White Paper, il governo britannico chiede un’uscita pragmatica. Si va verso il ‘no deal’

Londra – “Una proposta credibile, audace, ambiziosa, ma anche pragmatica”. Così il nuovo ministro britannico per la Brexit, Dominic Raab, ha sintetizzato il contenuto del Libro Bianco (White Paper) sui dettagli della nuova piattaforma negoziale più soft con l’Ue del governo di Theresa May, presentato il 12 luglio. L’obiettivo è “una relazione su misura” con Bruxelles, spiega Raab alla Bbc, ribadendo in particolare la prospettiva di un’area di libero scambio per i prodotti industriali e agricoli.

La premier Theresa May ha citato a sua volta “12 principi chiave” per “proseguire il cammino verso la Brexit”. Mentre sul Sun ripete ancora una volta (in risposta ai falchi Tory euroscettici e ai venti di rivolta interna innescati dalle dimissioni di David Davis e Boris Johnson) che la sua linea offre comunque “il miglior risultato” possibile: includendo “la fine della libertà di circolazione” delle persone e della giurisdizione della Corte di Giustizia Ue, nonché la possibilità per il Regno di siglare accordi commerciali autonomi con Paesi terzi.

Il documento di 104 pagine chiede “una Brexit pragmatica e concreta”. Lo scopo principale di Whitehall è “rispettare il risultato del referendum e la decisione del pubblico del Regno Unito di riprendere il controllo delle leggi, dei confini e del denaro del Regno Unito”. La nuova relazione con l’Ue dovrebbe essere “di portata più ampia rispetto a qualsiasi altro rapporto tra l’Ue e un paese terzo”, “fiduciosi di poter contare e fidarsi degli impegni presi l’uno con l’altro”. Ciò comporterebbe un dialogo regolare, istituzioni comuni e mezzi “solidi e appropriati” per risolvere le controversie, coinvolgendo un arbitrato vincolante, che farebbe riferimento alla Corte di giustizia europea.

“Siamo aperti a qualunque soluzione purché siano praticabili ed in tempo utile per il recesso. Siamo pronti ad accettare anche un ‘no deal’ e ci prepariamo a qualunque livello”, ha avvertito a più riprese nelle ultime settimane il capo negoziatore dell’Ue, Michel Barnier. Che, lo ha detto, non negozierà sul White Paper pubblicato il 12 luglio dal governo britannico, nell’illusoria speranza di accelerare le trattative.

“60 possibilità contro 40” che la Gran Bretagna non riesca a raggiungere un accordo con Bruxelles sulla Brexit. E’ la stima del ministro del commercio internazionale Liam Fox in un’intervista al Sunday Times. Il rischio di un ‘no-deal’ è aumentato, secondo il ministro, a causa dell'”intransigenza” dei burocrati europei che hanno “un’ossessione teologica verso le regole dell’Ue” invece che “il benessere economico”. Alcuni commentatori britannici ritengono che il commento del ministro faccia parte di una strategia del governo per mettere pressione ai leader europei e così far passare il piano di Theresa May. Oggi intanto un portavoce di Downing Street ha fatto sapere che “il governo di Londra ha fiducia nel fatto che si troverà un buon accordo”, tuttavia si sta preparando anche all’eventualità che l’intesa non si trovi affatto.

I punti principali del White Paper:

