L’Europa alla prova della fase 2: le app di tracciamento scelte dai Paesi Ue

Bruxelles – Anonimato, volontarietà, sì al Bluetooth, no alla geolocalizzazione, interoperabilità tra Paesi Ue. La Commissione Ue ha dettato le regole per un’app di tracciamento del contagio da coronavirus e sostiene un approccio comune dei governi nel costruire una piattaforma tecnologica che, insieme ad altre misure, possa aiutare a gestire la cosiddetta ‘fase 2’.

  • TECNOLOGIA – La tecnologia giudicata più idonea per il tracciamento è il bluetooth. Le app, spiega la Commissione Ue, devono “stimare con sufficiente precisione” (circa 1 metro) “la vicinanza” tra le persone per poi rendere efficace l’avvertimento se si è venuti in contatto con un positivo al Covid-19.
  • NO GPS – “I dati sulla posizione dei cittadini non sono necessari né consigliati ai fini del tracciamento del contagio” sottolinea Bruxelles escludendo dunque la geolocalizzazione e precisando che l’obiettivo “non è seguire i movimenti delle persone o far rispettare le regole” perché questo crea “rilevanti problemi di sicurezza e privacy”.
  • PRIVACY – Per mantenere l’anonimato, è previsto che le app utilizzino un ID (codice d’identificazione utente, ndr) “anonimo e temporaneo che consenta di stabilire un contatto con gli altri utenti nelle vicinanze” e di i registrare e archiviare i dati crittografati dei reciproci ID. Deve essere garantita l’archiviazione dei dati “crittografati su dispositivi individuali” e il loro trattamento limitato nel tempo e a fini esclusivamente sanitari.
  • UTENTI – L’installazione delle app deve essere “volontaria” e dev’essere prevista la richiesta di “consenso per ogni funzionalità”. Secondo uno studio dell’Università di Oxford, per essere efficace un’app di tracciamento deve coprire circa il 60% della popolazione.

In Europa esiste già un progetto che potrebbe soddisfare i criteri europei, su cui stanno convergendo Francia, Germania e Spagna. Si chiama Pepp-Pt (Pan-European Privacy-Preserving Proximity Tracing), messo in piedi da un gruppo di 130 scienziati e 32 fra aziende e istituti di ricerca di 8 Paesi (tra cui la Fondazione ISI di Torino). Tra i partner del progetto ci sono anche Vodafone e Bending Spoons, la software house con cui collabora Luca Foresti del Centro Medico Santagostino. Queste due ultime realtà, insieme a Jakala, hanno progettato l’app italiana Immuni.

Per la vicepresidente della Commissione Ue, Margrethe Vestager, ora “gli Stati membri hanno le linee guida per sviluppare applicazioni utili nel rispetto della privacy”. Ma, nonostante gli appelli di Bruxelles a un approccio comune e il ‘no’ alla geo-localizzazione, ogni Paese Ue procede con i suoi standard e alcuni  (Cipro, Finlandia e Repubblica Ceca) utilizzano comunque il Gps.

Ecco i principali:

  • ITALIA. Il governo ha scelto Immuni: risponde ai criteri fissati dall’Europa su volontarietà, anonimato e uso della tecnologia Bluetooth. L’app è sviluppata dalla società di software milanese Bending Spoons. Con il sistema di tracciamento con la pseudonimizzazione dei dati identificativi, ha spiegato il garante per la protezione dei dati personali, Antonello Soro, ogni 15 minuti il bluetooth rilascia un codice alfanumerico. Questa sequenza di codici resta immagazzinata su ogni singolo telefonino. Viene decodificata solo quando si individua un positivo e allora occorre ricostruire la catena epidemiologica dei suoi contatti, che si ricostruisce incrociando tutti i codici identificativi (e anonimi) che nell’ultimo periodo sono entrati in contatto con la persona infetta. A quel punto sulla app del potenziale contagiato comparirà un avviso che segnala il rischio. Per step successivi arriverà ad essere strumento costruito intorno al diario sanitario di chi la userà, sarà non solo alert ma anche per le politiche sanitarie da remoto. I contagiati e i loro contatti stretti potranno colloquiare col sistema nazionale da remoto. La app è stata ceduta gratuitamente allo Stato.
  • FRANCIA. L’applicazione StopCovid, sviluppata nell’ambito del progetto europeo (PEPP-PT) realizzata in collaborazione con la Germania, deve essere pronta per il parere del parlamento entro l’11 maggio, data prevista per la fine della quarantena. Progettata per informare l’utente se è venuto in contatto con una persona contagiata, si basa sul Bluetooth. E’ però feroce il dibattito fra governo e un’opposizione che non vuole cedere sul piano delle libertà individuali. Tutti gli scienziati, all’infuori di uno che si pronuncia per l’obbligatorietà, propendono per una app da installare sullo smartphone su base facoltativa.
  • GERMANIA. Come la Francia, è al lavoro su un’app volontaria e basata sul Bluetooth, nell’ambito del progetto Pepp-Pt.
  • SPAGNA. Si sta unendo al Pepp-Pt. “Stiamo puntando su un’unica app europea. È solo attraverso l’interoperabilità tra i paesi che saremo in grado di garantire la tracciabilità con lo scambio di dati anonimi per combattere Covid-19 “, ha dichiarato il Segretario di Stato per il Digitale, Carme Artigas.
  • AUSTRIA. Ispirandosi a TraceTogether, sperimentata da Singapore e basata sul Bluetooth, ha optato per un’app volontata chiamata ‘Stop Corona’ che, sotto l’egida della Croce Rossa, tramite Google Nearby (con archiviazione dei dati negli Stati Uniti) stima la distanza tra due dispositivi.
  • CIPRO. Ha adottato SafePaths, sviluppata dal MIT, che utilizza la geo-localizzazione per determinare i contatti tra le persone.
  • REPUBBLICA CECA. ‘Smart Quarantine’, ancora in fase pilota ma già approvata dal ministero della Salute, disegna tramite geo-localizzazione e i movimenti delle carte di credito ‘mappe di memoria’ con i luoghi in cui un individuo ha trascorso il suo tempo negli ultimi 5 giorni per risalire ai contatti avuti.
  • FINLANDIA. Ha scelto la geo-localizzazione.
  • IRLANDA. Tramite l’app in sperimentazione, i cittadini possono controllare i sintomi, ricevere assistenza e inviare i propri dati anonimi per contribuire a creare modelli del contagio.
  • PAESI BASSI. Il governo ha lanciato un bando di gara per le aziende olandesi.
  • POLONIA. La controversa ‘Home Quarantine’ si avvale di selfie e Bluetooth per vigilare sul rispetto della quarantena e informare i cittadini in caso di contagio. La volontarietà è preservata solo in apparenza: per chi non la scarica, il controllo del rispetto della quarantena è effettuato direttamente a casa dalla polizia. Comprende assistenza medica e un diario auto-diagnostico dei sintomi.
  • PORTOGALLO e REGNO UNITO. Considerano un’app per il controllo dei sintomi collegata al sistema sanitario nazionale.