Centomila casi in Europa, a Madrid un decesso ogni 16 minuti

Roma – Se non si agirà in tempo per fermare “l’incendio”, il coronavirus “ucciderà milioni di persone”. Stavolta è l’Onu a lanciare l’allarme su una crisi sanitaria globale senza precedenti nei suoi 75 anni di storia: una crisi che – “è quasi una certezza” – porterà a una recessione globale di “dimensioni record”, avverte il segretario generale del Palazzo di Vetro, Antonio Guterres, riecheggiando le parole di molti leader mondiali: “Siamo in guerra contro un nemico comune”. Nel mondo si contano già oltre 9.300 vittime, con l’Italia che con 3.405 morti in tre settimane ha superato la Cina per numero di decessi. E’ ormai l’Europa infatti l’epicentro della pandemia: sono centomila i casi confermati finora, con il virus che arriva a contagiare anche capi di Stato e vertici delle istituzioni, come il principe Alberto di Monaco o il negoziatore Ue per la Brexit Michel Barnier. In Spagna i contagi hanno raggiunto i 17 mila – ma secondo gli esperti sarebbero decine di migliaia – e il numero dei morti è cresciuto del 30% in sole 24 ore, superando quota 760: a Madrid, la città più colpita, si conta ormai un morto ogni 16 minuti e le imprese funebri hanno deciso di lavorare alle cremazioni 24 ore su 24. Il nemico invisibile – contro cui Berlino richiamerà anche i riservisti dell’esercito – continua ad avanzare anche in Germania. I casi sono quasi 14 mila e le vittime 44, mentre ci si interroga su una percentuale di morti più bassa che nel resto d’Europa, dovuta secondo gli esperti a una combinazione di circostanze: dall’alto numero di giovani contagiati alla mancanza di test post-mortem.

E se in Italia – pioniera del lockdown in Occidente, poi adottato da altri Paesi Ue – si pensa già a ulteriori restrizioni, il presidente francese Emmanuel Macron tuona contro i suoi concittadini che hanno preso le disposizioni “troppo alla leggera”, dimostrando di “non aver capito il messaggio”: restez chez vous (Restate a casa). Con quasi 11 mila casi e oltre 370 morti, il governo stringe altre maglie: le spiagge del Mediterraneo sono ormai off limits e, come in Spagna, si pensa a requisire gli alberghi per proteggere anche i senzatetto. Di fronte a misure di contenimento più soft – scuole chiuse ma esercizi ancora aperti – è invece soddisfatto dell'”enorme sforzo” dei suoi connazionali il premier britannico Boris Johnson, fiducioso di poter “sloggiare il virus in 12 settimane”. Mentre l’ultranovantenne regina, tornata per precauzione in isolamento nel castello di Windsor, fa appello alla “capacità di unirsi” del popolo britannico in un periodo di “grande incertezza e preoccupazione”. Il governo, di fronte a 3.269 casi accertati e 144 morti fino ad ora, ha comunque presentato un pacchetto di misure d’emergenza che include la possibilità di arrestare chi dovesse sottrarsi alla quarantena. Smentite invece le voci di una totale chiusura di Londra, con un blocco di ingressi e trasporti.

Fuori dal Vecchio continente, resta l’Iran il Paese più colpito con oltre 18 mila contagi e più di 1.200 morti e con il costante sospetto che le cifre siano molto più alte. Anche gli Stati Uniti hanno superato quota 10 mila casi con un’impennata nelle ultime 24 ore. Il presidente Donald Trump continua ad accusare la Cina e a sciorinare messaggi rassicuranti (“Torneremo più forti di prima”, tra le sue ultime dichiarazioni), mentre il Dipartimento di Stato pensa a una stretta su tutti i voli internazionali e a far rientrare tutti gli americani all’estero. Resta invece un mistero la reale diffusione del coronavirus in Russia, che al momento dichiara ‘solo’ 200 casi. In giornata il centro russo di emergenza contro il virus aveva annunciato la morte della prima paziente affetta da Covid-19, una donna di 79 anni. Qualche ora dopo la smentita di Mosca: “Nessun decesso dovuto all’infezione: la paziente è morta per le patologie pregresse”.

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