  1. Economia e commercio.Sviluppare una relazione economica ampia e profonda con l’Ue che massimizzi la prosperità futura […] e riduca al minimo gli ostacoli agli scambi tra il Regno Unito e l’Ue, proteggendo posti di lavoro e mezzi di sussistenza – allo stesso tempo sfruttando le opportunità commerciali globali”. L’obiettivo del Regno Unito è una zona di libero commercio per le merci, che dia un accesso alle frontiere senza frizioni e senza “dichiarazioni doganali costose”. Il piano “consentirebbe ai prodotti di subire solo una serie di approvazioni e autorizzazioni in entrambi i mercati, prima di essere venduti in entrambi”. Il Regno Unito e l’Ue diventerebbero un “territorio doganale combinato” per le merci, in cui il Regno Unito applicherebbe le tariffe e le politiche commerciali dell’Ue per le merci destinate al blocco, con le tariffe interne imposte per le merci dirette nel Regno Unito. In pratica, secondo il White Paper, quando un prodotto raggiunge il confine del Regno Unito e la sua destinazione “può essere dimostrata in maniera solida da un operatore fidato”, verrà applicata la relativa tariffa Uk o Ue. Se la destinazione non può essere dimostrata, verrà applicata la più alta delle due tariffe, con il rimborso effettuato secondo necessità se il prodotto finisce alla fine nella destinazione tariffaria più bassa. Questo schema comporterebbe discussioni con l’Ue sui regimi di fiducia degli operatori commerciali e le disposizioni per i rimborso. Il libro bianco propone un regolamento comune per “sostenere la zona di libero scambio per i beni”. Ciò implicherebbe che le norme BSI britanniche non si discostano dai loro equivalenti Ue, e test comuni per le merci. La proposta comporterebbe un regolamento comune su prodotti alimentari e agricoltura e la partecipazione del Regno Unito alle agenzie dell’Ue per prodotti chimici, aerei e medicinali, “accettando le regole di queste agenzie e contribuendo ai loro costi”. Ci sarebbero accordi separati per i servizi, dando alla libertà del Regno Unito “la possibilità di tracciare il proprio percorso nelle aree che contano di più per la propria economia”. In particolare, ci sarebbero nuovi accordi sul commercio digitale, che consentirebbero al Regno Unito e all’Ue “di rispondere agilmente alle nuove opportunità e sfide presentate dalle tecnologie emergenti”. I dettagli dei nuovi accordi sui servizi rimangono vaghi, ma si baserebbero su “i principi del commercio internazionale e dei precedenti degli attuali accordi commerciali dell’Ue”, si legge nel documento, oltre ad elementi come il continuo riconoscimento reciproco delle qualifiche professionali. Questa sezione richiede anche un nuovo e completo accordo sui servizi finanziari, a partire da una posizione di “regole identiche e quadri di vigilanza intrecciati”. Per quanto riguarda il cibo, ciò includerebbe l’equivalenza di elementi quali l’etichettatura, gli accordi di speculazione che l’Ue ha già con altre nazioni, ad esempio sugli standard comuni per i prodotti commercializzati come biologici. Garantire il libero commercio con i mercati europei. “Cercheremo – spiega il documento – una nuova partnership strategica con l’Ue, compreso un accordo di libero scambio di ampia portata, ambizioso e coraggioso. E cercheremo un nuovo accordo doganale reciprocamente vantaggioso”. Il governo britannico vuole poi garantire nuovi accordi commerciali con altri Paesi.
  2. Unione. Proteggere il processo di pace in Irlanda del Nord, evitare la frontiera dura irlandese, salvaguardare l’integrità costituzionale del Regno Unito e devolvere poteri adeguati. Whitehall ricerca dunque un accordo che funzioni per l’intero Regno Unito, per la Scozia, il Galles, l’Irlanda del Nord e tutte le parti dell’Inghilterra. “Rimaniamo pienamente impegnati” a rispettare gli “accordi di Belfast”, recita il testo, sottolineando di voler proteggere gli storici legami con l’Irlanda e mantenere la Common Travel Area.
  3. Cittadini, libertà di circolazione, immigrazione. Porre fine alla libera circolazione con un nuovo sistema di immigrazione. Mentre i dettagli della futura politica migratoria saranno decisi nei mesi a venire. “Avremo il controllo – si legge – sul numero di cittadini comunitari che verranno nel Regno Unito”, ma allo stesso tempo Whitehall cercherà di attrarre ancora i “migliori e più brillanti” dall’Ue e di garantire i diritti dei cittadini comunitari nel Regno Unito e dei britannici in Ue: “Vogliamo garantire lo status dei cittadini dell’Ue che già vivono nel Regno Unito e quello dei cittadini britannici che vivono in altri Stati membri”. Gli accordi cercheranno di aiutare le imprese a ottenere il personale giusto, consentire ai cittadini di viaggiare senza visto per turismo o viaggi d’affari temporanei, e aiutare gli studenti a studiare all’estero. L’impegno è anche quello di proteggere i diritti dei lavoratori.
  4. Sicurezza. Continuerebbe la condivisione di dati e informazioni per proteggere i cittadini e la partecipazione del Regno Unito ad agenzie come Europol. Ciò comporterebbe anche il coordinamento in materia di politica estera e di difesa.
  5. Garantire che il Regno Unito resti il miglior luogo per la scienza e l’innovazione.
  6. Sistema giuridico e democrazia. Lasciare le istituzioni Ue e rivendicare la sovranità del Regno Unito, assicurando che le leggi siano fatte nel Regno Unito, riprendendo controllo del corpo giuridico. Rafforzare la posizione del Regno Unito nel mondo, promuovere principi generali come l’apertura e la libertà.
  7. Ambiente. Mantenere “alti standard ambientali” con un nuovo corpo statutario per monitorare, ma non contiene dettagli di ciò che ciò significherebbe nella pratica.