Clima, danni irreversibili ma si può ancora intervenire

Ultima chiamata dalla scienza sul clima e sul futuro della Terra. La concentrazione di anidride carbonica nell'aria non è mai stata così alta in due milioni di anni, ed è inequivocabile che la responsabilità è l'attività dell'uomo. Tanta Co2 è all'origine del riscaldamento globale dell'atmosfera, della terra e degli oceani e provoca già catastrofi naturali, da alluvioni a siccità, da incendi allo scioglimento dei ghiacciai e della calotta polare come stiamo assistendo in varie parti del mondo. Ormai, nessuna area del Pianeta è esclusa.

Tutti i più importanti indicatori del sistema climatico (atmosfera, oceani, ghiacci) stanno cambiando a una velocità mai osservata negli ultimi secoli e millenni, alcuni fenomeni già in atto sono irreversibili come l'innalzamento dei mari, che è avvenuto a una velocità mai vista negli ultimi 3.000 anni. Ma nulla è perduto.

Gli ultimi aggiornamenti diffusi dalla principale autorità mondiale in materia di scienze del clima (il gruppo intergovernativo di esperti in cambiamenti climatici - Ipcc) sono contenuti nel rapporto "Cambiamenti climatici 2021 - Le basi fisico-scientifiche", primo dei tre volumi che andranno a formare il Sesto rapporto di valutazione che sarà pubblicato nel 2022. Arrivano a distanza di 8 anni dal precedente studio, sono stati approvati dai 195 governi dell'Onu e indicano la strada per frenare la febbre della Terra. Solo forti riduzioni rapide (entro 10 anni) e su larga scala dei gas serra (Co2, metano e biossido di azoto) limiterebbero l'aumento medio della temperatura entro 1,5-2 gradi al 2100, come indicato dagli Accordi di Parigi sul clima del 2015, dicono gli esperti. Diversamente, questo obiettivo sarà fuori da ogni portata, facendo aumentare il rischio di eventi meteo estremi. Le attività umane sono responsabili di circa 1,1 gradi di riscaldamento rispetto al periodo 1850-1900. Ed è probabile che
già nei prossimi due decenni le temperature aumenteranno di oltre 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali; con +2 gradi, gli estremi di calore raggiungerebbero più spesso soglie di tolleranza critiche per l'agricoltura e la salute.

Il rapporto delinea cinque scenari a partire dal 2015 ma in tutti si stima che la temperatura superficiale globale continuerà ad aumentare almeno fino alla metà del secolo. Per le aree costiere ci si attende un continuo aumento del livello del mare per tutto il XXI secolo, ormai ogni anno, con inondazioni più frequenti e gravi ed erosione delle coste. Foreste, suoli e oceani - definiti i serbatoi di anidride carbonica - dal 1960 hanno assorbito il 56% della Co2 emessa nell'atmosfera ma si stanno esaurendo e entro il 2100 non riusciranno ad assorbire la stessa quantità di gas serra prodotti finora.

"L'odierno Rapporto è un codice rosso per l'umanità" e "deve suonare una campana a morto per il carbone e i combustibili fossili, prima che distruggano il nostro pianeta" ha rilevato il Segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres. Ma Greta Thunberg, l'attivista svedese con milioni di follower ormai maggiorenne rispetto agli inizi della sua battaglia, gela tutti: "Il nuovo rapporto dell'Ipcc non contiene vere sorprese. Conferma ciò che già sappiamo da migliaia di studi: che siamo in una situazione di emergenza. Possiamo ancora evitare le peggiori
conseguenze, ma non se continuiamo come oggi, e non senza trattare la crisi come una crisi". Un appello che arriva anche da tante associazioni, e fra tutte la voce di Kristina Dahl dell'Union of concerned scientist sintetizza la ragione dei ritardi nell'azione: "La continua esitazione nell'affrontare il cambiamento climatico non riguarda più la mancanza di prove scientifiche, ma piuttosto la mancanza di volontà politica". Greenpeace osserva che questa "è l'ultima generazione di leader mondiali che può permettersi di ignorare la crisi climatica" e avverte che "porteremo con noi in tribunale" questo Rapporto sulla scorta della "recente vittoria della società civile contro la Shell". Il G20 di ottobre a Roma e la Conferenza mondiale sul clima (Cop26) di novembre a Glasgow saranno l'ennesimo banco di prova degli impegni dei big mondiali.

I TARGET E I NUMERI - L'obiettivo principe per frenare il riscaldamento globale e limitare eventi meteo estremi è fissato dall'Accordo di Parigi sul clima del 2015: limitare entro 2 gradi centigradi - meglio se 1,5 - l'aumento medio delle temperature entro la fine del secolo rispetto ai livelli pre-industriali (1880). Per farlo la comunità scientifica ha indicato che bisogna raggiungere lo zero netto di emissioni entro il 2050. Al momento, emettiamo 40 miliardi di tonnellate di gas serra all'anno e siamo sulla traiettoria di un aumento medio della temperatura di 3,3 gradi centigradi rispetto ai livelli del 1880, ricorda lo scienziato Sandro Fuzzi, dell'Isac Cnr, uno degli autori principali del Working group I del panel di esperti dell'Onu. Il rapporto dell'Ipcc dice che nel periodo 1850-2019, sono state emesse 2.400 gigatonnellate (miliardi di tonnellate) di carbonio di origine antropica, aggiunge Fuzzi. Se si vuole rimanere entro 1,5 gradi ne rimangono a disposizione 400-500 miliardi che si possono emettere fino al 2050, momento in cui si vuole raggiungere zero emissioni.

In un altro dei 5 scenari indicati dal rapporto dell'Ipcc, se si vuole rimanere entro 2 gradi di aumento medio della temperatura entro fine secolo ci sono a disposizione da 1.150 a 1.350 miliardi di tonnellate di carbonio. Come fare (con quanta energia rinnovabile, con quanta
riduzione nella mobilità inquinante, con quanta efficienza energetica ed altri interventi) è il tema del terzo volume del VI Rapporto di Valutazione dell'Ipcc.

Alla Cop21 di Parigi fu deciso che ogni Paese avrebbe dovuto comunicare il proprio "contributo determinato a livello nazionale" (Indc-Intended Nationally Determined Contribution) con l'obbligo di perseguire misure domestiche per la sua attuazione. Ogni aggiornamento dell'impegno (da comunicare ogni cinque anni) dovrà costituire un avanzamento rispetto allo sforzo precedente. Alla Cop26 di Glasgow a novembre sono attesi questi aggiornamenti.

L'Unione europea, nel nuovo pacchetto clima 'Fit for 55' ha indicato di ridurre le emissioni nette di gas serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. I settori dell'industria e dell'energia coperti dal mercato Ue del carbonio (Ets) dovranno aumentare lo sforzo di riduzione delle emissioni di Co2 entro il 2030 dal 43 al 61% rispetto al 2005. Previsto il rimboschimento con 3 miliardi di alberi piantati entro il 2030 e stop alla vendita di auto a benzina e diesel dal 2035. Rinforzati gli obiettivi di riduzione delle emissioni per agricoltura, trasporti ed edifici: passeranno dal 29% previsto oggi al 40%. Per l'Italia, il target sale dal 33 al 43,7%. Sollecitazioni arrivano all'Italia affinchè vari un Piano nazionale integrato energia e clima (Pniec) più ambizioso, con una riduzione delle emissioni climalteranti di almeno il 65% entro il 2030 e un piano per l'adattamento climatico di cui ancora è sprovvista.

 

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