economia pulita, in modo che l’anno prossimo possa essere “un modello” alla Cop 26 di Glasgow.

Il Green Deal, per ora, è però una road map piuttosto scarna di dettagli. Non c’è nemmeno lo scorporo degli investimenti dal calcolo del deficit che è stato rinviato a una discussione successiva. Prevede invece una cinquantina di iniziative da varare nei prossimi due anni, la più concreta delle quali è l’aumento degli obiettivi di riduzione delle emissioni al 2030 dall’attuale 40% al 50-55% (rispetto al 1990). Con conseguente revisione di buona parte della legislazione sul clima approvata negli ultimi cinque anni. Per il resto indica una serie di azioni in tutti i settori, dai trasporti all’agricoltura, dall’energia all’ambiente, che dovranno aiutare ad aumentare efficienza, riciclo, uso di fonti pulite, lotta all’inquinamento. Ad esempio, ci saranno nuovi target di riduzione dei pesticidi chimici, fertilizzanti e antibiotici, un nuovo piano per l’economia circolare ovvero il riutilizzo dei materiali, nuove strategie per la biodiversità e la gestione delle foreste, nuovi obiettivi per la mobilità elettrica. Tutto nei prossimi due anni. Per finanziare una ‘transizione equa’, la Commissione stima che servano 260 miliardi l’anno di investimenti pubblici e privati. Bruxelles propone che l’Ue contribuisca con il 30% del fondo InvestEU con il rafforzamento del fondo di modernizzazione dell’Ets (il sistema di scambio di quote di Co2) e con la collaborazione con la Banca europea degli investimenti.

C’è poi un fondo nuovo, che già fa discutere, e che aiuterà i Paesi nella transizione. Si chiamerà ‘Fondo per la transizione equa’ e il vicepresidente Frans Timmermans spiega che aiuterà non solo quelli che sono ancora molto dipendenti dal carbone, ma anche chi ha industrie in difficoltà o emergenze sociali come un aumento della disoccupazione. Sia Timmermans che von der Leyen sottolineano che servirà “solidarietà” per affrontare la transizione. Ma è proprio questo che negli ultimi anni, sempre di più, manca all’Europa. Che arriva già divisa al summit Ue di domani dedicato proprio al Green Deal e al bilancio pluriennale Ue, temi legati perché il Green Deal sarà finanziato dal budget Ue. Tre Paesi dell’Est – Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca – vorrebbero più soldi per la transizione, altri vorrebbero che il nuovo fondo aiutasse non solo i Paesi ma anche interi settori in difficoltà, come, ad esempio, quello dell’acciaio. Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, vorrebbe un accordo sul clima già al summit di domani, ma alcuni invece vorrebbero rinviare tutto di qualche mese, trovando prima un’intesa sul bilancio Ue.